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Short story

Le note a margine

A young woman inherits her uncle's attic library in Bologna and finds, in the margins of hundreds of books, a twenty-year written conversation with an unknown reader.

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Words to know (10)
  • il margine · margin
  • lo scatolone · big cardboard box
  • tenere a bada · to keep in check
  • sfasciato · falling apart
  • minuto · tiny, small (handwriting)
  • l'orso · bear (here: unsociable person)
  • il ferroviere · railwayman
  • in grembo · in one's lap
  • fare torto a · to wrong someone
  • il frontespizio · title page

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Quando lo zio Arrigo morì, a ottantotto anni, Chiara ereditò il suo appartamento di via Santo Stefano, a Bologna, e con l'appartamento la soffitta, che conteneva, secondo il notaio, “circa novemila volumi di scarso valore commerciale”. Lo zio era stato professore di lettere al liceo per quarant'anni, non si era mai sposato e non aveva mai buttato via un libro. Chiara, che faceva l'architetta a Milano e aveva poco tempo e ancora meno spazio, contattò un libraio antiquario e prenotò un furgone per la settimana successiva.

Cominciò a riempire gli un sabato mattina, con la radio accesa e una certa malinconia, che cercava di tenere a Fu nel terzo che si accorse delle note. Era un'edizione economica dei Promessi sposi, dall'uso, e lungo i accanto ai passaggi sottolineati, c'erano commenti scritti a matita con due calligrafie diverse. Una la riconobbe subito: era quella dello zio, e inclinata. L'altra era rotonda, regolare, con le lettere ben staccate, una calligrafia di donna, pensò Chiara, anche se non avrebbe saputo dire perché.

Le due calligrafie si rispondevano. Accanto a una descrizione del lago di Como, lo zio aveva scritto: “Troppo lunga”. Sotto, l'altra mano: “Lei non ha mai guardato un lago con calma.” Più avanti, nel capitolo della peste, lo zio: “Il punto più alto del romanzo.” E l'altra: “D'accordo. Per una volta.” Chiara sorrise, prese un altro libro, poi un altro ancora. In quasi tutti c'erano le due calligrafie, che discutevano, si davano ragione, si prendevano in giro, a volte con una tenerezza che faceva quasi imbarazzo, come leggere una lettera che non era destinata a lei.

Passò tutto il fine settimana a leggere i invece di riempire gli Ricostruì, a poco a poco, una storia. La conversazione cominciava, a giudicare dai libri, alla metà degli anni Settanta, e durava almeno vent'anni. Lo zio prestava i libri a qualcuno, che li restituiva pieni di commenti; lui rispondeva, e li prestava di nuovo. Non c'era mai un nome, mai una data, mai un indirizzo. Solo, in un'edizione delle poesie di Gozzano, a pagina quaranta, una frase scritta dalla calligrafia rotonda che non parlava di letteratura: “Martedì non posso. Lui torna prima.”

Chiara chiamò sua madre, che era la sorella dello zio, e le chiese se sapesse di una donna nella vita di Arrigo. La madre rise. Disse che Arrigo era un che non era mai uscito con nessuna, che l'unica donna che frequentava era la signora Righi, la vicina del piano di sotto, che gli faceva la spesa quando aveva l'influenza. Il marito della signora Righi, aggiunse, era un stava via spesso, era morto nel 1998. La signora Righi era ancora viva. Abitava sempre al piano di sotto.

Chiara scese le scale con un libro in mano. Era una vecchia edizione di Pascoli, con le note di tutti e due. La signora Righi aprì la porta, la riconobbe, la fece entrare in una cucina che odorava di brodo e di lavanda. Chiara non disse niente. Le porse soltanto il libro, aperto a una pagina a caso. La signora Righi guardò i a lungo, senza toccarli, con le mani in Poi, senza alzare gli occhi, disse: “Lui scriveva sempre troppo piccolo. Io gli dicevo che un giorno avrei avuto bisogno degli occhiali per leggerlo.”

Le raccontò tutto, quel pomeriggio, davanti a una tazza di tè. Non c'era stato niente, disse, niente di quello che la gente pensa. Lei era sposata, e voleva bene al marito, a modo suo. Ma con Arrigo, per vent'anni, aveva parlato di tutto attraverso i libri: dei romanzi, dei poeti, della vita, che nei veniva fuori da sola. Era un modo di stare insieme senza fare a nessuno. Quando il marito morì, i libri smisero di scendere le scale. Nessuno dei due seppe mai bene perché. Forse, disse la signora Righi, avevano paura che senza le parole non sarebbero più bastate.

Chiara annullò il furgone. Gli li riportò in soffitta, e i libri tornarono sugli scaffali, nell'ordine dello zio. Prima di ripartire per Milano, scese di nuovo le scale e lasciò alla signora Righi una copia nuova di un romanzo uscito da poco, con una sola nota a matita sul scritta con la sua calligrafia: “Mi dica che cosa ne pensa. Io leggo piano.” La settimana dopo le arrivò per posta. I erano pieni.

Comprehension check

0/4 answered

1. What did Chiara plan to do with her uncle's books at first?

2. What did she find in the margins of the books?

3. Who was the second reader?

4. Why, according to Signora Righi, did the books stop going up and down the stairs?