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Short story

Il cameriere del terzo capitolo

A Roman novelist who has abandoned his book receives a visit from one of its minor characters, a waiter who appears on a single page and has come to demand a better fate.

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Words to know (12)
  • l'attico · penthouse
  • incompiuto · unfinished
  • arenarsi · to run aground, stall
  • in secca · high and dry
  • la vestaglia · dressing gown
  • l'avambraccio · forearm
  • la stupefazione · amazement
  • reclamare · to complain, demand
  • suo malgrado · in spite of himself
  • il pianerottolo · landing (of stairs)
  • il complotto · plot, conspiracy
  • enigmatico · puzzling, enigmatic

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Lo scrittore Ruggero Valli abitava in un di via Giulia, a Roma, con una terrazza piena di gerani morti e una scrivania su cui, da tre anni, giaceva un romanzo Era un romanzo ambizioso, di quelli che vogliono raccontare un'epoca intera attraverso le vicende di una famiglia, e si era al quattordicesimo capitolo, come una nave in senza che lo scrittore sapesse più spingerlo né al largo né in porto. Valli ci pensava ogni giorno e non lo apriva mai. Diceva agli amici che stava maturando. Gli amici, che lo conoscevano, smisero di chiedere.

Una sera di ottobre, verso le undici, suonarono alla porta. Valli andò ad aprire in convinto che fosse il portiere, e si trovò davanti un uomo sui cinquant'anni, magro, con i capelli pettinati all'indietro e la giacca bianca da cameriere, un tovagliolo piegato e un'espressione di cortese rimprovero. “Mi scusi l'ora”, disse l'uomo. “Sono Augusto. Del terzo capitolo. Il cameriere del caffè Aragno, pagina ottantadue. Posso entrare?”

Valli lo fece entrare per pura Augusto si sedette sul bordo del divano, con il tovagliolo sempre sul braccio, e spiegò il motivo della visita con la precisione di chi ha preparato il discorso per molto tempo. Nel terzo capitolo del romanzo, disse, il protagonista, l'avvocato Corradi, entra al caffè Aragno in un pomeriggio di maggio del 1924 e ordina un caffè. Augusto glielo porta. Poi l'avvocato dice una frase memorabile sulla situazione politica, e Augusto se ne va. Fine. Tre righe. “Tre righe, signor Valli”, ripeté il cameriere. “E da tre anni, in quelle tre righe, io porto un caffè. Sempre lo stesso. Sempre allo stesso tavolo. È una vita molto ripetitiva.”

Valli gli fece notare, con la logica dei sogni, che un personaggio secondario non ha diritto a Augusto sorrise con indulgenza. Disse che tutti i personaggi, anche quelli di tre righe, hanno una vita, e che la vita, quando chi l'ha cominciata si dimentica di finirla, diventa una condanna. Disse che lui, Augusto, aveva una moglie malata, un figlio che voleva partire per l'America e un segreto che nessuno, nemmeno l'autore, conosceva: aveva sentito, quel pomeriggio di maggio, una conversazione al tavolo accanto che avrebbe potuto cambiare il destino dell'avvocato Corradi, e del romanzo intero. Ma nessuno gli aveva mai chiesto niente. Era un cameriere. Portava il caffè.

“E che cosa avrebbe sentito?”, chiese Valli, suo Augusto si alzò, si aggiustò il tovagliolo sul braccio e gli rispose che non poteva dirlo. Non toccava a lui. Toccava allo scrittore scoprirlo, scrivendo. Se Valli voleva saperlo, doveva aprire il quattordicesimo capitolo, tornare indietro fino al terzo, e guardare meglio quel pomeriggio di maggio. Doveva ascoltare il caffè, non l'avvocato. Poi Augusto fece un mezzo inchino, come si fa ai clienti di riguardo, gli augurò la buona notte e uscì. Valli rimase in piedi nell'ingresso, in con la porta aperta, a fissare il vuoto.

Non dormì. Alle due di notte aprì il cassetto della scrivania, tirò fuori il manoscritto e cercò pagina ottantadue. Le tre righe erano lì, come le ricordava. L'avvocato entra, il cameriere porta il caffè, l'avvocato dice la sua frase. Valli le lesse dieci volte. Poi, quasi senza volerlo, prese la penna e aggiunse una riga, sotto: “Al tavolo accanto, due uomini parlavano a bassa voce, e il cameriere, posando la tazza, rallentò il gesto.” Si fermò. Gli sembrò di sentire, nella stanza vuota, un respiro trattenuto. Continuò.

Scrisse fino all'alba. E il giorno dopo, e quello dopo ancora. La conversazione al tavolo accanto si rivelò essere un e il cameriere l'unico testimone. Augusto, nelle pagine nuove, uscì dal caffè Aragno, attraversò via del Corso, salì le scale di una casa di Trastevere dove una donna malata lo aspettava, discusse con il figlio, prese una decisione che nessuno, nemmeno lo scrittore, si aspettava. Il romanzo, che per tre anni era rimasto in prese il largo all'improvviso, trascinato da un personaggio di tre righe. L'avvocato Corradi, che doveva esserne il protagonista, finì per diventare una figura di sfondo, un uomo che parla bene e non capisce niente.

Il libro uscì due anni dopo. S'intitolava “Il caffè di maggio”, e i critici scrissero che era il primo romanzo italiano in cui la Storia era raccontata dal punto di vista di chi serve ai tavoli. Valli, nelle interviste, non raccontò mai della visita notturna. Diceva soltanto che aveva imparato una cosa: che i personaggi secondari sono quelli che sanno di più, perché nessuno fa caso a loro. Nella dedica, che molti lettori trovarono c'era scritto: “Ad Augusto, che portava il caffè, e che una sera è venuto a riprendersi la tazza.”

Comprehension check

0/4 answered

1. Who was the late-night visitor?

2. What was Augusto's complaint?

3. What did Augusto say Valli had to do to learn his secret?

4. What lesson did Valli say he had learned?