Short story
I baffi di don Gennaro
A Neapolitan barber with the most famous moustache in the Sanità district swears to shave it off if Napoli ever win the league, never imagining that, in the spring of 1987, he will have to keep his word.
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Words to know (12)
- i baffi · moustache
- il retrobottega · back room of a shop
- arricciato · curled
- lo scudetto · Italian league title
- il rasoio · razor
- la scaramanzia · superstition (to ward off bad luck)
- in trasferta · away (in sport)
- cavarsela · to get out of it, to manage
- dare retta · to listen to, pay attention to
- lo spergiuro · perjury, broken oath
- il carosello · noisy parade (of cars, scooters)
- officiare · to officiate
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Nel rione Sanità, a Napoli, tutti conoscevano i di don Gennaro Esposito. Erano neri, folti, curati con una cera al miele che lui stesso preparava in un pentolino sul fornello del e terminavano con due punte all'insù che sembravano due punti interrogativi rivolti al cielo. Don Gennaro faceva il barbiere da quarantun anni, e i suoi erano la sua insegna, la sua garanzia, la sua carta d'identità. Nessuno, nemmeno la moglie, ricordava di averlo mai visto senza.
La promessa la fece nell'estate del 1984, davanti a una ventina di testimoni, in un momento di entusiasmo che in seguito definì “una follia”. Il Napoli aveva appena comprato un campione straniero, e tutto il quartiere era convinto che finalmente fosse arrivata l'ora dello Don Gennaro, che di delusioni calcistiche ne aveva collezionate più di qualsiasi altro uomo vivente, alzò il e giurò solennemente: “Il giorno che il Napoli vince il campionato, mi taglio i Qua, in bottega, davanti a voi.”
Per due anni la promessa rimase un argomento di conversazione come un altro, una di quelle frasi che a Napoli si dicono per sapendo benissimo che non si dovranno mantenere. Poi venne la stagione 1986-87, e la squadra cominciò a vincere. Vinceva in casa, vinceva in vinceva con le squadre del Nord che per decenni avevano trattato i napoletani da poveri parenti. A ogni vittoria, i clienti entravano in bottega, si sedevano sulla poltrona e, prima ancora di salutare, guardavano i di don Gennaro con un sorriso feroce.
Don Gennaro provò a in tutti i modi. Disse che il giuramento valeva solo per il campionato vinto “con merito”. Disse che l'aveva fatto sotto l'effetto del caldo. Disse che i non erano suoi ma della famiglia, perché li aveva ereditati dal padre insieme alla bottega, e che non poteva disporne senza il consenso degli eredi. Nessuno gli diede Il parroco, interpellato da donna Assunta, la moglie, rispose che un giuramento è un giuramento, e che San Gennaro, di cui il barbiere portava il nome, non avrebbe gradito uno
Il 10 maggio 1987 il Napoli vinse il suo primo e la città impazzì. Per giorni nessuno dormì. I balconi si riempirono di bandiere azzurre, le strade di di motorini, i muri di scritte, alcune delle quali rivolte ai morti del cimitero, ai quali si diceva, con affetto, che non sapevano che cosa si erano persi. In mezzo a questa festa, il lunedì mattina, davanti alla bottega di don Gennaro si radunò una folla che con il calcio non aveva niente a che fare: era venuta per i
La cerimonia fu con tutta la solennità che l'occasione richiedeva. Don Gennaro si sedette sulla sua stessa poltrona, si legò l'asciugamano al collo e passò il al figlio, che tremava più di lui. Donna Assunta, in prima fila, si fece il segno della croce. Il primo colpo di fu accolto da un silenzio da chiesa, il secondo da un applauso, il terzo da un urlo di gioia che si sentì fino a piazza Cavour. Quando il figlio ebbe finito, don Gennaro si guardò allo specchio per la prima volta dopo quarantun anni.
Fu allora che successe una cosa che nessuno aveva previsto. Donna Assunta, che era sposata con quell'uomo da trentotto anni, lo guardò a lungo, inclinò la testa e disse, con una sincerità disarmante: “Gennà, ma tu chi sei?” La bottega esplose in una risata collettiva, e don Gennaro rise con gli altri, ma quella sera, a cena, si accorse che la moglie lo osservava di nascosto, come si osserva uno sconosciuto in treno, con un interesse e una curiosità che non le vedeva negli occhi da molto tempo.
I ricrebbero in tre mesi, e don Gennaro li portò fino alla morte, neri prima e poi bianchi, sempre curati con la cera al miele. Ma da quel giorno, una volta all'anno, il 10 maggio, li tagliava di nuovo. Diceva che lo faceva per il Napoli. Il figlio, che oggi ha la bottega, racconta un'altra versione: che lo faceva per donna Assunta, perché quella sera di maggio, dopo trentotto anni di matrimonio, lei si era innamorata di nuovo, e di uno sconosciuto.
Comprehension check
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1. What did don Gennaro swear in 1984?
2. Which excuse did he NOT use to escape his promise?
3. What did his wife say when she saw him shaved?
4. According to his son, why did don Gennaro shave every 10 May?