Short story
Lo sciopero
A train strike in Rome forces two strangers with very different lives to share a taxi, and then a car, all the way to Florence.
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Words to know (11)
- il tabellone · departures board
- lo sciopero · strike
- la biglietteria · ticket office
- agitato · worked up, anxious
- affrontare · to face, tackle
- il noleggio · rental, hire
- l'utilitaria · small car
- la patente · driving licence
- la casa editrice · publishing house
- il cofano · bonnet, hood (of a car)
- dedicare · to dedicate
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Alla stazione Termini, quel venerdì mattina, il era pieno di scritte rosse: “Cancellato”. C'era lo nazionale dei treni, e Federica non l'aveva saputo. Aveva un appuntamento importante a Firenze alle tre del pomeriggio: doveva firmare il contratto per il suo primo appartamento. Se non fosse arrivata, l'agenzia avrebbe dato la casa a qualcun altro.
Davanti alla c'era una fila lunghissima. Accanto a lei, un signore con la barba bianca e una chitarra sulle spalle parlava al telefono, “No, non ci sono treni. Lo so che il concerto è stasera. Trovo una soluzione, te lo prometto.” Quando ha chiuso la telefonata, Federica gli ha chiesto: “Scusi, anche lei deve andare a Firenze?”
Si chiamava Ernesto, era un musicista di sessantotto anni e quella sera doveva suonare in un piccolo teatro di Oltrarno. Hanno deciso di il problema insieme. Hanno provato con gli autobus: tutti pieni. Hanno provato con il car sharing: nessuna macchina libera. Alla fine hanno preso un taxi fino all'aeroporto di Fiumicino, dove c'erano le agenzie di auto.
All'aeroporto c'era rimasta una sola macchina: una piccola verde, con il cambio manuale. “Io non ho la ha confessato Ernesto. “L'ho persa negli anni Novanta e non l'ho mai più rifatta.” Federica ha sospirato. “Allora guido io. Ma la musica la sceglie lei.”
Il viaggio sull'autostrada è durato quasi quattro ore, per colpa del traffico. Ernesto ha raccontato della sua vita: i concerti in tutta Europa negli anni Settanta, il successo, poi gli anni difficili, quando nessuno lo chiamava più. Federica ha raccontato del suo lavoro in una casa e della paura di lasciare Roma, la sua famiglia, i suoi amici. “È normale avere paura”, le ha detto lui. “Se non ce l'hai, vuol dire che la cosa non è importante.”
Sono arrivati a Firenze alle due e cinquanta. Federica è corsa all'agenzia e ha firmato il contratto con le mani che le tremavano. Quando è uscita, Ernesto l'aspettava fuori, seduto sul della macchina, con due biglietti in mano. “Per il concerto di stasera. Uno è per te. Il secondo è per chi vuoi: così cominci a conoscere qualcuno in questa città.”
Quella sera, nel piccolo teatro pieno di gente, Ernesto ha suonato per due ore. Prima dell'ultima canzone ha detto al microfono: “Questa la a una ragazza che oggi ha guidato quattro ore per una casa. Benvenuta a Firenze.” Federica ha applaudito più forte di tutti. Accanto a lei, con il secondo biglietto, c'era la sua nuova vicina di casa, conosciuta sulle scale due ore prima.
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1. Why did Federica need to be in Florence by three o'clock?
2. Why did Federica drive the car?
3. What does Ernesto say about fear?
4. Who went to the concert with Federica?