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Short story

Il telegramma

In an Abruzzo village in 1943, the postman carries a telegram from the War Ministry for days without delivering it, until the soldier's mother comes to collect it herself.

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Words to know (12)
  • a tracolla · across the shoulder
  • il nocciolo · hazel
  • l'intestazione · letterhead
  • affacciarsi · to look out (of a window)
  • disperso · missing (in action)
  • il reato · offence, crime
  • scansarsi · to step aside
  • ruvido · rough
  • il guaio · mess, trouble
  • portare il lutto · to wear mourning
  • apparecchiare · to lay the table
  • la cicatrice · scar

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Nel febbraio del 1943 il postino di Pescocostanzo, in Abruzzo, si chiamava Cosimo Di Iorio, aveva cinquantotto anni, una gamba rigida per una ferita dell'altra guerra e una bicicletta che d'inverno non serviva a niente, perché la neve copriva le strade per mesi. Faceva il giro a piedi, con la borsa di cuoio a e un bastone di e in paese lo aspettavano tutti, perché dalla borsa di Cosimo uscivano le lettere dei figli lontani, in Russia, in Africa, in Grecia.

Da qualche mese, però, dalla borsa uscivano anche i telegrammi. Erano buste gialle, con del Ministero della Guerra, e tutti in paese avevano imparato a riconoscerle da lontano. Quando Cosimo ne aveva una, lo si capiva dal modo in cui camminava: più lento, con la testa bassa, come chi va a un funerale. Le donne si alle finestre e lo seguivano con gli occhi, pregando in silenzio che passasse oltre la loro porta.

Il telegramma per la signora Annunziata Colaiacovo arrivò un lunedì. Cosimo lo lesse, come era tenuto a fare, e lo ripiegò con cura. Il figlio di Annunziata, Pasquale, era sul fronte del Don. non morto: il Ministero usava quella parola per tutti quelli di cui non si sapeva più niente, e Cosimo, che la guerra l'aveva fatta, sapeva bene che cosa significava quasi sempre. Annunziata era vedova, Pasquale era il suo unico figlio. Cosimo l'aveva visto nascere, gli aveva insegnato ad andare in bicicletta su quella stessa bicicletta inutile.

Quel lunedì non lo consegnò. Disse a se stesso che c'era troppa neve, che la casa dei Colaiacovo era in cima al paese, che la gamba gli faceva male. Il martedì trovò un'altra scusa, e il mercoledì un'altra ancora. Teneva il telegramma nella tasca interna della giacca, sul petto, e gli sembrava che pesasse più di tutta la borsa. Di notte non dormiva. Sapeva di commettere un e sapeva anche che non stava proteggendo Annunziata: stava proteggendo se stesso dal momento in cui lei avrebbe aperto la busta.

Il giovedì, mentre faceva il giro in piazza, la vide arrivare. Annunziata scendeva la strada lentamente, con lo scialle nero sulla testa, e la gente si per lasciarla passare. Si fermò davanti a lui e gli tese la mano. “Dammelo, Cosimo”, disse. “È da lunedì che non passi più sotto casa mia. In vent'anni non era mai successo.” Cosimo le diede il telegramma. Lei non lo aprì. Se lo mise in tasca, gli fece una carezza sulla guancia come si fa con un bambino che ha combinato un per troppo amore, e tornò su per la salita.

Annunziata non portò mai il Disse a tutti che voleva dire e che le cose prima o poi si ritrovano. Ogni sera, per undici anni, la tavola per due, e ogni sera Cosimo, passando, vedeva dalla finestra quel piatto vuoto e quel bicchiere pulito. In paese qualcuno diceva che era impazzita. Cosimo no. Cosimo continuò a passare sotto casa sua tutti i giorni, anche quando non aveva niente da consegnarle, e le diceva sempre la stessa cosa: “Oggi niente, signora Annunziata. Domani.”

Annunziata morì nell'inverno del 1953, di polmonite, con la tavola ancora Pochi mesi dopo, nel gennaio del 1954, gli ultimi prigionieri italiani rientrarono dai campi dell'Unione Sovietica. Tra loro c'era Pasquale Colaiacovo, magrissimo, con i capelli bianchi a trentadue anni e una sul collo. Alla stazione di Sulmona non lo aspettava nessuno, perché nessuno sapeva che stava tornando. Nessuno tranne un vecchio con una gamba rigida e un bastone di che aveva letto il suo nome su un elenco pubblicato dal giornale e aveva viaggiato tre ore su una corriera gelata.

Cosimo gli raccontò tutto, mentre tornavano in paese: della madre, della tavola, del telegramma che non aveva avuto il coraggio di consegnare. Pasquale ascoltò senza interromperlo. Poi, davanti alla casa in cima alla salita, si fermò, si girò verso il vecchio postino e gli disse, con un sorriso stanco, l'unica cosa che gli sembrò giusta: “Avevate ragione voi, Cosimo. Domani.”

Comprehension check

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1. How could the village women tell that Cosimo was carrying a War Ministry telegram?

2. What did the telegram say about Pasquale?

3. How did Annunziata know something was wrong?

4. Who met Pasquale at Sulmona station in 1954?