Short story
Il campione di briscola
In a village bar near Nuoro, an unbeaten old card player faces a challenger nobody expected: his granddaughter, who learned the game online.
Tap a dotted word for its meaning.
Words to know (11)
- tziu · uncle (Sardinian title of respect for an old man)
- lo sfidante · challenger
- il mazzo · deck (of cards)
- il sopracciglio · eyebrow
- la smorfia · grimace
- prenderci gusto · to get a taste for it
- la tifoseria · group of fans
- trasparire · to show through
- il carico · high-value card (in briscola)
- la presa · trick (in card games)
- il boato · roar (of a crowd)
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Nel bar della piazza di un paese vicino a Nuoro, tutti sapevano chi fosse il campione di briscola. Bachisio, ottantatré anni, non perdeva una partita dal 1987, o almeno così sosteneva lui, e nessuno aveva mai avuto il coraggio di verificare. Ogni pomeriggio, alle quattro, si sedeva al tavolo d'angolo, sotto la fotografia ingiallita della squadra di calcio del paese, e aspettava gli con il di carte già in mano.
La briscola, in quel bar, non era un semplice gioco. Era un rito, con regole scritte e soprattutto non scritte. Si giocava in coppia, e tra compagni ci si scambiavano segnali segreti: un'alzata di per dire che si aveva l'asso, una della bocca per il tre, un colpo di tosse per il re. Ufficialmente era vietato, naturalmente; in pratica lo facevano tutti, e il bello stava proprio nel farlo senza che gli avversari se ne accorgessero. Bachisio, si diceva, sapeva leggere i segnali degli altri come un libro aperto.
Sua nipote Giovanna aveva ventitré anni e studiava Statistica a Cagliari. Durante la pandemia, chiusa in casa, aveva scaricato un'applicazione per giocare a briscola online contro sconosciuti di tutta Italia. Ci aveva preso Aveva cominciato a tenere un foglio di calcolo con le probabilità di ogni carta, a contare quelle già uscite, a studiare le strategie dei giocatori migliori. In due anni aveva giocato più di diecimila partite e si era classificata tra i primi cento giocatori della piattaforma.
Quando tornò in paese per l'estate, una sera, a cena, disse al nonno che avrebbe voluto sfidarlo. Il vecchio la guardò come si guarda un bambino che vuole guidare un camion. “Tu? Con il telefonino?” Al bar la notizia si diffuse in mezz'ora. Il giorno della partita, la piazza era piena come per la festa del santo patrono. Si erano formate due gli anziani, che difendevano l'onore del campione, e i giovani, che per una volta avevano un motivo per entrare nel bar.
Fu una partita lunga e tesa, giocata uno contro uno, al meglio delle cinque mani. Bachisio cercava di leggere la faccia della nipote, come aveva sempre fatto con tutti, ma Giovanna non lasciava nulla: aveva imparato a giocare davanti a uno schermo, dove non c'erano facce da leggere. Lei, invece, contava. Sapeva sempre quali carte restavano nel e calcolava le probabilità di ogni mossa. Dopo quattro mani erano due a due.
All'ultima mano, a tre carte dalla fine, Giovanna si trovò davanti a una scelta difficile. I numeri le dicevano di giocare il l'asso di coppe. Ma guardando il nonno notò una cosa che nessun algoritmo avrebbe potuto notare: le tremava appena il labbro, come quando, da bambina, lui le nascondeva un regalo dietro la schiena. Capì che aveva in mano la briscola più alta. Tenne l'asso, giocò una carta inutile, e vinse la partita all'ultima
Nella piazza ci fu un attimo di silenzio, poi un Bachisio si alzò lentamente, posò le carte sul tavolo e strinse la mano alla nipote, come si fa tra avversari. Poi l'abbracciò e le disse all'orecchio, in sardo, una frase che lei non ha mai voluto ripetere a nessuno. Il giorno dopo, al tavolo d'angolo, si sedettero in due. Adesso giocano in coppia, nonno e nipote, contro chiunque voglia sfidarli. Da allora, raccontano in paese, non hanno ancora perso.
Comprehension check
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1. What were the secret signals between partners used for?
2. How had Giovanna become so good at briscola?
3. Why couldn't Tziu Bachisio read Giovanna's face?
4. What helped Giovanna win the last hand?