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Travel writing

Lungo il Po in bicicletta

A week cycling along the banks of Italy's longest river, from the plains of Lombardy to the delta, through fog, villages and flat silence.

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Words to know (12)
  • l'argine · riverbank embankment, levee
  • la piena · flood (of a river)
  • la cascina · farmhouse (in northern Italy)
  • il fruscio · rustle
  • l'airone · heron
  • il sipario · theatre curtain
  • burbero · gruff
  • la palafitta · stilt house
  • la siccità · drought
  • il relitto · wreck
  • il canneto · reed bed
  • appollaiato · perched

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Il Po è il fiume più lungo d'Italia, eppure è uno dei meno conosciuti dai viaggiatori. Chi va in vacanza in Italia cerca il mare, le montagne, le città d'arte; raramente pensa a questa enorme pianura piatta, attraversata da un fiume lento e color fango. Io stesso, pur essendo cresciuto a pochi chilometri dalle sue rive, non l'avevo mai percorso. Quest'anno ho deciso di rimediare: una settimana in bicicletta, da Pavia fino al delta, quasi quattrocento chilometri seguendo gli

Gli sono la prima sorpresa. Sono lunghe dighe di terra, alte diversi metri, costruite nei secoli per proteggere i campi e i paesi dalle del fiume. In cima a molti di essi corrono strade strette e poco trafficate, perfette per chi pedala. Da lassù si domina il paesaggio: da un lato il fiume, largo e marrone, con le sue isole di sabbia e i boschi di pioppi; dall'altro la campagna, divisa in campi geometrici, con le sparse e i campanili che spuntano all'orizzonte come punti esclamativi.

I primi giorni ho pedalato nella nebbia. Ottobre, sul Po, è il mese delle nebbie, e per ore ho visto soltanto i dieci metri di strada davanti alla mia ruota. Era un'esperienza strana, quasi irreale: niente rumori, niente persone, soltanto il delle foglie e, ogni tanto, il verso di un che si alzava in volo dalla riva. Poi, verso mezzogiorno, il sole bucava la nebbia e il paesaggio appariva all'improvviso, come se qualcuno avesse sollevato un

Le soste nei paesi sono state il cuore del viaggio. A Brescello, nella provincia di Reggio Emilia, ho visitato i luoghi dove furono girati i film di Don Camillo e Peppone, tratti dai racconti di Giovannino Guareschi: la chiesa, la piazza, perfino la statua del prete e quella del sindaco comunista che, nei film, litigavano e si volevano bene. Nelle trattorie lungo la strada ho mangiato tortelli di zucca, salame, culatello e, una sera, una frittura di pesce di fiume servita in un locale costruito su sopra l'acqua.

Ho incontrato anche persone che vivono del fiume e con il fiume. Un vecchio pescatore di Polesine mi ha raccontato la grande alluvione del 1951, quando il Po ruppe gli e allagò un'intera provincia, costringendo decine di migliaia di persone ad abbandonare le loro case. Un giovane barcaiolo, che porta i turisti a vedere gli uccelli nel delta, mi ha detto che negli ultimi anni il problema è diventato l'opposto: la In certe estati il fiume si abbassa così tanto che riaffiorano di barche affondate decenni fa, e l'acqua salata del mare risale per chilometri, rovinando i campi.

L'ultimo giorno sono arrivato nel delta del Po, dove il fiume si divide in diversi rami prima di gettarsi nell'Adriatico. È un paesaggio che non sembra Italia: lagune, valli da pesca, isole di sabbia che cambiano forma ogni anno. Fenicotteri rosa che camminano nell'acqua bassa, cormorani sui pali. Il parco regionale protegge una delle zone umide più importanti d'Europa, e pedalando sugli al tramonto, si ha davvero la sensazione di essere alla fine di qualcosa.

Ho lasciato la bicicletta sulla sabbia e mi sono seduto a guardare il punto in cui il fiume diventa mare. Pensavo all'acqua che avevo seguito per una settimana, partita dalle Alpi e arrivata fin lì attraversando mezza Italia, senza fretta. Mi è venuto in mente che il Po insegna una cosa che noi, spesso, dimentichiamo: che si può arrivare lontano anche andando piano.

Comprehension check

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1. What are the "argini"?

2. What was cycling in the fog like?

3. What problem did the young boatman describe?

4. What lesson does the writer draw from the Po?