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Short story

Gli angeli del fango

In November 1966, when the Arno floods Florence, a nineteen-year-old student from Rome joins the volunteers saving books from the mud of the National Library, and one damp volume changes the course of her life.

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Words to know (12)
  • la nafta · fuel oil
  • il detrito · debris
  • il sotterraneo · basement, vault
  • la coltre · blanket, layer
  • la melma · slime, mud
  • la costola · spine (of a book); rib
  • la canonica · priest's house
  • la pergamena · parchment
  • allestire · to set up
  • inorridito · horrified
  • la muffa · mould
  • la teca · display case

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La notte del 4 novembre 1966 l'Arno uscì dagli argini e invase Firenze. L'acqua, carica di fango, di e di raggiunse in alcune strade i cinque metri d'altezza. Entrò nelle case, nelle botteghe, nelle chiese, nei musei. Entrò anche nei della Biblioteca Nazionale Centrale, in piazza dei Cavalleggeri, dove erano conservati più di un milione di volumi, giornali e manoscritti. Quando l'acqua si ritirò, li lasciò sepolti sotto una di nera che puzzava di petrolio e di morte.

Teresa Altieri aveva diciannove anni e studiava filosofia a Roma. Sentì la notizia alla radio, a casa dei genitori, la sera del 5, e la mattina dopo prese un treno per Firenze senza dire niente a nessuno, con un paio di stivali di gomma del padre e uno zaino con due maglioni e un pacchetto di biscotti. Non sapeva che cosa avrebbe fatto. Sapeva soltanto che non poteva restare a casa. Sul treno si accorse che non era la sola: c'erano decine di ragazzi come lei, con gli stivali e la stessa faccia, un misto di paura e di entusiasmo.

Alla Biblioteca Nazionale li misero in fila, una catena umana che partiva dai e arrivava in strada, dove i camion aspettavano. I libri passavano di mano in mano, gonfi d'acqua, pesanti come mattoni, sporchi di fango fino alla Si lavorava dodici ore al giorno, senza riscaldamento, con l'elettricità che andava e veniva. Alla sera i volontari dormivano dove capitava: nelle palestre, nelle nelle case dei fiorentini che li ospitavano. I giornali, qualche giorno dopo, cominciarono a chiamarli “angeli del fango”. Loro, sporchi da capo a piedi, trovavano la definizione molto divertente.

Il terzo giorno Teresa ricevette tra le mani un libro diverso dagli altri. Era piccolo, rilegato in con le pagine incollate tra loro dal fango. Un bibliotecario anziano, che passava lungo la catena per controllare, se ne accorse e lo prese dalle sue mani con una delicatezza che la colpì, come si prende un neonato. Lo guardò, lo annusò, scosse la testa. Poi le chiese se avesse le mani ferme. Teresa rispose di sì. Lui le disse di seguirlo.

La portò in una sala al primo piano, dove alcuni tecnici e studenti di restauro avevano un laboratorio improvvisato. Le insegnò a separare le pagine una per una, con una spatola sottile, e a mettere tra ogni pagina un foglio di carta assorbente. Ci vollero tre giorni per quel solo libro. Era un'edizione del Cinquecento delle rime di un poeta toscano poco noto, di cui forse esistevano al mondo soltanto tre copie. Quando ebbero finito, il bibliotecario le disse che senza di lei, quel libro, non sarebbe sopravvissuto alla settimana.

Teresa rimase a Firenze due mesi. Tornò a Roma solo per Natale, e per convincere i genitori, che non era impazzita. A gennaio ripartì. Abbandonò la filosofia e si iscrisse a un corso di restauro del libro, che proprio a Firenze, dopo l'alluvione, nacque per necessità, perché i libri da salvare erano centinaia di migliaia e le persone capaci di farlo pochissime. Arrivarono restauratori da tutto il mondo, dall'Inghilterra, dalla Germania, dagli Stati Uniti, e insegnarono ai ragazzi italiani tecniche che fino a quel momento nessuno conosceva.

Per quarant'anni Teresa fece la restauratrice. Lavorò a Firenze, a Venezia, a Roma, in biblioteche e archivi di mezza Europa, e salvò, secondo un calcolo approssimativo che lei stessa fece il giorno della pensione, circa undicimila volumi. Quasi tutti avevano subito danni di altro genere: insetti, incendi, umidità, il semplice passare del tempo. Ma ogni volta che apriva un libro malato, diceva, sentiva nelle narici l'odore della di Firenze, e rivedeva le mani del vecchio bibliotecario.

Nel 2016, per il cinquantenario dell'alluvione, la Biblioteca Nazionale organizzò una mostra. Teresa, che aveva settantanove anni, fu invitata insieme ad altri angeli del fango, ormai con i capelli bianchi. In una al centro della sala, c'era il piccolo libro rilegato in Accanto, un cartellino diceva che era stato salvato “da una volontaria di cui non si conosce il nome”. Teresa lo lesse, sorrise e non disse niente a nessuno. Le sembrò giusto così. Quel libro, pensò, non l'aveva salvato lei. L'avevano salvato insieme, una catena di mani sporche, e nessuna di quelle mani aveva bisogno di un nome.

Comprehension check

0/4 answered

1. How did Teresa decide to go to Florence?

2. How were the books taken out of the library basements?

3. What did the old librarian teach Teresa?

4. Why didn't Teresa say that she was the volunteer on the label?