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Short story

La maestra di Pejo

In 1923 a young teacher from Bari is sent to a mountain village in Trentino where the children answer her in a dialect she cannot understand, and she has to decide who is teaching whom.

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Words to know (12)
  • il Provveditorato · local education authority
  • di sbieco · slantwise, askew
  • la scuola normale · teacher-training school
  • la corriera · country bus, coach
  • la ghisa · cast iron
  • lo zoccolo · clog
  • scandire · to say clearly, syllable by syllable
  • arrossire · to blush
  • le ghette · spats, gaiters
  • impallidire · to turn pale
  • l'alpeggio · summer mountain pasture
  • il larice · larch

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Quando ricevette la lettera del nell'ottobre del 1923, Nunzia Carofiglio dovette cercare Pejo sull'atlante, e la trovò soltanto dopo mezz'ora, in fondo a una valle del Trentino, così vicina al confine che il nome sembrava scritto di Aveva ventun anni, il diploma della scuola di Bari e una valigia di cartone in cui la madre aveva messo, oltre ai vestiti, sei barattoli di pomodori secchi e un'immagine di San Nicola. Partì convinta di andare a insegnare l'italiano a bambini che non lo sapevano. Non immaginava che sarebbe stata lei, per prima, a dover imparare.

Il viaggio durò tre giorni: treno fino a Trento, fino a Malè, e l'ultimo tratto su un carro tirato da un mulo, con la neve che cominciava a cadere già a ottobre. Il sindaco l'aspettava davanti alla chiesa. Le strinse la mano, la guardò dalla testa ai piedi e disse qualcosa che lei non capì. Ripeté. Nunzia sorrise, annuì e lo seguì fino alla scuola, una sola stanza con una stufa di venti banchi e una carta geografica dell'Austria che nessuno si era ancora preso il disturbo di staccare.

Il primo giorno di lezione si presentarono ventidue bambini, dai sei ai tredici anni, con gli di legno, le guance rosse e un pezzo di legna sotto il braccio per la stufa. Nunzia scrisse il suo nome alla lavagna e chiese, bene: “Come vi chiamate?” Silenzio. Poi il più grande, un ragazzo alto con gli occhi chiarissimi, rispose qualcosa nel dialetto della valle, e tutti risero. Nunzia fino alla radice dei capelli. Quella sera scrisse alla madre che i bambini di montagna erano maleducati, e strappò la lettera prima di spedirla.

Nelle settimane seguenti capì che non erano maleducati. Erano semplicemente bambini che parlavano la loro lingua, come lei a Bari parlava la sua quando nessuno la sentiva. L'italiano lo capivano a metà, come una lingua di chiesa o di tribunale; lo usavano per pregare e per rispondere ai carabinieri. Per tutto il resto, per le mucche, la neve, la fame, gli scherzi, avevano parole loro, che Nunzia non trovava in nessun libro.

Fu allora che fece una cosa che il non avrebbe approvato. Comprò un quaderno nuovo e ci scrisse in cima: “Vocabolario di Pejo”. Ogni giorno, alla fine della lezione, chiedeva ai bambini una parola del loro dialetto e la scriveva, con accanto la parola italiana, e a volte anche quella barese, per farli ridere. In cambio, loro dovevano imparare a scrivere la frase italiana corrispondente. Il ragazzo dagli occhi chiari, che si chiamava Bortolo, diventò il suo maestro: la correggeva senza pietà, la prendeva in giro per la pronuncia, e intanto, senza accorgersene, imparava i congiuntivi.

In primavera arrivò l'ispettore scolastico, un signore di Rovereto con le e un'opinione molto precisa sull'unità della lingua nazionale. Trovò il quaderno sulla cattedra, lo sfogliò, “Signorina”, disse, “lei è stata mandata qui per insegnare l'italiano, non per raccogliere il dialetto.” Nunzia rispose che era proprio quello che stava facendo, e lo invitò a fare una domanda qualsiasi a un alunno. L'ispettore scelse Bortolo. Gli chiese di descrivere il suo paese per iscritto.

Bortolo scrisse per venti minuti, con la lingua tra i denti. Il tema parlava della neve, delle mucche che salivano a giugno, del padre morto in guerra sul fronte austriaco, della maestra venuta dal mare che non sapeva distinguere un da un abete. Era scritto in un italiano semplice e quasi senza errori. Alla fine c'era una frase sola in dialetto, sottolineata, con la traduzione tra parentesi, come Nunzia aveva insegnato. L'ispettore la lesse due volte, poi chiuse il quaderno e non disse più niente sul vocabolario.

Nunzia rimase a Pejo sei anni, poi tornò in Puglia, si sposò e insegnò fino alla pensione in una scuola di Molfetta. Il quaderno lo lasciò alla scuola, dove qualcuno, negli anni, continuò ad aggiungere parole con calligrafie diverse. Bortolo diventò guida alpina. Si racconta che, quando portava in montagna i turisti del Sud, li salutava sempre con l'unica parola barese che conosceva, e che nessuno, in tutta la valle, sapeva più da chi l'avesse imparata.

Comprehension check

0/4 answered

1. What surprised Nunzia when she arrived in Pejo?

2. What did the children use Italian for at first?

3. How did the "Vocabolario di Pejo" work?

4. Why did the inspector stop criticising the notebook?