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Short story

Il pastore e la lupa

In the Abruzzo mountains, a shepherd who has lost sheep to wolves clashes with a young biologist who follows a radio-collared she-wolf, until a snowstorm puts the three of them on the same side.

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Words to know (11)
  • l'altipiano · upland plain, plateau
  • il maremmano · Maremma sheepdog
  • il risarcimento · compensation
  • il branco · pack
  • lo stazzo · sheepfold
  • il cinghiale · wild boar
  • randagio · stray
  • la bufera · storm, blizzard
  • il canalone · gully
  • il costone · ridge
  • ringhiare · to growl, snarl

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Domenico Ranalli faceva il pastore a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, come suo padre, suo nonno e un numero imprecisato di antenati che si perdevano nella notte dei tempi. D'estate portava le pecore sugli a duemila metri, dove l'erba era corta e profumata e il cielo così vicino che sembrava di poterlo toccare. Aveva trecento pecore, quattro cani pastori bianchi come la neve, e un nemico: il lupo.

Per decenni i lupi, in Abruzzo, erano stati quasi estinti. Poi, protetti dalla legge, erano tornati, prima pochi, poi sempre di più. Domenico non aveva niente contro i lupi in generale. Ce l'aveva con quelli che gli mangiavano le pecore, cioè, secondo lui, con tutti. In una sola notte di agosto ne aveva perse undici. Il della Regione, quando arrivava, arrivava dopo un anno e copriva la metà del danno. Al bar di Castel del Monte, la sera, si parlava di lupi come in guerra si parla del nemico.

Quell'estate, arrivò una ragazza di Bologna che si chiamava Sara. Era una biologa, aveva ventotto anni e un'antenna in mano. Studiava un di lupi per l'università, e da un anno seguiva in particolare una lupa a cui avevano messo un collare con un trasmettitore. La chiamava con una sigla, F12, ma quando credeva che nessuno la sentisse la chiamava Nera. Domenico la incontrò la prima volta vicino allo mentre lei puntava l'antenna verso il bosco. Le disse, senza salutarla, che se vedeva la sua lupa vicino alle sue pecore le avrebbe sparato. Sara rispose che era un reato. Lui rispose che lo sapeva.

Per settimane si studiarono a distanza, con la diffidenza reciproca di due popoli confinanti. Sara gli spiegava, quando lui aveva voglia di ascoltare, che il di Nera non attaccava quasi mai le pecore, che preferiva i cervi e i che i danni li facevano soprattutto i lupi giovani e solitari, o i cani Domenico ascoltava con l'aria di chi sente le previsioni del tempo in una lingua straniera. Però, a poco a poco, cominciò a chiederle dove fosse il e lei cominciò a dirglielo, e qualche volta, la sera, lui le offriva un pezzo di pecorino e lei lo accettava.

A fine settembre, in un giorno che era cominciato con il sole, arrivò una di neve improvvisa, come capita in montagna in quella stagione. In due ore la visibilità scese a pochi metri. Domenico era con il gregge, e cominciò a riportarlo verso lo aiutato dai cani. A metà strada si accorse che mancava un gruppo di pecore, una trentina, che si erano disperse in un Mandò due cani a cercarle. Poi sentì, attraverso il vento, una voce che lo chiamava. Era Sara.

Si era persa. Aveva seguito il segnale di Nera fino a un e la l'aveva sorpresa lì, senza riparo. Domenico la trovò seduta dietro una roccia, con le mani blu e l'antenna ancora in mano. La coprì con il suo mantello di lana, quello pesante, da pastore, e la tirò su. Fu lei, con l'antenna, a dirgli una cosa che lui non si aspettava: il segnale di Nera veniva dal Proprio da dove si erano disperse le pecore. Domenico si sentì gelare il sangue, e non per il freddo.

Scesero insieme nel lentamente, nella neve che arrivava alle ginocchia. Trovarono le pecore strette in un gruppo compatto contro la parete di roccia, terrorizzate, ma vive. Tutte e trenta. A pochi metri, immobile, c'era Nera, con il collare al collo e la neve sul pelo. Non attaccava. Guardava. E davanti a lei, con il pelo dritto, c'erano i due cani di Domenico. Per un lungo momento nessuno si mosse. Poi la lupa si girò e scomparve nel bianco, senza fretta, come chi ha deciso che non ne vale la pena.

Quella sera, allo davanti al fuoco, Sara disse che Nera non avrebbe attaccato: aveva già mangiato, e i cani erano troppo forti. Domenico disse che non era vero, che l'avevano salvata i cani. Discussero fino a mezzanotte. Non si misero mai d'accordo. Ma l'anno dopo, quando Sara tornò Domenico aveva comprato altri due cani con i soldi di un progetto dell'università che lei gli aveva fatto avere. E quando lei gli chiedeva della lupa, lui non la chiamava più F12, e nemmeno “quella bestia”. La chiamava Nera, a voce bassa, come si chiama un vicino di cui non ci si fida, ma che si rispetta.

Comprehension check

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1. Why was Domenico angry about the regional compensation for wolf attacks?

2. According to Sara, who caused most of the damage to sheep?

3. What did they find in the gully?

4. What changed in Domenico the following year?