Reportage
I custodi dei paesi vuoti
A report from a mountain village in Molise where the population has fallen from two thousand to ninety, and from the few people who chose to stay.
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Words to know (11)
- l'anagrafe · registry office (population records)
- la serranda · roller shutter
- le aree interne · inland areas (remote rural Italy)
- all'occorrenza · when needed
- a distanza · remotely
- prendersi cura · to take care
- parrocchiale · parish (adjective)
- diffidare · to distrust
- ricoprire una carica · to hold an office
- il capoluogo · provincial capital
- il finanziamento · funding
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Per arrivare a San Vito, un paese dell'Appennino molisano, bisogna lasciare la statale e percorrere dodici chilometri di curve tra boschi di querce e campi abbandonati. Il cartello all'ingresso è arrugginito, e la prima cosa che colpisce, scendendo dalla macchina, è il silenzio. Non quello della campagna, pieno di uccelli e di vento, ma un silenzio diverso, fatto di finestre chiuse e di porte che nessuno apre da anni.
All'inizio del Novecento San Vito contava più di duemila abitanti. Oggi, secondo comunale, ne restano novanta, e l'età media supera i settant'anni. La scuola è stata chiusa nel 1994, l'ufficio postale nel 2011. L'ultimo negozio di alimentari ha abbassato la due inverni fa. Una storia simile a quella di centinaia di borghi delle aree italiane, svuotati prima dall'emigrazione verso l'America e il Nord Europa, poi dalla fuga dei giovani verso le città.
Eppure qualcuno è rimasto. E qualcuno, sorprendentemente, è arrivato. Giuseppina, settantotto anni, gestisce l'unico bar del paese, che è anche tabaccheria, edicola e, ufficio informazioni. “Se chiudo io, chiude il paese”, dice, sistemando sul bancone le tazzine che lava a mano. “Qui vengono a prendere il caffè, ma soprattutto vengono a vedere se gli altri sono ancora vivi.” Lo dice ridendo, ma non scherza del tutto: è lei che, se un cliente abituale non si presenta per due giorni, va a bussare alla sua porta.
A pochi passi dal bar, in una casa ristrutturata con le pietre originali, abitano Elena e Tommaso, trentacinque anni lei, trentotto lui, arrivati da Roma tre anni fa. Lei è un'illustratrice, lui un programmatore; lavorano entrambi a “Abbiamo scelto San Vito perché ci serviva tempo, e qui il tempo c'è”, spiega Elena. “Ma non volevamo essere turisti permanenti. Se si viene a vivere in un posto così, bisogna cura.” Da quando sono arrivati, hanno organizzato un piccolo festival estivo di musica, riaperto la biblioteca e convinto il Comune a installare la fibra ottica.
Non tutti, in paese, hanno accolto i nuovi arrivati con entusiasmo. Alcuni anziani di chi viene dalla città, temono che le loro case vengano trasformate in seconde case per le vacanze, abitate due settimane all'anno. Il sindaco, un ex insegnante che la quasi gratuitamente, riconosce il rischio. “Non ci serve un paese-cartolina”, afferma. “Ci servono persone che restino d'inverno, che mandino i figli a scuola, che paghino le tasse qui. Altrimenti salviamo le pietre, ma perdiamo la comunità.”
Il problema, ammette, è che senza servizi nessuno resta. Il medico di base viene due volte alla settimana, l'ospedale più vicino è a quaranta minuti, e l'autobus per il passa una volta al giorno. Il governo ha previsto fondi specifici per le aree ma i piccoli comuni spesso non hanno nemmeno il personale per scrivere i progetti necessari a ottenerli.
Al tramonto, sulla piazza, Giuseppina chiude il bar e si siede sulla panchina accanto alla fontana. Arrivano altri anziani, poi Elena con un sacchetto di pomodori del suo orto. Si parla del tempo, della raccolta delle olive, del festival. A gennaio dovrebbe nascere il primo bambino di San Vito da quindici anni. Per un paese di novanta persone, è una notizia che vale più di qualsiasi
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1. How has San Vito's population changed?
2. What does Giuseppina do if a regular customer doesn't come for two days?
3. What risk does the mayor want to avoid?
4. Why is the expected birth in January so important?