Short story
Il ristorante vuoto
During a long winter of empty tables, a trattoria owner in Rome's Testaccio district finds a new reason to keep the kitchen open.
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Words to know (11)
- soffuso · soft, dim (light)
- feriale · weekday (adjective)
- a quadretti · checked (pattern)
- la saracinesca · rolling shutter
- conoscere di vista · to know by sight
- la contabilità · bookkeeping, accounts
- il commercialista · accountant
- la troupe · film/TV crew
- la lavagna · blackboard (menu board)
- il cassettino · small drawer
- la polpetta · meatball
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La trattoria Da Franca aveva resistito a tutto: alla guerra, a due alluvioni del Tevere, alla moda del sushi e a tre generazioni di critici gastronomici. Ma quell'inverno, per la prima volta in settant'anni, Stefano Pellegrini, nipote della fondatrice, cominciò a pensare seriamente di chiudere. Nel quartiere avevano aperto locali alla moda, con luci e menù scritti in inglese, e i turisti preferivano quelli. Le sere nella sala dai muri gialli e dalle tovaglie a si contavano sulle dita di una mano i clienti.
Una sera di gennaio, mentre stava per abbassare la si presentò alla porta un anziano signore con il bastone. Stefano lo conosceva di abitava nel palazzo di fronte e un tempo veniva a cena ogni sabato con la moglie. “È ancora aperto?”, chiese l'uomo. “Per lei sì”, rispose Stefano, anche se la cucina era già pulita. Gli preparò una carbonara e si sedette al suo tavolo, perché non c'era nessun altro con cui parlare.
Il signore si chiamava Augusto, aveva ottantotto anni ed era rimasto vedovo da sei mesi. Raccontò che da allora non aveva più cucinato niente di caldo: mangiava pane e formaggio, o i biscotti che gli portava la vicina. Non perché non sapesse cucinare, ma perché, disse, “cucinare per uno solo è come parlare da soli”. Mentre l'ascoltava, Stefano pensò a quante persone, nei palazzi del quartiere, vivessero nello stesso modo.
La settimana dopo appese in vetrina un cartello scritto a mano: “Chi è solo e ha più di settantacinque anni, il martedì mangia qui. Paga quello che può.” Sua madre, che teneva ancora la gli disse che era impazzito. Il fu meno gentile. Ma il primo martedì si presentarono sette persone. Il secondo, quattordici. Al terzo, Stefano dovette aggiungere due tavoli e chiedere aiuto a un cugino.
Accadde poi una cosa che nessuno aveva previsto. I figli e i nipoti di quegli anziani, venendo a sapere dove andavano i loro genitori il martedì, cominciarono a passare da Da Franca per ringraziare, e spesso si fermavano a cena. Qualcuno scrisse un post su internet, che venne condiviso migliaia di volte. Un giornale locale pubblicò un articolo, poi un telegiornale nazionale mandò una Nel giro di un mese, gli altri giorni della settimana, la trattoria era piena come non lo era stata da anni.
Stefano, però, vuole che sia chiaro che non l'aveva fatto per pubblicità. Quando i giornalisti glielo chiedono, risponde sempre allo stesso modo: “Se avessi voluto farmi pubblicità, avrei pagato un'agenzia. Ho soltanto cucinato per chi non aveva più nessuno per cui cucinare.” Il martedì dei nonni, come ormai lo chiamano tutti, continua. Il in cui gli anziani lasciano quello che possono contiene ogni settimana qualche moneta, qualche biglietto da cinque euro e, a volte, un disegno di un nipote.
Augusto è ancora il primo ad arrivare. Si siede sempre allo stesso tavolo, vicino alla finestra, e prima di ordinare chiede a Stefano come sta. Qualche settimana fa ha portato un quaderno con le ricette di sua moglie e lo ha posato sul bancone. “Le faccia ogni tanto”, ha detto. “Così le mangiamo tutti.” Da allora, sulla dei piatti del giorno, accanto alla carbonara e all'amatriciana, c'è una voce nuova: “Le di Ines”.
Comprehension check
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1. Why was Stefano thinking of closing the trattoria?
2. Why had Augusto stopped cooking hot meals?
3. What did the sign in the window offer?
4. What new dish appears on the board at the end?