Short story
L'ultima notte del faro
On the night a Sardinian lighthouse goes automatic, its old keeper and the young technician sent to replace him find out that the new machine still has a few things to learn.
Tap a dotted word for its meaning.
Words to know (12)
- grato · grateful
- la calligrafia · handwriting
- usufruire di · to have the use of (bureaucratic)
- la scala a chiocciola · spiral staircase
- lo sgabello · stool
- frettoloso · in a hurry, hasty
- arrangiarsi · to manage, get by on one's own
- cupo · dark, gloomy
- squillare · to ring (of a phone)
- il guasto · fault, breakdown
- il fascio (di luce) · beam (of light)
- il maestrale · mistral, the north-west wind
Select any text to highlight it, or a word to translate it or save it to your flashcards.
Per trentun anni Efisio Murgia accese la luce del faro di Capo Ferro, sulla costa nord-orientale della Sardegna, e per trentun anni il mare non gliene fu mai Il faro, del resto, non chiedeva gratitudine: chiedeva petrolio, poi corrente elettrica, vetri puliti e un registro tenuto con la di chi sa che un giorno qualcuno lo leggerà. Efisio annotava tutto: la forza del vento, il passaggio dei traghetti, le notti in cui la nebbia saliva dal mare così fitta che la lanterna sembrava girare dentro un bicchiere di latte.
La lettera del Ministero arrivò un martedì di novembre del 1994, con il timbro di Roma e un linguaggio che Efisio dovette rileggere tre volte. Il faro sarebbe stato automatizzato. Una fotocellula avrebbe acceso la lampada al tramonto, un sensore l'avrebbe spenta all'alba, e un tecnico sarebbe venuto da Olbia due volte all'anno per controllare che tutto funzionasse. Il guardiano, si leggeva in fondo alla pagina, “potrà dell'alloggio fino al 31 dicembre”.
Efisio non lo disse a nessuno, anche perché non c'era nessuno a cui dirlo. La moglie, Assunta, era morta sei anni prima, e i figli vivevano a Torino e a Genova, dove si guadagnava di più e il vento soffiava di meno. Le sere di dicembre le passò come sempre: salì i centoquattordici gradini della scala a pulì le lenti con un panno di lino, controllò il meccanismo di rotazione e poi rimase lassù, seduto su uno a guardare il buio.
L'ultimo giorno, il trentuno, il tecnico arrivò nel primo pomeriggio. Era un ragazzo di Nuoro, gentile e con una valigetta piena di cavi e un telefono che di continuo. Montò la fotocellula in mezz'ora, poi chiese a Efisio se voleva assistere al primo tramonto automatico della storia di Capo Ferro. “Non c'è bisogno di fare niente”, gli spiegò con l'entusiasmo di chi crede di portare una buona notizia. “Lei si siede e guarda. Da stasera il faro si da solo.”
Al tramonto salirono insieme nella sala della lanterna. Il sole scese dietro le isole, il cielo diventò viola, poi grigio, poi di un azzurro così che le prime stelle sembravano buchi in un tendone. La lampada non si accese. Il ragazzo controllò i cavi, imprecò a mezza voce in sardo, telefonò a qualcuno che non rispose. Efisio aspettò ancora un minuto, per educazione. Poi si alzò, aprì lo sportello di ferro accanto alla porta e girò l'interruttore manuale, quello che aveva girato più di undicimila volte.
La luce partì, fece il suo primo giro sul mare e tornò a illuminare per un istante le loro facce. Il ragazzo era rosso fino alle orecchie. “Non capisco”, balbettò. “In laboratorio funzionava.” Efisio si rimise a sedere. “La fotocellula è nuova”, disse. “Deve ancora imparare quando fa buio. Ci vuole tempo. A me ci sono voluti tre inverni.”
Il lo trovarono verso le due di notte, alla luce di una torcia: il sensore era stato montato rivolto verso la lanterna, e ogni volta che il gli passava davanti si convinceva che fosse giorno. Nel frattempo avevano bevuto mezzo thermos di caffè e parlato di tutto: delle tempeste del 1979, dei pescatori di Arzachena che salutavano il faro con la sirena, di Assunta, che d'estate portava il pranzo lassù e si lamentava dei gradini. Il ragazzo, che si chiamava Gavino, ascoltava come si ascolta un nonno, cioè fingendo di sapere già metà delle cose e imparandole tutte.
All'alba Efisio scrisse l'ultima riga del registro, con la stessa di sempre: “Ore 17.04, acceso a mano. forza quattro. Il faro funziona. Il guardiano anche.” Poi chiuse il quaderno, lo lasciò sul tavolo e scese i centoquattordici gradini senza voltarsi. Due volte all'anno, da allora, quando Gavino sale a Capo Ferro per i controlli, apre quel registro che nessun regolamento gli impone di tenere e ci scrive una riga. Il tempo, il vento, i traghetti. E, in fondo, sempre la stessa frase: “Il guardiano anche.”
Comprehension check
0/4 answered
1. What did the letter from the Ministry announce?
2. Why didn't the lamp come on by itself at sunset?
3. What did Efisio say about the photocell?
4. What does Gavino do each time he visits the lighthouse?