Short story
Il timbro del pane
In old Matera every family marked its bread with a wooden stamp before taking it to the communal oven; decades later a baker's grandson tries to find out whose stamp has been left in his drawer.
Tap a dotted word for its meaning.
Words to know (12)
- impastare · to knead
- infornare · to put in the oven
- la pagnotta · loaf
- intagliato · carved
- il pascolo · pasture
- rilevare · to take over (a business)
- la latta · tin
- scolpire · to carve, sculpt
- il passero · sparrow
- la colomba · dove
- il lievito madre · sourdough starter
- sbavato · smudged, blurred at the edges
Select any text to highlight it, or a word to translate it or save it to your flashcards.
Fino agli anni Cinquanta, nei Sassi di Matera, le famiglie il pane in casa e lo portavano a cuocere al forno comune, dove un fornaio decine di tutte uguali. Per riconoscerle, ogni famiglia aveva il suo timbro: un piccolo sigillo di legno con le iniziali, una croce, un fiore, un disegno qualsiasi che si premeva sulla pasta cruda. I timbri li facevano i pastori durante le lunghe giornate al e spesso un giovane ne regalava uno alla ragazza che voleva sposare. Se lei lo usava, la risposta era sì.
Domenico Lamacchia questa storia l'aveva sentita mille volte dal nonno, che era stato l'ultimo fornaio del forno di via Fiorentini e che, quando i Sassi furono evacuati e gli abitanti trasferiti nei quartieri nuovi, si portò via, oltre alla pala e al grembiule, una scatola di piena di timbri. Erano quelli che le famiglie avevano dimenticato, o abbandonato, nella fretta del trasloco. Il nonno li conservò per cinquant'anni in un cassetto del panificio e non permise mai a nessuno di buttarli.
Quando il nonno morì, Domenico, che nel frattempo aveva il panificio e lo aveva trasformato in un locale con le vetrine lucide e il pane di grani antichi, aprì la scatola. Ce n'erano trentasette. Trentasei li riconobbe, o almeno riconobbe le iniziali, e nel giro di qualche mese li restituì quasi tutti ai figli e ai nipoti delle famiglie, che li accolsero con commozione e qualche lacrima e li appesero in cucina come reliquie. Il trentasettesimo, invece, non apparteneva a nessuno.
Era più piccolo degli altri, di legno d'ulivo scuro, e portava inciso un uccellino con le ali aperte e, sotto, una sola lettera: una R. Domenico lo mostrò agli anziani del quartiere, al prete, alla signora del museo della civiltà contadina. Nessuno ricordava una famiglia che usasse quel segno. “Forse era di qualcuno che è partito”, disse il prete. “Ne partirono tanti, per la Germania, per il Belgio, per Torino.”
Il mistero lo risolse, come spesso accade, la persona meno indicata: zia Teresa, la sorella più giovane del nonno, novantun anni, mezza sorda e del tutto lucida. Domenico le mise il timbro in mano senza troppe speranze. Lei lo girò tra le dita a lungo, poi rise, di una risata che non le aveva mai sentito. “Questo lo fece tuo nonno”, disse. “Nel 1949. Per una ragazza che si chiamava Rosa, la figlia del calzolaio. Lui aveva diciotto anni e malissimo: voleva fare una e gli venne un
Rosa, raccontò la zia, non usò mai il timbro. Il padre l'aveva promessa a un cugino di Altamura, e lei partì sposa senza dire niente a nessuno. Il nonno aspettò per settimane di trovare il su una ogni mattina, tra le altre che gli portavano a cuocere. Non lo trovò mai. Poi, due anni dopo, sposò la nonna, che il pane lo segnava con una croce semplice e che non seppe mai nulla di quell'uccellino. O forse lo seppe, aggiunse la zia, ma era troppo intelligente per dirlo.
Quella sera Domenico rimase nel laboratorio dopo la chiusura. Impastò una sola, con la farina di grano duro e il madre che il nonno gli aveva lasciato insieme a tutto il resto. Prima di la segnò con il timbro del Il segno venne storto, un po' con un'ala più lunga dell'altra. Era esattamente il disegno di un ragazzo di diciotto anni che non sapeva
Il giorno dopo mise il timbro nella vetrina, accanto alla cassa, sopra un cartoncino scritto a mano. Non raccontava tutta la storia: diceva soltanto “Timbro di famiglia, 1949, mai usato”. I clienti lo guardano, a volte chiedono. Domenico risponde che è il timbro di una famiglia che non è mai esistita, e che proprio per questo, secondo lui, va conservato con più cura degli altri.
Comprehension check
0/4 answered
1. What were the bread stamps used for in the Sassi of Matera?
2. What did it mean if a girl used the stamp a young man had given her?
3. Who made the thirty-seventh stamp, according to zia Teresa?
4. Why does the bird on the stamp look like a sparrow?