Short story
Il cappello e la bora
In Trieste, the violent bora wind once blew a young man's hat into the arms of the woman he married; sixty years later, now a widower, he loses his hat again on the same pier.
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Words to know (12)
- la bora · bora, the cold north-east wind of Trieste
- aggrapparsi · to cling, hold on
- il rancore · resentment
- accucciarsi · to crouch down
- il feltro · felt
- la raffica · gust
- la commessa · shop assistant (woman)
- a braccetto · arm in arm
- barcollare · to stagger, sway
- la schiuma · foam
- il selciato · paving
- perplesso · puzzled
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A Trieste la non è un vento: è un'istituzione, come il caffè, la burocrazia asburgica e il cattivo carattere. Quando soffia forte, a più di cento all'ora, la città si trasforma. Nelle strade in salita compaiono le corde a cui le signore escono con le borse strette al petto come neonati, i motorini si sdraiano sul marciapiede uno dopo l'altro, come soldati colpiti. I triestini ne parlano con un misto di orgoglio e di come di un parente difficile che però è tutto loro.
Il signor Livio Sancin aveva ottantasei anni e conosceva la meglio di qualsiasi meteorologo. Sapeva riconoscerla dal colore del cielo sopra il Carso, limpido come un vetro appena lavato, e dal modo in cui i gabbiani smettevano di volare e si sul molo, tutti rivolti nella stessa direzione. Quando arrivava, non restava in casa come gli consigliava la figlia. Si metteva il cappotto, il cappello di grigio, e andava a passeggiare sul Molo Audace.
Era una tradizione che durava dal 1961. Quell'anno, in una giornata di di febbraio, Livio aveva ventitré anni, un impiego al porto e un cappello nuovo, comprato con il primo stipendio. A metà del molo una gliel'aveva strappato dalla testa e l'aveva portato via, rotolando, verso il mare. Una ragazza che camminava nella direzione opposta, piegata in due contro il vento, l'aveva afferrato al volo un attimo prima che finisse in acqua. Si chiamava Marta, faceva la in una pasticceria di via San Nicolò, e quando gli aveva restituito il cappello gli aveva detto, senza sorridere: “La prossima volta lo leghi.”
Livio il cappello non lo legò mai. In compenso sposò Marta due anni dopo, e da allora, ogni volta che soffiava una seria, uscivano insieme a camminare sul molo, tenendosi a per celebrare il vento che li aveva fatti incontrare. Gli amici li prendevano in giro. La figlia, da bambina, si vergognava. Ma loro non mancarono un solo anno, nemmeno quando Marta cominciò ad avere bisogno del bastone, nemmeno quando la la faceva e lui doveva tenerla con tutte e due le braccia.
Marta era morta in primavera. Quella di dicembre era la prima che Livio affrontava da solo, e la figlia gli aveva fatto promettere di restare in casa. Lui aveva promesso, poi si era messo il cappello ed era uscito. Sul molo non c'era nessuno. Il mare era bianco di il cielo di un azzurro feroce, e il vento era così forte che per avanzare bisognava inclinarsi in avanti, come se si spingesse un muro.
A metà del molo, nello stesso punto di sessant'anni prima, una gli portò via il cappello. Livio non provò neanche a rincorrerlo. Lo guardò rotolare sul pensando che fosse giusto così, che senza Marta non c'era più nessuno ad afferrarlo. Ma il cappello si fermò. Una ragazza in tuta da corsa, con le cuffie nelle orecchie e i capelli raccolti sotto un berretto, ci aveva messo sopra un piede, ridendo, poi si era chinata a raccoglierlo.
Glielo riportò camminando contro il vento, piegata in due. Era giovane, poteva avere vent'anni, e aveva le guance rosse per il freddo. Gli porse il cappello e gli disse, senza sorridere, con l'accento di chi è nato lì: “La prossima volta lo leghi.” Livio la guardò per un lungo momento. Poi rise, per la prima volta da mesi, di una risata così forte che la ragazza si tolse le cuffie, preoccupata, convinta di aver detto qualcosa di strano.
Livio non le raccontò la storia. Le disse soltanto di tenersi il cappello, che portava fortuna, e che un giorno, se un ragazzo distratto avesse perso il suo sul molo in un giorno di lei avrebbe saputo che cosa fare. La ragazza lo prese, se lo mise in testa sopra il berretto e ripartì di corsa. Livio la guardò allontanarsi. Poi tornò a casa a testa scoperta, con le orecchie gelate, e quando la figlia lo rimproverò per aver perso il cappello rispose che non l'aveva perso: l'aveva lasciato in eredità.
Comprehension check
0/4 answered
1. How did Livio recognise that the bora was coming?
2. How did Livio and Marta meet?
3. Why did Livio laugh when the young runner gave him back his hat?
4. What did Livio tell his daughter about the hat?