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Short story

Il tartufo del re

In the Langhe in 1891, an old truffle hunter and his dog dig up the biggest white truffle anyone has ever seen, and the count who owns the woods wants it as a gift for the king.

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Words to know (12)
  • il trifolao · truffle hunter (Piedmontese)
  • bastardo · mongrel (of a dog)
  • la consuetudine · custom
  • guaire · to whine, yelp
  • la zappetta · small hoe
  • il droghiere · grocer
  • il maggiordomo · butler
  • la livrea · livery, uniform
  • la carrozza · carriage
  • il tifo · typhus
  • sfamare · to feed
  • la corte · royal court

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Nell'autunno del 1891, nei boschi intorno ad Alba, il più rispettato delle Langhe era un vecchio di nome Battista Cerrato, che tutti chiamavano Barba Tista. Aveva settantadue anni, una barba bianca che gli arrivava al petto e una cagnetta nera e bianca, di nome Lina, che secondo lui aveva il naso più fine del Piemonte e il carattere peggiore della provincia. Uscivano insieme di notte, perché i tartufi si cercano al buio, quando nessuno ti vede e nessuno può seguirti fino ai posti buoni, che un non rivela nemmeno in confessione.

I boschi dove cercavano appartenevano quasi tutti al conte Amedeo di Castelrotto, un nobile torinese che passava l'autunno nel suo castello sulla collina e considerava i tartufi delle sue terre una proprietà personale, come i quadri degli antenati. Per antica i potevano cercare nei suoi boschi, ma dovevano cedergli i pezzi migliori a un prezzo che lui stesso stabiliva, e che era sempre molto basso. Barba Tista lo detestava con una costanza che era quasi una forma di fedeltà.

Una notte di novembre, sotto una quercia vecchissima ai margini del bosco, Lina si fermò, annusò, e cominciò a scavare come una pazza. Barba Tista la allontanò con la mano, prese la e scavò lui, piano, come si scava intorno a una cosa che si può rompere. A trenta centimetri di profondità trovò un tartufo bianco grande come un pugno d'uomo, anzi più grande, liscio, compatto, con un profumo così forte che nella notte fredda sembrava di vederlo salire dalla terra come un fumo. Lo pesò la mattina dopo, in segreto, sulla bilancia del pesava più di un chilo.

La notizia, naturalmente, fece il giro della collina in un giorno, perché ad Alba i segreti durano meno dei tartufi. Il secondo giorno si presentò alla porta di Barba Tista il del conte, in con una busta. Il conte, vi si leggeva, intendeva acquistare il tartufo per farne dono a Sua Maestà il Re, che sarebbe passato da Torino la settimana seguente. Offriva venti lire, “una somma generosa, considerato l'onore”. Barba Tista lesse la lettera due volte, poi la piegò in quattro e se la mise in tasca senza rispondere.

Nei giorni successivi il conte mandò il altre tre volte, e ogni volta l'offerta saliva: cinquanta lire, cento, centocinquanta. Barba Tista rifiutava sempre, con la stessa calma. In paese si diceva che fosse diventato matto, perché con centocinquanta lire un uomo come lui ci poteva vivere un anno. Il quarto giorno venne il conte in persona, in e trovò il vecchio seduto davanti a casa, con Lina sulle ginocchia, a fumare la pipa. “Allora, Battista”, disse il conte, “che cosa volete? Duecento lire? Trecento?”

Barba Tista si tolse la pipa di bocca. “Non lo vendo, signor conte”, disse. “L'ho già regalato.” Il conte impallidì. Il vecchio spiegò, con calma, che il tartufo era stato trovato sotto la quercia della Bricca, che stava sì nel bosco del conte, ma a due metri dal confine con il campo della vedova Destefanis. La vedova aveva sei figli e un marito morto di l'anno prima. Il giorno prima, Barba Tista le aveva portato il tartufo avvolto in un fazzoletto, e lei lo aveva venduto a un albergatore di Torino per quattrocento lire, che sarebbero bastate a mantenere la famiglia per due inverni.

Il conte urlò che il tartufo era suo, che era stato trovato nel suo bosco, che lo avrebbe denunciato ai carabinieri. Barba Tista gli fece notare che le radici della quercia andavano sotto il campo della vedova, e che nessun giudice al mondo sapeva dire da quale parte del confine fosse cresciuto un tartufo. Poi aggiunse, con un mezzo sorriso, che Sua Maestà il Re, se avesse saputo che il suo regalo aveva sei orfani, sarebbe stato senz'altro più contento di mangiarlo. Il conte se ne andò senza salutare, e da quell'anno vietò ai di cercare nei suoi boschi.

Barba Tista e Lina cambiarono boschi e continuarono a uscire di notte per altri sei anni. Il tartufo, si racconta, finì davvero su una tavola reale, perché l'albergatore di Torino lo rivendette a a un prezzo che nessuno ha mai voluto rivelare. Nessuno, a seppe mai da dove venisse. Ma la vedova Destefanis, finché visse, ogni novembre portava a Barba Tista una bottiglia di vino e una pagnotta, e gli diceva sempre la stessa cosa: che lei, il re, non l'aveva mai visto, ma che quell'anno aveva mangiato meglio di lui.

Comprehension check

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1. Why do truffle hunters go out at night?

2. What did the count want to do with the truffle?

3. What had Barba Tista done with the truffle?

4. How did Barba Tista defend himself against the count's claim?