Opinion column
Il bar sotto casa
A columnist defends the humble neighbourhood bar as Italy's last true public square, and worries about its slow disappearance.
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Words to know (11)
- la frazione · fraction
- consumare · to have (food or drink)
- frettoloso · hurried
- il vigile urbano · municipal police officer
- multare · to fine
- la bolla · bubble
- l'idraulico · plumber
- il margine · profit margin
- l'agenzia di scommesse · betting shop
- a tavolino · on paper, in theory
- da asporto · takeaway
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Ogni mattina, alle sette e venti, entro nel bar sotto casa e non ho bisogno di ordinare. Il barista, che si chiama Massimo e che conosco da quindici anni, vede la mia faccia, valuta in una di secondo il mio grado di stanchezza e decide se servirmi un caffè normale o un doppio. Non sbaglia quasi mai. Dubito che esista un algoritmo, per quanto sofisticato, capace di fare altrettanto.
Chi viene dall'estero si stupisce spesso del bar italiano. Si aspetta un locale dove sedersi con calma, magari con il computer, e trova invece un bancone affollato dove si in piedi, in due minuti, pagando prima alla cassa e mostrando poi lo scontrino. Sembra un rito quasi brutale. In realtà è una delle istituzioni sociali più raffinate che l'Italia abbia prodotto.
Al bancone, infatti, si incontrano persone che altrimenti non si parlerebbero mai. L'avvocato e il muratore, la studentessa e il pensionato, il urbano e il ragazzo che lui ha appena Per due minuti condividono lo stesso spazio, commentano la partita, si lamentano del governo e del tempo, si informano sulla salute di un conoscente comune. Non diventano amici, ma si riconoscono. E in una società sempre più divisa in riconoscersi non è poco.
Il bar, poi, svolge funzioni che nessun ufficio pubblico ha mai previsto. È il posto dove si lasciano le chiavi per dove si chiede chi affitta un appartamento, dove si viene a sapere che la signora del terzo piano è in ospedale. Il barista è, a seconda dei casi, confessore, postino, consulente immobiliare e assistente sociale. Non viene pagato per nessuna di queste attività, ma le svolge con una competenza che farebbe invidia a molti professionisti.
Eppure il bar sotto casa è in pericolo. Gli affitti nei centri storici sono aumentati, i sul caffè, che in molte città costa ancora poco più di un euro, sono ridicoli, e le grandi catene internazionali offrono bevande dai nomi impronunciabili a prezzi che, fino a qualche anno fa, sarebbero sembrati uno scherzo. Ogni anno chiudono migliaia di bar, e al loro posto aprono negozi di telefonia, agenzie di o, nei quartieri più turistici, l'ennesimo locale per la colazione all'americana.
Non voglio fare il nostalgico. Le città cambiano, ed è giusto che sia così. Ma vorrei che, prima di lasciar morire il bar sotto casa, ci chiedessimo che cosa perdiamo. Non perdiamo soltanto un caffè: perdiamo un luogo in cui il quartiere si guarda in faccia ogni mattina. Se qualcuno avesse progettato a uno strumento per combattere la solitudine urbana, difficilmente avrebbe inventato qualcosa di più efficace e meno costoso.
Per questo, da qualche tempo, mi sono imposto una piccola regola. Niente capsule a casa, niente caffè da nei bicchieri di carta. Ogni mattina scendo, entro, saluto. Non cambierò il mondo, lo so. Ma finché Massimo terrà aperta la sua serranda, io sarò al bancone alle sette e venti, a lasciarmi leggere in faccia la stanchezza della giornata.
Comprehension check
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1. What does Massimo the barista decide every morning?
2. According to the writer, what is the social value of the bar counter?
3. Which is NOT given as a reason why bars are in danger?
4. What personal rule has the writer adopted?