Short story
Diario di bordo
In 1910 a young Piedmontese farmhand keeps a diary in his best schoolboy Italian on the crossing from Genoa to Buenos Aires, in third class among two thousand emigrants.
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Words to know (10)
- il baule · trunk
- il ponte · deck (of a ship)
- il marinaio · sailor
- la gamella · mess tin
- il parto · childbirth, labour
- l'infermeria · sick bay
- di bordo · on board, ship's
- la sottoveste · petticoat, slip
- rammendare · to darn, mend
- rasare · to shave
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Genova, 3 marzo 1910. Oggi siamo partiti. Scrivo queste righe seduto sopra il mio nel dormitorio di terza classe, che è sotto il livello del mare e dove dormiamo in seicento, uomini da una parte e donne dall'altra, su letti di ferro a tre piani. La maestra di Cuneo, quando mi regalò questo quaderno, mi raccomandò di scrivere ogni giorno in buon italiano, e io ci proverò, anche se qui intorno si parlano tante lingue che non so più quale sia la mia. Dicono che arriveremo in Argentina in ventidue giorni. Mia madre, al porto, piangeva. Io non ho pianto. Ho pianto dopo, quando non mi vedeva più.
5 marzo. Il mare è grosso e mezzo dormitorio sta male. L'odore non lo descrivo, perché la maestra diceva che si scrive per gli altri e non bisogna disgustarli. Ho fatto amicizia con una famiglia di Udine, i Del Fabbro: il padre, la madre, quattro figli e una nonna che parla solo friulano e mi guarda come se fossi un ladro. Il padre va in Argentina a costruire ferrovie. Io vado da mio zio, che ha un pezzo di terra vicino a Rosario e scrive che il grano lì cresce alto come un uomo. Il signor Del Fabbro dice che anche lui, da giovane, credeva alle lettere degli zii.
9 marzo. Abbiamo passato lo stretto di Gibilterra di notte. Sono salito sul con il permesso di un di Chiavari, che è di buon cuore e parla genovese, e ho visto le luci dell'Africa da una parte e quelle della Spagna dall'altra. Ho pensato che fino a un mese fa il mondo per me finiva alle montagne dietro casa. Adesso davanti c'è solo l'oceano, e il dice che non finisce mai, e che chi lo attraversa una volta non torna più lo stesso, anche se torna.
14 marzo. Il cibo è cattivo e poco. Ci danno la minestra due volte al giorno, in di latta che dobbiamo lavare noi, con l'acqua di mare. La carne la vediamo la domenica, e non sempre si capisce che animale fosse. Un uomo di Avellino oggi ha protestato con il cuoco e lo hanno chiuso in una cabina per un giorno intero. La sera, sul di terza, si canta. I napoletani cantano meglio di tutti, i veneti più forte, noi piemontesi stiamo zitti e ascoltiamo, perché da noi si canta solo all'osteria e solo dopo il terzo bicchiere.
17 marzo. Oggi è nato un bambino. La madre è una ragazza siciliana che viaggiava sola, per raggiungere il marito a La Plata. Il è durato tutta la notte, in una cabina e noi uomini aspettavamo fuori, nel corridoio, senza sapere bene perché fossimo lì, visto che nessuno di noi la conosceva. Quando è nato, il capitano ha detto che, essendo nato in mezzo all'oceano, il bambino sarebbe stato registrato con il nome della nave. La madre ha detto di no: lo chiamerà Salvatore, come suo padre. Il capitano ha ceduto. Tutto il dormitorio ha applaudito.
20 marzo. La nonna Del Fabbro ha la febbre. Il medico di dice che è l'aria del tropico e che passerà. La signora Del Fabbro non dorme più. Stanotte ho tenuto io in braccio il figlio più piccolo, che piangeva, e gli ho cantato l'unica canzone che conosco, che è una canzone da osteria, ma lui non lo sapeva e si è addormentato. La nonna, quando mi ha visto con il bambino, ha detto qualcosa in friulano. La figlia mi ha tradotto: ha detto che, dopotutto, forse non sono un ladro.
23 marzo. La nonna è guarita. Stamattina mi ha dato una mela secca che teneva nascosta nella da Udine, e me l'ha messa in mano chiudendomi le dita, come si fa con le cose preziose. Era la cosa più buona che ho mangiato in tre settimane. Domani, dicono, si vedrà la terra. Tutti sono agitati, contano i soldi, si lavano la faccia, i vestiti per scendere decenti. Io ho i baffi, che non mi stavano bene, e ho scritto a mia madre una lettera che spedirò dal porto.
25 marzo 1910. Argentina. La terra si è vista all'alba, piatta, grigia, senza montagne. È un paese senza montagne. Non so ancora se mi piacerà. Al porto c'era una folla di gente che gridava nomi, e tra questi nomi, dopo un'ora, ho sentito il mio, gridato da un uomo con il cappello di paglia che aveva la faccia di mio padre e non lo era: era lo zio. I Del Fabbro sono partiti con un treno per il Nord. La nonna, salendo in carrozza, si è voltata e mi ha fatto un segno con la mano. Finisco qui il quaderno, perché le pagine sono finite. Ne comprerò un altro. Qui, dicono, la carta costa poco, e la vita è tutta da scrivere.
Comprehension check
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1. Why is the narrator going to Argentina?
2. What happened to the man from Avellino who complained about the food?
3. What did the captain want to do with the baby born on board?
4. How did the Del Fabbro grandmother change her opinion of the narrator?