Short story
La traduttrice
A court interpreter in Bolzano realises, halfway through a trial, that the words she is translating could ruin an innocent man.
Tap a dotted word for its meaning.
Words to know (12)
- l'interprete · interpreter
- impeccabile · flawless
- il fienile · hayloft, barn
- stentato · halting, laboured
- il pubblico ministero · public prosecutor
- il maso · mountain farmstead (South Tyrol)
- l'imputato · defendant
- il chiarimento · clarification
- acconsentire · to consent, agree
- la stalla · cowshed, stable
- la fattura · invoice
- assolvere · to acquit
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Da undici anni Martina Pichler lavorava come presso il tribunale di Bolzano. Cresciuta in una famiglia in cui il padre parlava tedesco e la madre italiano, era passata da una lingua all'altra per tutta la vita senza nemmeno accorgersene. In aula la consideravano una professionista precisa, neutrale, invisibile. Era proprio questo che le piaceva del suo mestiere. Un buon diceva sempre, è come un vetro pulito: nessuno si accorge che c'è.
Quel martedì di marzo si discuteva un caso apparentemente semplice. Un giovane contadino della Val Venosta, Lukas, era accusato di aver dato fuoco al di un vicino con cui litigava da anni per un confine. Lukas parlava soltanto il dialetto tedesco della sua valle e un italiano il giudice e il pubblico erano entrambi di Napoli. Toccava a Martina fare da ponte.
Per tutta la mattina tradusse domande e risposte con la solita calma. Poi il pubblico chiese a Lukas dove si trovasse la sera dell'incendio. Il ragazzo rispose con una parola dialettale che, letteralmente, significava “ero su”. Martina esitò. In quella valle, “su” poteva voler dire in montagna, al ma anche, nel linguaggio dei più vecchi, “al piano di sopra”, cioè a casa. Se avesse tradotto “ero in montagna”, Lukas sarebbe sembrato vicino al se avesse tradotto “ero a casa”, avrebbe avuto un alibi.
Martina sentì il cuore accelerare. Non era compito suo decidere che cosa intendesse Se avesse scelto una delle due versioni, avrebbe smesso di essere un vetro e sarebbe diventata, a tutti gli effetti, un testimone. Ma se non avesse detto niente, il giudice avrebbe potuto interpretare la risposta nel modo sbagliato. Per qualche secondo, che le sembrò un'eternità, nell'aula non si sentì volare una mosca.
Alla fine si rivolse al giudice. “Signor giudice, prima di tradurre devo segnalare un problema. La parola usata dall'imputato ha due significati possibili nel suo dialetto. Le chiederei il permesso di fargli una domanda di Il pubblico protestò: l'interprete non doveva fare domande. Il giudice, però, dopo averci riflettuto,
Martina chiese a Lukas, in dialetto, se con quella parola intendesse la montagna o la casa. Il ragazzo la guardò sorpreso, come se nessuno gli avesse mai chiesto di spiegarsi. Rispose che era in casa, nella stanza sopra la a curare una mucca malata, e che il veterinario poteva confermarlo. Il veterinario fu chiamato due settimane dopo e confermò tutto, con tanto di Lukas fu
Quella sera Martina tornò a casa a piedi, lungo il fiume Talvera, ripensando alla sua vecchia regola. Si rese conto di averla tradita, ma per la ragione giusta. Il giorno dopo scrisse una lettera all'ordine degli interpreti, proponendo che nei tribunali dell'Alto Adige si prevedesse la presenza di esperti dei dialetti locali. La proposta è ancora in discussione. Nel frattempo Martina ha cambiato il suo motto: un buon è un vetro pulito, ma ogni tanto deve ricordare a tutti che il vetro esiste.
Comprehension check
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1. How did Martina describe a good interpreter at the start?
2. Why was the dialect word a problem?
3. What did Martina do instead of choosing a translation?
4. What did Martina propose after the trial?