Short story
La maschera dell'Arena
For forty seasons an usher at the Arena di Verona has shown thousands of people to their seats without ever seeing an opera from start to finish, until her colleagues arrange her last night.
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Words to know (12)
- la maschera · usher (at a theatre)
- la gradinata · tiers, terraces
- soccorrere · to help, aid
- sbrecciato · chipped
- il brandello · shred, scrap
- la tessera · tile (of a mosaic)
- la ragioneria · accountancy (school)
- burbero · gruff
- parlottare · to whisper, mutter together
- pararsi davanti · to plant oneself in front of
- la colletta · collection (of money)
- svenire · to faint
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Per quarant'anni Graziella Bertolini fece la all'Arena di Verona. Ogni estate, da giugno a settembre, cinque sere alla settimana, indossava la divisa, prendeva la torcia e accompagnava gli spettatori ai loro posti, sulle di pietra dell'anfiteatro romano o nelle poltroncine della platea. Controllava i biglietti, distribuiva i cuscini, rimproverava chi fotografava con il flash, le signore per il caldo. Conosceva ogni fila, ogni numero, ogni gradino Ma un'opera intera, dall'inizio alla fine, non l'aveva mai vista.
Non che non la sentisse: la sentiva benissimo, a pezzi, mentre lavorava. Sentiva l'ouverture mentre sistemava gli ultimi ritardatari, un'aria famosa mentre cercava il cuscino perduto di un turista tedesco, il coro degli schiavi mentre accompagnava fuori un bambino che doveva andare in bagno. Conosceva la Traviata a frammenti, l'Aida a la Carmen a pezzetti sparsi, come un mosaico di cui le mancavano metà delle Diceva, ridendo, di essere la più grande esperta di intervalli d'Italia.
Era cominciata nel 1979, quando aveva vent'anni e studiava come lavoro estivo per pagarsi i libri. Poi si era diplomata, aveva trovato un impiego in una ditta di mobili, si era sposata, aveva avuto due figli. Ma ogni estate tornava all'Arena. Il marito non capiva. I figli, da piccoli, la prendevano in giro. Lei diceva che le serviva per respirare, e non sapeva spiegare meglio di così. Forse era la pietra calda sotto le mani, o il momento in cui si spegnevano le luci e ventimila persone accendevano le candeline, o il silenzio che arrivava prima della prima nota, così pieno che sembrava di poterlo toccare.
Nel 2018 compì sessant'anni e decise che quella sarebbe stata la sua ultima stagione. Lo disse al capo delle maschere, un uomo di Vicenza che lavorava lì da più tempo di lei, e lui annuì senza commenti. Le colleghe, invece, organizzarono una cosa. Per tutta l'estate nei corridoi, smettendo appena lei si avvicinava, e lei si convinse che stessero preparando una torta, o un regalo, e cercò di non pensarci.
L'ultima sera della stagione si dava l'Aida. Graziella arrivò alle sette come sempre, si mise la divisa, prese la torcia. Ma il capo delle maschere le si davanti e le tolse la torcia di mano. Le disse che quella sera non avrebbe lavorato. Le colleghe avevano fatto una e le avevano comprato un biglietto in platea, fila sette, posto dodici. Uno dei posti migliori, al centro, davanti all'orchestra. Graziella protestò, disse che non era vestita, che non poteva lasciarle con un turno in meno. Il capo la guardò con la sua faccia e le disse: “Signora, si sieda. È un ordine.”
Si sedette. Per la prima volta in quarant'anni, quando si spensero le luci, non era in piedi in fondo a un corridoio, con la torcia in mano, ma seduta, con le mani in grembo, come una spettatrice qualsiasi. Intorno a lei le candeline si accesero a una a una, salendo lungo le fino al cielo. Poi l'orchestra cominciò, e Graziella, per tre ore e mezza, non si mosse. Non guardò mai l'orologio, non controllò se qualcuno fotografava, non si voltò quando una signora, tre file più indietro, sembrò sul punto di Guardò l'opera.
Scoprì molte cose, quella sera. Scoprì come andava a finire la storia, che conosceva solo a pezzi. Scoprì che il coro, che aveva sentito mille volte dai corridoi, visto da vicino era fatto di facce, di persone, di bocche aperte. Scoprì che il silenzio prima della prima nota, quando si è seduti, è ancora più grande di quando si è in piedi. E nell'ultima scena, quando i due amanti muoiono insieme, chiusi nella tomba, cantando piano, si accorse che piangeva, e che non provava nessun imbarazzo, perché intorno a lei piangevano tutti.
Alla fine, durante gli applausi, si voltò. Lungo i corridoi, in fondo alla platea e sulle c'erano tutte le sue colleghe, in divisa, con le torce accese puntate verso di lei, come tante piccole stelle. Graziella alzò una mano per salutarle, e le torce si mossero tutte insieme, su e giù, rispondendo. Il pubblico intorno non capì che cosa stesse succedendo. Qualcuno pensò che fosse parte dello spettacolo. In un certo senso, disse poi Graziella, lo era: era l'unico finale che non aveva mai visto e che, in quarant'anni, aveva aspettato senza saperlo.
Comprehension check
0/4 answered
1. Why had Graziella never seen a whole opera?
2. How did Graziella explain why she came back every summer?
3. What had her colleagues arranged?
4. What did Graziella see when she turned round at the end?