Opinion column
Le mani che parlano
A columnist reflects on Italian hand gestures: a joke for foreigners, a source of embarrassment for some Italians, and a language worth taking seriously.
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Words to know (11)
- gesticolare · to gesture
- senza sosta · non-stop
- il luogo comune · cliché, stereotype
- la barzelletta · joke
- il carciofo · artichoke
- squisito · delicious
- l'eredità · legacy, inheritance
- fluente · fluent
- la sobrietà · restraint, sobriety
- fraintendere · to misunderstand
- trattenersi · to hold back
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Qualche anno fa, a una conferenza a Londra, un collega inglese mi disse con un sorriso: “Parlavi così bene che non ho capito una parola, ma ho capito tutto lo stesso.” Aveva ragione. Per tutto il mio intervento, mi fece notare, avevo senza Dita unite a punta, palmi aperti verso il cielo, il pollice e l'indice che tracciavano cerchi nell'aria. Io non me n'ero accorto. Nessun italiano, credo, se ne accorge mai.
Il gesto italiano è diventato un comune, materia per pubblicità e video virali. All'estero ci imitano con la mano a quella con le dita raccolte verso l'alto che significa “ma che cosa vuoi?”, e ridono. Molti italiani, soprattutto quelli che lavorano in contesti internazionali, se ne vergognano un po'. C'è chi, prima di una riunione importante, si siede letteralmente sulle mani per non sembrare troppo “mediterraneo”. Io stesso, per un certo periodo, ci ho provato.
Eppure i gesti non sono un difetto da correggere. Sono una lingua vera e propria, con un vocabolario preciso e condiviso. Alcuni studiosi ne hanno catalogati più di duecentocinquanta di uso comune, e molti hanno una storia antica: alcuni compaiono già nei dipinti e nelle descrizioni di secoli fa. C'è il gesto per dire che una persona è furba, quello per dire che si ha fame, quello per dire “me ne vado”, quello per dire che qualcosa è Con le mani, un italiano può sostenere una conversazione completa da un lato all'altro di una piazza rumorosa, senza dire una parola.
Si discute da tempo sul perché gli italiani tanto. Alcuni ipotizzano che sia dei secoli in cui l'Italia era divisa in decine di stati, con lingue e dialetti diversi, e i gesti servivano a capirsi al mercato o in viaggio. Altri pensano che dipenda dalla vita all'aperto, dalle piazze affollate, dalla necessità di farsi notare nel rumore. Probabilmente nessuna di queste spiegazioni basta da sola. Ma tutte suggeriscono la stessa cosa: il gesto è nato per comunicare meglio, non per fare teatro.
C'è poi un aspetto che mi sembra il più interessante. Diversi studi hanno mostrato che non serve soltanto a chi ascolta, ma anche a chi parla: aiuta a trovare le parole, a organizzare il pensiero, perfino a ricordare. Chi è costretto a tenere le mani ferme parla in modo meno In altre parole, quando un italiano si siede sulle mani per sembrare più serio, rischia di diventare anche meno chiaro.
Non sto dicendo che dovremmo sempre e ovunque. Esistono contesti in cui la è una forma di rispetto, e certi gesti, in certe culture, possono essere o perfino offensivi. Conoscere il codice degli altri fa parte dell'educazione di chi viaggia. Ma un conto è adattarsi, un altro è vergognarsi della propria lingua, perché di lingua si tratta.
Da qualche tempo, quando parlo in pubblico all'estero, ho smesso di Se qualcuno sorride vedendomi agitare le mani, sorrido anch'io. E se alla fine qualcuno mi dice che non ha capito tutte le parole ma ha capito tutto lo stesso, lo prendo come il complimento più bello. In fondo, non è proprio questo lo scopo di chi parla?
Comprehension check
0/4 answered
1. What did the English colleague notice during the writer's talk?
2. What do some Italians do before important international meetings?
3. According to studies, how does gesturing help the speaker?
4. What is the writer's position at the end?