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Short story

L'estate dei bergamotti

A teenager from Bologna is sent to spend the summer on his uncle's farm near Reggio Calabria, and expects the worst holiday of his life.

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Words to know (12)
  • il debito (scolastico) · failed subject to retake
  • l'azienda agricola · farm (business)
  • il bergamotto · bergamot (citrus fruit)
  • il furgone · van
  • la cassa · crate
  • il campo (del telefono) · phone signal
  • l'agrume · citrus fruit
  • la buccia · peel, skin
  • ricavare · to extract, obtain
  • lo Stretto · the Strait (of Messina)
  • l'esame di recupero · make-up exam
  • l'agronomo · agronomist

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Quell'estate avevo sedici anni e avevo appena preso tre a scuola: matematica, latino e inglese. I miei genitori erano furiosi. “Basta vacanze al mare con gli amici”, ha detto mio padre. “Quest'estate vai dallo zio Totò, in Calabria. Lavori in campagna e la sera studi.” Ho protestato per una settimana. Non è servito a niente.

Lo zio Totò era il fratello di mia madre. Aveva una piccola azienda vicino a Reggio Calabria, a pochi chilometri dal mare, dove coltivava Io non sapevo nemmeno cosa fossero, i Quando sono sceso dal treno, dopo dieci ore di viaggio da Bologna, lo zio mi aspettava con un vecchio pieno di vuote. Mi ha abbracciato fortissimo e ha detto: “Domani sveglia alle cinque.”

Le prime settimane sono state terribili. Faceva un caldo che non avevo mai sentito. Mi alzavo all'alba, lavoravo nei campi fino a mezzogiorno, pulivo le piante, sistemavo i tubi dell'acqua. Il pomeriggio dormivo come un sasso. La sera la zia Rosetta mi metteva davanti ai libri di latino, e io mi ci addormentavo sopra. Non c'era quasi per il telefono. Mi sentivo in prigione.

Poi, piano piano, qualcosa è cambiato. Ho scoperto che il è un che cresce bene quasi soltanto su quella costa, e che dalla sua si un'essenza usata nei profumi più famosi del mondo e nel tè. Lo zio mi ha insegnato a riconoscere le piante malate, a capire quando il frutto è pronto. Mi parlava come a un adulto, non come a un ragazzino da punire.

Un pomeriggio, mentre lavoravamo, lo zio mi ha chiesto di aiutarlo a fare i conti dell'azienda: quante quanti chili, quanti euro. Erano conti semplici, ma io, che a scuola odiavo la matematica, mi sono accorto che li facevo volentieri. “Vedi?”, ha detto lo zio. “La matematica non è difficile. È solo che a scuola non ti dicono a che cosa serve.” Da quel giorno, la sera, abbiamo cominciato a studiare insieme.

Ad agosto è arrivato mio cugino Domenico dall'Australia, dove la famiglia era emigrata negli anni Settanta. Parlava solo inglese e un po' di dialetto calabrese. Per farmi capire, ho dovuto tirare fuori tutto l'inglese che sapevo. Abbiamo passato le serate in spiaggia, a guardare le luci della Sicilia dall'altra parte dello parlando in una lingua tutta nostra, metà inglese e metà gesti.

A settembre ho passato tutti e tre gli esami di Mio padre non ci credeva. Ma la cosa più strana è un'altra. Quando è finita l'estate e lo zio mi ha riaccompagnato alla stazione, ho pianto. Oggi ho trent'anni e faccio E ogni estate, a luglio, prendo il treno per Reggio Calabria. Lo zio Totò è vecchio, ormai. Adesso sono io che mi alzo alle cinque.

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1. Why was the narrator sent to Calabria?

2. What is bergamot essence used for, according to the story?

3. What did the uncle say about mathematics?

4. What does the narrator do today?