Deep End
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Short story

Cena con lo sconosciuto

In Bologna, a widowed woman reserves a table for two every Friday at the same trattoria, and one evening a stranger asks if the empty chair is free.

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Words to know (11)
  • a dirotto · heavily (rain)
  • la valigetta · briefcase
  • precipitarsi · to rush
  • indecifrabile · unreadable
  • il fidanzamento · engagement
  • la dedica · dedication (in a book)
  • impallidire · to turn pale
  • la grafia · handwriting
  • il rigattiere · second-hand dealer
  • il tipografo · printer, typesetter
  • la mania · obsession

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Ogni venerdì sera, da tre anni, la signora Elvira Mazzoni prenotava un tavolo per due alla trattoria del Pellegrino, in una strada laterale vicino a piazza Santo Stefano, a Bologna. Arrivava alle otto in punto, si sedeva al tavolo d'angolo, ordinava i tortellini in brodo, un bicchiere di Sangiovese e, per l'altro posto, nulla. La sedia di fronte a lei restava vuota. I camerieri, che conoscevano la sua storia, non chiedevano più niente. Suo marito Ettore era morto tre anni prima, e quella era stata la loro trattoria per quarantun anni.

Quel venerdì di novembre, però, il locale era pieno. Fuori pioveva a e un uomo sulla sessantina, con l'impermeabile bagnato e una in mano, chiese al proprietario se ci fosse un tavolo libero. Non ce n'erano. L'uomo stava per andarsene quando notò la sedia vuota davanti alla signora Elvira. Si avvicinò, imbarazzato. “Mi scusi, signora, so che è una richiesta strana. Aspetta qualcuno? Altrimenti, le dispiacerebbe se mi sedessi qui? Le prometto che non la disturberò.”

Il proprietario si per spiegargli la situazione, ma la signora Elvira lo fermò con un gesto. Guardò l'uomo per qualche secondo, con un'espressione Poi disse: “Si sieda pure. Mio marito non verrà.” L'uomo si sedette, ringraziò e, fedele alla promessa, aprì un libro. Per i primi venti minuti nessuno dei due parlò.

Fu il libro a rompere il silenzio. Era un vecchio romanzo di un autore emiliano dell'Ottocento, con la copertina rovinata. La signora Elvira lo riconobbe subito: era lo stesso che suo marito le aveva regalato il giorno del loro Glielo disse. L'uomo alzò gli occhi, sorpreso, e le raccontò che l'aveva trovato quel pomeriggio in una bancarella sotto il portico del Pavaglione, e che l'aveva comprato perché sulla prima pagina c'era una che l'aveva commosso. Aprì il libro e glielo mostrò.

La signora Elvira La scritta con una che conosceva meglio della propria, diceva: “A Elvira, che legga questo libro quando io non ci sarò più, e si ricordi che ogni venerdì è nostro. Ettore, 1979.” Dopo la morte del marito, sua nipote aveva fatto pulizia nella libreria e aveva portato decine di libri a un La signora non si era mai accorta che quello mancasse.

L'uomo, che si chiamava Giorgio ed era un ingegnere di Verona a Bologna per lavoro, chiuse il libro e glielo porse senza esitare. Lei lo prese tra le mani tremanti. Poi, invece di piangere, cosa che Giorgio si aspettava, rise. Rise a lungo, una risata sincera, che fece voltare mezzo locale. “Quarantun anni di venerdì”, disse alla fine, asciugandosi gli occhi, “e anche adesso trova il modo di farmi una sorpresa.”

Quella sera parlarono fino alla chiusura. Lei gli raccontò di Ettore, che faceva il e aveva la dei libri vecchi. Lui le raccontò della moglie, da cui si era separato da poco, e dei figli che non lo chiamavano mai. Quando uscirono, aveva smesso di piovere. Si salutarono sotto il portico, con una stretta di mano. Il venerdì successivo, alle otto in punto, la signora Elvira si sedette al solito tavolo d'angolo e ordinò, per la prima volta in tre anni, due porzioni di tortellini. Giorgio arrivò alle otto e cinque, scusandosi per il ritardo.

Comprehension check

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1. Why did signora Elvira book a table for two every Friday?

2. How did Giorgio get the book?

3. How had the book left Elvira's house?

4. What changed the following Friday?