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Short story

L'ultima corsa del ventinove

A Milan tram driver on his last shift before retirement finds that his regular passengers have organised something, and that one of them has a question he has been avoiding for twenty years.

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Words to know (11)
  • il binario · track
  • stridere · to screech
  • ripromettersi · to resolve, promise oneself
  • il deposito · depot
  • sgualcito · crumpled
  • il controllore · ticket inspector
  • stonato · out of tune
  • il capolinea · end of the line, terminus
  • la soffitta · attic
  • voltarsi · to turn round
  • intrappolato · trapped

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Ernesto Colombo guidò il tram numero 29 per ventisei anni, sempre sulla stessa linea, sempre nel turno del mattino. Conosceva ogni della circonvallazione come si conoscono le rughe della propria mano: il punto in cui le rotaie la curva di piazzale Loreto dove bisognava rallentare per non far cadere le signore con la spesa, il semaforo di viale Bligny che sembrava rosso per vocazione. Sapeva anche chi saliva a quale fermata, e a che ora, e con quale faccia.

Il suo ultimo giorno di lavoro fu un venerdì di febbraio, grigio e umido come solo Milano sa esserlo. Ernesto si era di non dire niente a nessuno: detestava i saluti, gli addii, le torte con le candeline nelle sale del Uscì dal alle cinque e quaranta, accese le luci, controllò gli specchietti e partì come se fosse un giorno qualunque.

Alla prima fermata salì la signora Brambilla, che andava ogni mattina a fare la guardia ai nipoti a Porta Romana. Gli porse, invece del solito buongiorno, un pacchetto avvolto nella carta di una pasticceria. Alla seconda salì il ragazzo con la chitarra, che quella mattina, invece di dormire con la testa contro il finestrino, si sedette proprio dietro la cabina e cominciò a suonare piano. Alla terza salirono due infermiere del Policlinico con un mazzo di fiori un po' Ernesto capì che qualcuno aveva parlato, e capì anche chi: il il Bassi, che non sapeva tenere un segreto nemmeno sotto tortura.

Per tutto il giro il tram si riempì di gente che non aveva bisogno di andare da nessuna parte. Studenti, pensionati, un portinaio di corso Lodi che Ernesto aveva salutato con la mano per vent'anni senza mai sapere come si chiamasse. Qualcuno aveva portato un thermos di caffè, qualcun altro i bicchierini di carta. A un certo punto, all'altezza di Porta Genova, la signora Brambilla attaccò a cantare una canzone in dialetto milanese, e metà della vettura la seguì, e felice.

C'era una sola passeggera che non cantava. Era una donna sui quarant'anni, con un cappotto blu, che saliva ogni giorno a viale Piave e scendeva a Porta Vittoria, e che Ernesto conosceva da quando era una bambina con le trecce e lo zaino troppo grande. Quel giorno non scese a Porta Vittoria. Restò seduta fino al e quando il tram si svuotò si avvicinò alla cabina.

“Lei si ricorda di mia madre?”, gli chiese. Ernesto si ricordava. Si ricordava di una donna giovane che tutte le mattine accompagnava la figlia a scuola, che rideva forte e che un giorno di novembre del 1971 era salita sul ventinove con gli occhi rossi e una valigia. Ricordava di averla vista scendere alla Stazione Centrale, di averla guardata nello specchietto mentre si allontanava, e di non averla mai più rivista.

“Mio padre mi disse che era partita per la Svizzera”, continuò la donna, “e che non voleva più saperne di noi. Io ci ho creduto per vent'anni. Poi, l'anno scorso, ho trovato le sue lettere in tutte, mai aperte. Lei voleva portarmi con sé. Ogni settimana scriveva.” Si fermò. “Volevo solo sapere se quel giorno, sul tram, mi ha cercata. Se si è

Ernesto guardò la donna, poi lo specchietto, come se la scena potesse ancora essere lì, nel vetro. Avrebbe potuto dire di non ricordare. Sarebbe stato più semplice, e forse più onesto. Invece disse la verità, o almeno quella che aveva conservato per vent'anni: “Si è tre volte. L'ultima, già sul marciapiede, ha guardato i finestrini uno per uno. Credo che cercasse lei. Io ho aspettato prima di ripartire. Più del solito.”

La donna annuì, gli strinse la mano e scese senza dire altro. Ernesto riportò il tram al consegnò le chiavi e il registro, rifiutò la torta del Bassi. Tornando a casa a piedi, quella sera, pensò che in ventisei anni aveva portato milioni di persone da una parte all'altra della città, e che forse il suo vero lavoro era stato soltanto quello: ricordarsi chi saliva, e dove scendeva.

Comprehension check

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1. How did Ernesto feel about farewells?

2. Who told the passengers about his retirement?

3. What had the woman in the blue coat discovered in the attic?

4. What did Ernesto tell her?