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Short story

Il due giugno di Adele

On 2 June 1946, a farmer's wife in Umbria votes for the first time in her life, in the referendum between monarchy and republic, after her husband has told her exactly how to vote.

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Words to know (10)
  • mungere · to milk
  • il pulpito · pulpit
  • il lavatoio · public wash-house
  • screpolato · chapped
  • il certificato elettorale · voting card
  • la matita copiativa · indelible pencil
  • la cabina · booth
  • lo sgabuzzino · cubbyhole, small closet
  • sottobraccio · arm in arm
  • rimanerci male · to be disappointed, hurt

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La mattina del 2 giugno 1946, a Montefalco, in Umbria, Adele Brizi si alzò alle quattro, come tutte le mattine, le mucche, diede da mangiare alle galline, preparò la colazione per il marito e i tre figli, e poi fece una cosa che non aveva mai fatto in trentotto anni di vita: si lavò i capelli di domenica mattina, con l'acqua scaldata sul fuoco, e si mise il vestito nero della festa, quello del matrimonio e dei funerali. Quel giorno andava a votare. Era la prima volta che le donne italiane votavano per il governo del paese, e lei voleva essere pulita.

Si votava per due cose. Per scegliere i deputati dell'Assemblea che avrebbe scritto la nuova Costituzione, e, soprattutto, per decidere se l'Italia dovesse restare una monarchia o diventare una repubblica. In paese non si parlava d'altro da settimane. Il parroco, dal aveva fatto capire, senza dirlo apertamente, che il re era il re. Il segretario della Camera del Lavoro, in piazza, aveva urlato che il re era scappato e che chi scappa non torna. Le donne, al ascoltavano tutti e non dicevano niente.

Il marito di Adele, Ottavio, era un uomo buono, un gran lavoratore, e monarchico come suo padre e suo nonno. Aveva fatto la guerra in Albania e ne era tornato con una ferita alla spalla e una fotografia del re nel portafoglio. La sera prima, a cena, aveva spiegato ad Adele come votare. Glielo aveva spiegato con pazienza, come si spiega una cosa difficile a un bambino: dove mettere la croce, su quale simbolo, e di non fare segni da nessun'altra parte, perché altrimenti la scheda era nulla. “Hai capito, Adè?” Adele aveva detto di sì.

Al seggio, nella scuola elementare, c'era una fila lunghissima, e quasi tutte erano donne. Donne anziane con il fazzoletto in testa, ragazze con il rossetto, vedove di guerra vestite di nero, contadine con le mani che tenevano il certificato come se fosse un'immagine sacra. Nessuna parlava molto. C'era un'aria strana, tra la festa e la messa. Una vecchia, davanti ad Adele, che non sapeva né leggere né scrivere, chiese a voce alta al presidente del seggio come si facesse una croce, e tutti risero, ma non con cattiveria.

Quando venne il suo turno, il presidente le consegnò due schede e una matita e le indicò la uno di legno con una tenda. Adele entrò e tirò la tenda. Per la prima volta in vita sua era sola, completamente sola, in un posto dove nessuno poteva vederla e nessuno poteva dirle che cosa fare. Non il marito, non il padre, non il prete, non il padrone del podere. lì dentro più a lungo di quanto servisse, con la matita in mano, ad ascoltare quel silenzio. Le sembrò di sentirsi respirare.

Pensò al marito, che era buono e la amava. Pensò al re, che non aveva mai visto e che, quando i tedeschi erano arrivati, se n'era andato. Pensò ai due fratelli morti in Russia e al figlio maggiore, che a giugno compiva diciassette anni e voleva andare a lavorare a Terni, in fabbrica. Pensò alla madre, che aveva partorito undici figli e non aveva mai deciso niente, nemmeno il nome di uno di loro. Poi fece la croce. Una sola, ben chiara, nel posto giusto, come le aveva spiegato Ottavio. Solo che non era il simbolo che le aveva detto lui.

Piegò la scheda, la consegnò, uscì al sole. Ottavio l'aspettava in piazza, appoggiato al muro, con il cappello in mano. Le chiese se era andato tutto bene. Lei disse di sì. Lui le chiese se aveva messo la croce dove le aveva detto. Adele lo guardò, gli sistemò il colletto della camicia e rispose che il voto era segreto, e che glielo aveva spiegato lui, la sera prima, quanto fosse importante non fare segni sbagliati. Ottavio un momento in silenzio. Poi rise, scuotendo la testa, e la prese per tornare a casa.

Il 10 giugno si seppe che aveva vinto la repubblica. Ottavio ci male per una settimana, poi tornò a lavorare nei campi e non ne parlò più. Adele non gli disse mai come aveva votato, nemmeno quando, molti anni dopo, ormai vecchi tutti e due, lui glielo chiese ancora una volta, per scherzo, la sera del loro cinquantesimo anniversario. Lei rispose come quel giorno: che il voto era segreto. Lui disse che lo sapeva già, che lo aveva sempre saputo. E che, dopo tutto, era contento di aver sposato una repubblicana.

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1. Why was 2 June 1946 a special day for Adele?

2. What two things were Italians voting for?

3. What did Adele feel in the voting booth?

4. What did Ottavio say on their fiftieth anniversary?