Travel writing
La Transiberiana d'Italia
A winter journey on a historic train through the snowy highlands of Abruzzo and Molise, on a line saved from abandonment.
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Words to know (11)
- l'altopiano · plateau, highland
- la quota · altitude
- terso · clear (sky)
- pungente · biting (cold)
- sbuffare · to puff, snort
- il tornante · hairpin bend
- il faggio · beech tree
- il vin brulé · mulled wine
- casereccio · homemade, rustic
- lo spiedino · skewer
- raffermo · stale (bread)
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Quando un amico mi ha proposto di prendere “la Transiberiana d'Italia”, ho pensato a uno scherzo. Poi mi ha spiegato che si tratta della ferrovia che da Sulmona, in Abruzzo, sale verso Castel di Sangro attraverso gli dell'Appennino, superando i milleduecento metri di Una linea costruita alla fine dell'Ottocento, considerata un capolavoro di ingegneria, poi chiusa al traffico ordinario perché troppo poco utilizzata. E riportata in vita, da qualche anno, come treno storico per i viaggiatori curiosi.
Siamo partiti da Sulmona in una mattina di gennaio, con il cielo e un freddo Il treno era composto da vecchie carrozze “centoporte” degli anni Trenta, con i sedili di legno, le lampade d'ottone e le finestre che si abbassano a mano. A trainarle, una locomotiva diesel d'epoca che come un animale paziente. A bordo c'erano famiglie con bambini, coppie di pensionati, fotografi carichi di obiettivi e un gruppo di ragazzi di Pescara che si erano portati una chitarra.
Appena lasciata la valle, il treno ha cominciato ad arrampicarsi. La linea sale con curve strettissime, gallerie e viadotti che si affacciano sul vuoto; a ogni il paesaggio cambia. Prima i campi coltivati e i paesi arroccati sulle colline, poi i boschi di carichi di neve, infine una distesa bianca e immensa, senza alberi, dove l'orizzonte sembra lontanissimo. È lì, osservando quella pianura gelata sotto un cielo enorme, che si capisce il soprannome della ferrovia. Per un attimo, davvero, sembra di essere in Siberia.
Il treno si ferma in piccole stazioni, alcune delle quali sono rimaste chiuse per anni. A ogni fermata gli abitanti dei paesi vicini organizzano qualcosa per i viaggiatori. A Campo di Giove ci aspettavano con vin e dolci di ricotta; a Palena una banda musicale suonava sul marciapiede, con i musicisti avvolti in mantelli di lana. Una signora ci ha offerto delle fette di pane con l'olio nuovo, spiegandoci che quel treno, per il paese, era molto più di un'attrazione turistica. “Quando passava ogni giorno, ci portava i medici, il postino, i giornali. Poi è sparito, e con lui sono spariti anche i giovani.”
La sosta più lunga è stata a Roccaraso, nota località sciistica, dove abbiamo avuto due ore per pranzare. Ho rinunciato alle piste e mi sono fatto consigliare una trattoria dove servivano arrosticini, i piccoli di carne di pecora tipici dell'Abruzzo, e una zuppa di legumi con il pane Il proprietario, saputo che venivamo con il treno storico, ci ha raccontato di quando, da bambino, lo prendeva per andare a scuola a Sulmona. “Si partiva con il buio, si arrivava con il buio. Ma era il nostro collegamento con il mondo.”
Il viaggio di ritorno, al tramonto, è stato forse il momento più bello. La neve si colorava di rosa e poi di viola, le luci dei paesi si accendevano una dopo l'altra lungo le colline, e nella carrozza i ragazzi di Pescara cantavano canzoni popolari abruzzesi che persino i pensionati conoscevano a memoria.
Arrivato a Sulmona, ho pensato che questa ferrovia racconti meglio di qualsiasi libro la storia delle aree interne italiane: costruite con fatica, abbandonate in fretta, e oggi, forse, riscoperte. Non so se il turismo basterà a salvarle. Ma per una giornata, su quelle vecchie carrozze di legno, ho avuto la sensazione che un pezzo di Italia dimenticata fosse tornato a muoversi.
Comprehension check
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1. Why is the railway called "la Transiberiana d'Italia"?
2. What did the woman at the station say the train used to mean for the village?
3. What are "arrosticini"?
4. What does the writer think the railway represents?