Deep End
← Mastery stories

Short story

Le orecchiette dell'Arco Basso

In the old town of Bari, two elderly women who make pasta in the street take their quarrel over a doorstep to the justice of the peace, a young judge from the North who understands Barese far less than he thinks.

Tap a dotted word for its meaning.

Words to know (12)
  • la semola · durum-wheat semolina
  • il telaio · frame
  • coetaneo · of the same age
  • la levatrice · midwife
  • catastalmente · according to the land registry
  • l'usucapione · acquisition of property by long use
  • lo zelo · zeal
  • ce ste a ddice (barese) · what is she saying (Barese)
  • contemplare · to provide for (in law)
  • conteso · disputed, fought over
  • la parcella · lawyer's fee
  • sciamanìnne (barese) · let's go (Barese)

Select any text to highlight it, or a word to translate it or save it to your flashcards.

A Bari Vecchia, nella stradina che passa sotto l'Arco Basso, le donne fanno le orecchiette davanti alla porta di casa, su tavoli di legno appoggiati al muro, come le facevano le loro madri e le loro nonne. Lavorano a una velocità che i turisti filmano con il telefono e che nessun turista riesce a imitare: un pezzetto di pasta di un colpo secco del coltello, un movimento del pollice, e l'orecchietta è fatta, ruvida da una parte e liscia dall'altra, pronta per il sugo di cime di rapa. Le stendono ad asciugare su grandi di rete, e le vendono a chi passa, in sacchetti di carta, a peso.

Fra queste donne, le più famose erano Nunzia Dibenedetto e Teresa Lorusso, vicine di casa, settantotto anni l'una e settantotto l'altra, nate a una settimana di distanza nella stessa stanza, dalla stessa Per settant'anni erano state amiche inseparabili. Avevano fatto la comunione insieme, si erano sposate a un mese di distanza, avevano allattato i figli l'una a fianco dell'altra. Poi, nella primavera del 2016, avevano litigato. Il motivo era un gradino.

Il gradino stava esattamente fra le due porte, e da sessant'anni ci si appoggiava il tavolo di Nunzia. Ma quell'anno il Comune aveva rifatto la pavimentazione della strada, e il geometra, misurando, aveva stabilito che il gradino apparteneva, alla casa di Teresa. Teresa, che fino a quel momento non aveva mai pensato al gradino in vita sua, scoprì di colpo di tenerci moltissimo. Nunzia rispose che il gradino era suo per parola che aveva imparato dal nipote avvocato e che pronunciava come una bestemmia. Da allora non si parlarono più, e per un anno intero lavorarono fianco a fianco senza guardarsi, in un silenzio così denso che i turisti, passando, abbassavano la voce.

Alla fine la questione arrivò davanti al giudice di pace. Era un giovane magistrato di Treviso, al suo primo incarico al Sud, che aveva studiato con il dialetto barese su un dizionario comprato in stazione e che era convinto, come tutti i giovani magistrati, di poter risolvere qualsiasi controversia con il buon senso e il codice civile. Fissò l'udienza per un martedì mattina. Le due signore si presentarono vestite di nero, ciascuna con la borsetta stretta sul petto, ciascuna accompagnata da un nipote avvocato, e si sedettero ai due lati dell'aula senza guardarsi.

Il giudice chiese a Nunzia di esporre le sue ragioni. Nunzia si alzò e parlò per venti minuti in un barese strettissimo, con gesti ampi e lo sguardo rivolto al soffitto, come chi chiama a testimone il cielo. Il giudice, che aveva capito una parola su dieci, annuì gravemente. Poi chiese a Teresa di replicare. Teresa si alzò e cominciò: “Uè, ce ste a chessa? Mannagghie...” e proseguì per altri venti minuti, con la stessa intensità. Il giudice prendeva appunti, perché gli sembrava professionale, ma sul foglio, a guardarlo dopo, c'era soltanto il disegno di un gradino.

Fu a quel punto che accadde una cosa che il giudice non aveva previsto e che nessun codice Nel bel mezzo della replica di Teresa, Nunzia la interruppe, rivolgendosi non al giudice ma direttamente a lei, per la prima volta in un anno: le disse che stava raccontando male la storia del gradino, che il tavolo lì ce l'aveva messo sua madre nel 1956, e non nel 1958, e che lei se lo ricordava benissimo perché quell'anno erano andate insieme alla festa di San Nicola e Teresa si era persa. Teresa rispose che non si era persa affatto, che era Nunzia ad essersi persa, e che l'avevano ritrovata a piangere davanti alla basilica con lo zucchero filato in mano.

Per dieci minuti il giudice assisté, impotente, a un dialogo serratissimo fra le due donne, in barese, di cui non capiva niente, se non che cominciava con la festa di San Nicola del 1956, passava per un fidanzato nel 1960, un battesimo, un funerale, una lite per un sugo bruciato nel 1974, e arrivava, a poco a poco, a toni sempre più bassi. A un certo punto Teresa rise. Poi rise anche Nunzia. Poi si misero a piangere tutte e due, si alzarono, attraversarono l'aula e si abbracciarono davanti al banco del giudice, mentre i due nipoti avvocati si guardavano costernati, vedendo svanire la

Il giudice di Treviso chiese, timidamente, come dovesse considerarsi risolta la controversia sul gradino. Nunzia, asciugandosi gli occhi, gli spiegò con pazienza, in un italiano lento e scandito, come si parla ai bambini e ai settentrionali, che il gradino era di tutte e due, e che d'ora in poi ci avrebbero messo un tavolo solo, più lungo, per lavorare insieme. Poi aggiunse, rivolta a Teresa: Andiamocene. E se ne andarono, a braccetto, lasciando il giudice solo nell'aula con il suo disegno. Il giorno dopo, sul tavolo del magistrato, comparve un sacchetto di carta pieno di orecchiette fresche, senza biglietto. Il giudice dice che sono state la migliore sentenza della sua carriera, e che non l'ha scritta lui.

Comprehension check

0/4 answered

1. What did the two women quarrel about?

2. How much Barese did the judge from Treviso understand?

3. What started the women talking to each other again?

4. What did the judge find on his desk the next day?