Short story
L'ultima processione di Nino
In Trapani the Good Friday procession lasts all night; an old porter who has carried the same sacred group for forty years walks under it for the last time and hands his place to his son.
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Words to know (11)
- la corporazione · guild
- a spalla · on the shoulders
- ondeggiare · to sway
- cedere · to give up, hand over
- la stanga · carrying pole, beam
- ammutolito · fallen silent
- il cenno · sign, gesture
- il fiato corto · shortness of breath
- oscillare · to swing, sway
- sbandare · to swerve
- il mormorio · murmur
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A Trapani, il Venerdì Santo, la processione dei Misteri esce dalla chiesa del Purgatorio alle due del pomeriggio e rientra il sabato mattina, dopo più di venti ore. Sono venti gruppi di statue di legno, tela e colla che raccontano la Passione, e ciascuno è affidato a un'antica di mestiere: i pescatori, i fornai, i muratori, i barbieri. Li portano a uomini che si chiamano portatori, e che camminano con un passo particolare, lento, a destra e a sinistra, che in città chiamano l'annacata. Visto da lontano, sembra che le statue danzino.
Nino Ingrassia aveva portato a lo stesso gruppo per quarantadue anni. Era quello dei pescatori, e lui aveva cominciato a diciotto anni, quando suo padre, anche lui pescatore, si era fatto male alla schiena e gli aveva il posto, così come il nonno lo aveva a lui. Nino conosceva quel peso meglio del proprio. Sapeva dove la premeva sulla quanto bisognava piegare le ginocchia nelle discese, come respirare quando la banda attaccava una marcia funebre e la folla si stringeva intorno al gruppo,
Quell'anno il medico era stato chiaro. Il cuore di Nino, a sessant'anni, non poteva più sopportare venti ore di quel peso. Poteva farne una, al massimo, e poi doveva il posto. Nino lo disse alla moglie, che pianse, e al figlio Salvatore, che non disse niente. Salvatore aveva trentaquattro anni e non faceva il pescatore: lavorava in banca a Palermo, tornava a Trapani solo a Natale e d'estate, e la processione la guardava dal marciapiede, come un turista, con il telefono in mano.
Il Venerdì Santo, all'uscita dalla chiesa, Nino era al suo posto, sotto la anteriore, con il fazzoletto bianco ripiegato sulla per non farsi male e il sacco nero stretto in vita. Quando il capo dei portatori batté il colpo di partenza, il gruppo si sollevò da terra con un solo movimento, come un respiro. La banda attaccò. Nino si mise a camminare e, per un'ora, fu felice come non era stato da mesi. Sentiva il peso sulla il legno caldo, l'annacata che gli entrava nel corpo come una musica.
Alla fine della prima ora, in via Garibaldi, il capo dei portatori gli fece un Nino lo vide e finse di non vederlo. Fece altri cento metri, poi altri cinquanta. Al secondo più deciso, uscì da sotto la piegato in due, con il corto. Un altro portatore prese il suo posto, come era stato stabilito. Nino si appoggiò a un muro, tra la folla, e guardò il suo gruppo allontanarsi, nella luce del pomeriggio. Gli sembrò di guardare una nave che parte.
Fu allora che vide Salvatore. Il figlio era tra la folla, poco più avanti, senza il telefono. Aveva un fazzoletto bianco in mano, uno di quelli di Nino, che doveva aver preso dal cassetto quella mattina. Si guardarono per un momento, da lontano. Poi Salvatore si fece strada tra la gente, raggiunse il gruppo e parlò con il capo dei portatori, che lo conosceva da quando era bambino. Il capo guardò verso Nino. Nino, senza sapere bene che cosa stesse facendo, alzò una mano e annuì.
Salvatore entrò sotto la al posto del portatore che aveva sostituito il padre. I primi passi furono un disastro: camminava rigido, dritto, come si cammina in ufficio, e il gruppo intero a sinistra, tra i della folla. Poi qualcosa cambiò. Forse il peso, forse la musica, forse qualcosa che aveva visto fare al padre per trent'anni senza accorgersi di guardarlo. Il suo corpo cominciò a piegarsi, a a seguire il ritmo degli altri. Dopo duecento metri, l'annacata era tornata perfetta.
Nino seguì il gruppo per tutta la notte, a piedi, accanto al figlio, come avevano fatto suo padre e suo nonno con lui. Non parlarono quasi mai. Ogni tanto Nino gli sistemava il fazzoletto sulla o gli passava una bottiglia d'acqua, o gli diceva soltanto “piano, piano”, nelle discese. Il sabato mattina, quando il gruppo rientrò in chiesa tra gli applausi, Salvatore aveva la viola e le lacrime agli occhi. Disse al padre che l'anno dopo sarebbe tornato. Tornò. Da allora non ha mancato un solo Venerdì Santo, e il telefono, dice, lo lascia a casa.
Comprehension check
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1. What is the "annacata"?
2. What had the doctor told Nino?
3. How did Salvatore show he wanted to take his father's place?
4. How did Salvatore's first steps under the beam go?