Short story
Carteggio di una contessa
In 1763 a witty Milanese countess and a Venetian abbé exchange letters about chocolate, fashionable gallants and the education of women, in an original pastiche of eighteenth-century correspondence.
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Words to know (12)
- il carteggio · correspondence
- l'allegrezza · joy, gladness (literary)
- il cicisbeo · a married lady's official escort (18th c.)
- compatire · to pity
- la bautta · Venetian carnival mask
- divulgare · to spread, make public
- l'oncia · ounce
- il baccello · pod
- il molinello · chocolate whisk (molinillo)
- costernato · dismayed
- il pollaio · henhouse
- pedante · pedantic
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Milano, 3 febbraio 1763. Signor abate carissimo, ricevo la Vostra lettera del 20 gennaio con la consueta e con l'inconsueto ritardo della posta di Verona, la quale, a quanto pare, viaggia a dorso di lumaca e si ferma a ogni osteria. Mi chiedete come trascorra l'inverno una dama milanese. Ve lo dirò in poche righe, poiché in poche righe sta tutto. Mi alzo a mezzogiorno, ricevo il parrucchiere, il maestro di musica e il nell'ordine; pranzo alle quattro; a sera vado in carrozza al Corso, poi a teatro, dove si parla di tutto fuorché dell'opera, e rientro all'alba. È una vita faticosissima, e Vi prego di
Quanto al poiché so che vorrete sapere, è un cavaliere di trent'anni, di buona famiglia e di pessima conversazione, che mio marito ha scelto per me con la stessa cura con cui sceglie i cavalli: guardandogli i denti. Mi accompagna a messa, mi regge il ventaglio, mi porge la cioccolata e mi riferisce i pettegolezzi della città con un ritardo di tre giorni sulla mia cameriera. Non ha mai letto un libro, e se ne vanta. Mio marito è contentissimo di lui, perché lo dispensa dal dovermi parlare. Io lo sopporto come si sopporta la nebbia: con pazienza e una buona pelliccia.
Venezia, 19 febbraio 1763. Illustrissima e veneratissima signora contessa, la Vostra lettera mi ha fatto ridere tanto forte che il mio padrone di casa, un mercante di spezie assai devoto, è salito a domandarmi se mi fossi convertito alla commedia. Gli ho risposto che sì, e che la colpa era Vostra. Qui il carnevale è al colmo: da sei settimane la città intera va in maschera, e confesso di aver perso il conto delle volte in cui ho salutato con un inchino profondo una dama che poi, levata la si è rivelata il mio barbiere. Venezia è il solo luogo al mondo dove la virtù e il vizio portano lo stesso cappello, e si salutano per strada.
Mi chiedete, nella lettera precedente, la ricetta della cioccolata che bevemmo insieme a Padova l'autunno scorso, e che tanto Vi piacque. Eccola, ma Vi supplico di non me l'ha confidata un cuoco spagnolo sul letto di morte, il quale, guarito il giorno dopo, mi ha chiesto di restituirgliela, e io mi sono rifiutato. Si prendono sei di cacao di Caracas, quattro di zucchero, un di vaniglia, un pizzico di cannella e uno, minimo, di peperoncino, che è il segreto, e lo si fa bollire tre volte nel latte, frullandolo col fino a che non faccia la schiuma. Si beve bollente, la mattina, leggendo un libro proibito. Senza il libro, l'effetto si riduce della metà.
Milano, 8 marzo 1763. Abate mio, ho fatto la cioccolata secondo la Vostra ricetta, e Vi assicuro che è divina. Il libro proibito l'ho trovato senza difficoltà: in questa città sono proibiti quasi tutti, il che semplifica molto la scelta. Ma devo darvi una notizia che Vi stupirà. Ho licenziato il Mio marito ne è rimasto come se gli avessi licenziato il cocchiere. Gli ho spiegato che d'ora in poi il ventaglio me lo terrò da sola, e che le ore che quel cavaliere passava a portarmi la cioccolata intendo passarle a imparare il latino. Mio marito mi ha guardata come si guarda una cavalla che parla.
Venezia, 26 marzo 1763. Contessa illustrissima, il latino! Non so se rallegrarmi o spaventarmi. Mi rallegro per Voi, che avete un ingegno sprecato nei salotti come un diamante in un Mi spavento per la quiete pubblica, perché se tutte le dame di Milano imparassero il latino, i resterebbero disoccupati, i mariti dovrebbero parlare con le mogli, e l'intero edificio della società crollerebbe in un mese. Tuttavia, poiché sono un uomo di Chiesa e devo pur fare qualche opera buona, Vi mando per la posta una grammatica, un Cicerone con le note e, perché la medicina non sia troppo amara, un Ovidio.
Milano, 30 aprile 1763. Abate carissimo, sono giunta alla terza declinazione e al secondo libro delle Metamorfosi, che leggo di nascosto dal confessore, il quale lo ritiene pericoloso per le donne e, sospetto, lo ha letto tutto. Mio marito ha preso l'abitudine di sedersi nella stanza accanto mentre studio, fingendo di leggere la gazzetta. Ieri sera, quando ho sbagliato un ablativo ad alta voce, l'ho sentito correggermi da dietro la porta. Ho scoperto così che sa il latino meglio di me, e che lo ha tenuto nascosto per dodici anni di matrimonio per paura che lo credessi Ora studiamo insieme, la sera, accanto al camino. Non è l'amore dei romanzi. Ma è, forse, una conversazione.
Venezia, 14 maggio 1763. Contessa mia, la Vostra ultima lettera è la più bella che abbia ricevuto in vita mia, e la conserverò fra le cose più care del nostro Avete scoperto, in tre mesi, quello che a molti filosofi non riesce in una vita intera: che le persone che crediamo di conoscere meglio sono spesso quelle che non abbiamo mai interrogato. Salutatemi il signor conte, il quale, ditegli pure, è da oggi l'uomo che più invidio in Italia. Vi bacio le mani, e Vi prego, quando berrete la cioccolata, di non dimenticare il libro proibito. Ora che lo leggete in due, credo che l'effetto raddoppi. Vostro devotissimo servitore.
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1. How does the countess describe her cicisbeo?
2. According to the abbé, what is the "secret" of his chocolate?
3. What did the countess decide to do with the hours the cicisbeo used to take up?
4. What did she discover about her husband?