Short story
Il correttore di bozze
Florence, 1934: a meticulous proofreader is handed the first novel of a young woman from the countryside, full of "mistakes" that turn out to be the best thing about it.
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Words to know (12)
- la bozza · proof (of a printed text)
- il refuso · typo, misprint
- temperare · to sharpen (a pencil)
- seccato · annoyed
- raddrizzare · to straighten
- stare in posa · to pose
- la gomma · eraser
- il tipografo · printer, typesetter
- convocare · to summon
- la bancarella · market stall
- curare (un'edizione) · to edit (an edition)
- pentirsi · to regret, repent
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Augusto Pieraccini lavorò come correttore di per la casa editrice Sardi e Figli, in via dei Servi, dal 1907 al 1946, e in quasi quarant'anni nessuno riuscì a trovare un in un libro passato per le sue mani. Leggeva ogni pagina tre volte: la prima per il senso, la seconda per l'ortografia, la terza al contrario, dall'ultima parola alla prima, perché diceva che solo così l'occhio smette di indovinare e comincia a vedere. Teneva sul tavolo un vocabolario della Crusca, una lente d'ingrandimento e una matita rossa che ogni mattina con un coltellino da tasca.
Nell'autunno del 1934 il direttore gli consegnò un pacco di con un'aria Era il primo romanzo di una certa Gemma Lotti, maestra elementare in un paese del Casentino, che l'editore aveva accettato quasi per scommessa. “È pieno di errori”, disse il direttore. “Sistemi tutto, Pieraccini. Faccia diventare italiano questo toscano di campagna. Abbiamo fretta.”
Pieraccini cominciò a leggere quella sera stessa, e trovò errori dappertutto. La signorina Lotti scriveva “la mi' mamma” invece di “mia madre”, metteva i verbi in fondo alle frasi come facevano i vecchi del suo paese, usava parole che nessun dizionario registrava e che lui, fiorentino di città, conosceva soltanto per averle sentite da bambino, al mercato, dalle contadine che scendevano dai monti. Le sue frasi non stavano ferme: correvano, si interrompevano, ricominciavano, come una persona che racconta una cosa importante e ha paura di non arrivare in fondo.
Per una settimana Pieraccini corresse. La matita rossa lavorò come non aveva mai lavorato: tolse, aggiustò, riportò ogni frase alla grammatica. Alla fine della settimana rilesse il primo capitolo corretto, e si accorse con orrore di aver fatto un ottimo lavoro. Il testo era impeccabile, chiaro, ordinato. Ed era morto. Sembrava una di quelle fotografie di famiglia in cui tutti stanno in e nessuno somiglia a se stesso.
Quella notte non dormì. Verso le tre si alzò, accese la lampada e prese la Cancellò quasi tutte le sue correzioni, una per una, con la pazienza con cui le aveva fatte. Lasciò soltanto i veri le lettere scambiate, le virgole cadute per distrazione; tutto il resto lo restituì all'autrice, così come lei l'aveva scritto. Poi, in fondo all'ultima aggiunse a matita una nota per il “Non toccare. Gli errori sono voluti.” Non era vero, o almeno non del tutto. Ma Pieraccini decise che, se non erano voluti, meritavano di esserlo.
Il direttore se ne accorse soltanto quando il libro era già in libreria. Pieraccini nel suo ufficio e gli chiese, rosso in faccia, se fosse impazzito. Pieraccini rispose che in trentasette anni aveva corretto milioni di parole e che, per la prima volta, si era trovato davanti a un libro che non aveva bisogno di lui. “Il mio mestiere”, spiegò con calma, “è togliere quello che non dovrebbe esserci. Lì dentro, signor direttore, c'era tutto quello che doveva esserci.” Il direttore gli tolse lo stipendio per un mese e minacciò di licenziarlo. Non lo licenziò mai.
Il romanzo vendette pochissimo. Un critico di Roma lo definì “un esercizio dialettale privo di disciplina”, e la signorina Lotti non pubblicò più nulla. Mandò però una lettera alla casa editrice, indirizzata “al correttore sconosciuto”, che Pieraccini conservò fino alla morte nel cassetto della scrivania: “Mi hanno detto che qualcuno ha difeso le mie parole. Io non le sapevo difendere. Le sapevo soltanto scrivere. Grazie.”
Quarant'anni dopo, un giovane studioso dell'università di Firenze trovò una copia del romanzo su una e ne una nuova edizione, che ebbe un successo inatteso. Nella prefazione scrisse che il libro era sopravvissuto per miracolo alla normalizzazione linguistica di quegli anni, e che sulle originali, conservate nell'archivio dell'editore, si vedevano ancora, sotto la matita, le tracce di centinaia di correzioni cancellate. “Qualcuno”, concludeva, “ha corretto questo libro e poi ha avuto il coraggio di
Comprehension check
0/4 answered
1. How did Pieraccini read every page?
2. What did the director ask him to do with Gemma Lotti's novel?
3. Why did Pieraccini erase his corrections?
4. What happened forty years later?