Deep End
← Mastery stories

Short story

L'elisir del dottor Falcone

At the great Senigallia fair in 1846, a travelling quack sells a miraculous elixir from his cart, with the help of a sharp-eyed orphan boy who discovers what is really in the bottles.

Tap a dotted word for its meaning.

Words to know (12)
  • il saltimbanco · acrobat, street performer
  • il borsaiolo · pickpocket
  • il ciarlatano · quack, charlatan
  • sedicente · self-styled
  • spelacchiato · threadbare, mangy
  • il baiocco · baiocco (Papal States copper coin)
  • collaudato · tried and tested
  • la tinozza · tub
  • travasare · to decant
  • lo speziale · apothecary
  • interdetto · taken aback
  • a sproposito · out of place, inappropriately

Select any text to highlight it, or a word to translate it or save it to your flashcards.

Ogni anno, a luglio, la fiera di Senigallia richiamava sulla costa adriatica mercanti da mezzo Mediterraneo: greci con le spugne, turchi con i tappeti, ebrei di Ancona con le stoffe, dalmati con il legname, veneziani con i vetri, e una folla di cantastorie, e che si muovevano fra le bancarelle come pesci in un acquario. Fra questi ultimi, nel 1846, il più applaudito era il dottor Ippolito Falcone, medico dell'università di Bologna e di altre accademie straniere di cui non ricordava mai il nome, che vendeva da un carro dipinto di rosso e d'oro l'Elisir Universale Falcone, rimedio sicuro contro ogni male del corpo e della mente.

Il dottor Falcone era un uomo alto, magro, con una barba a punta, un cilindro e una voce che arrivava fino al porto. Il suo spettacolo cominciava a mezzogiorno. Saliva sul carro, batteva tre volte il bastone sul tavolato e iniziava a parlare, in un italiano fiorito, pieno di latino inventato, citando Ippocrate, Galeno, il re di Spagna e una principessa russa che, a suo dire, doveva la vita alle sue gocce. La folla si radunava, rideva, applaudiva. Alla fine dello spettacolo, metà degli ascoltatori comprava una boccetta. Costava due A sentire il dottore, valeva il triplo.

L'aiutante del dottore era un ragazzo di dodici anni, orfano, che si chiamava Nino e che Falcone aveva raccolto, diceva, su una strada di Romagna, dove lo aveva trovato a rubare le pesche. Nino faceva un po' di tutto: suonava il tamburo per attirare la gente, passava fra la folla con il cesto delle boccette, e soprattutto faceva la parte del miracolato. A metà dello spettacolo, a un segnale convenuto, si gettava a terra fingendo un attacco di convulsioni, e il dottore gli versava in bocca tre gocce di elisir, e Nino guariva all'istante, saltava in piedi e ringraziava il cielo. Era un numero che non falliva mai.

Fu una sera, mentre aiutava il dottore a preparare le boccette per il giorno dopo nel retro del carro, che Nino scoprì il segreto dell'elisir. Il dottore riempiva una grande di acqua di pozzo, ci versava un fiasco di vino rosso, una manciata di zucchero, un cucchiaio di anice e una goccia d'olio di garofano, mescolava con un bastone e il tutto nelle boccette con un imbuto. Nino lo guardò a lungo, poi chiese, con tutta l'innocenza dei suoi dodici anni: “Dottore, ma allora non guarisce niente?” Il dottor Falcone si fermò, posò l'imbuto, si sedette su una cassa e si accese un sigaro.

“Ascoltami bene, ragazzo”, disse. “L'elisir non guarisce niente, è vero. Ma nemmeno fa male, e questo è più di quanto si possa dire di molti medici con la laurea vera. La gente che viene alla fiera ha mal di denti, mal di schiena, mal di cuore, mal di miseria. Il medico non se lo può permettere. Lo nemmeno. Io vendo loro, per due una cosa che sa di buono e una mezz'ora di speranza. Molti, credendo di guarire, guariscono davvero, perché il corpo è un animale strano e la testa lo comanda più di quanto credano i dottori. Gli altri, almeno, hanno riso. Non è medicina, è vero. È teatro. Ma il teatro, ragazzo mio, ha guarito più gente della medicina.”

Nino ci pensò per tutta la notte. Il giorno dopo, a mezzogiorno, quando venne il momento del numero delle convulsioni, si gettò a terra come sempre. Il dottore gli versò in bocca le tre gocce. Ma Nino, invece di saltare in piedi, rimase sdraiato, immobile, con gli occhi chiusi. Il dottore, preoccupato, gli versò altre tre gocce. Niente. La folla cominciò a mormorare. Il dottore, impallidito, si chinò su di lui, e Nino gli sussurrò all'orecchio, senza aprire gli occhi: “Dottore, la metà dell'incasso a me, o resto morto.”

Il dottor Falcone, si racconta, rimase un attimo Poi scoppiò in una risata così fragorosa che la folla credette fosse parte dello spettacolo. Si rialzò, alzò le braccia al cielo e annunciò, con la sua voce da porto, che il ragazzo era vittima di una malattia rarissima, conosciuta in Persia come “il male dell'avidità”, contro la quale l'elisir doveva essere somministrato in dose doppia e accompagnato da una promessa solenne. Si chinò di nuovo, gli versò in bocca tutta la boccetta e gli disse forte, perché tutti sentissero: “Prometto!” Nino saltò in piedi, sano come un pesce. La folla applaudì come non aveva mai applaudito. Quel giorno si vendettero trecento boccette.

Nino restò con il dottore per altri sei anni, a metà dell'incasso. Imparò a parlare in un italiano fiorito, a citare Ippocrate a a riconoscere a colpo d'occhio chi ha bisogno di una medicina e chi soltanto di una storia. Quando il dottor Falcone morì, di vecchiaia, in una locanda di Fano, gli lasciò il carro, il cilindro e la ricetta. Nino la cambiò un poco: ci aggiunse una scorza d'arancia, per il profumo. Per trent'anni vendette l'Elisir Universale Falcone in tutte le fiere dell'Italia centrale. Sul carro, sotto il nome del dottore, aveva fatto scrivere in lettere d'oro una frase che la gente leggeva senza capire: “Non guarisce niente. Ma aiuta.”

Comprehension check

0/4 answered

1. What was Nino's role in the show?

2. What was really in the elixir?

3. How did the doctor justify selling the elixir?

4. What did Nino demand while pretending to be "dead"?