Short story
Il cardinale e i maritozzi
Rome, 1752: a cardinal tries to close a baker's shop that tempts the faithful during Lent, and finds himself the target of the anonymous verses hung each night on the talking statue of Pasquino.
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Words to know (12)
- il maritozzo · sweet Roman bun
- infarinato · floury, dusted with flour
- la Quaresima · Lent
- lo stemma · coat of arms
- austero · austere, stern
- emanare · to issue (a decree)
- contravvenire · to infringe, contravene
- il torso · torso
- la pasquinata · anonymous satirical verse posted on Pasquino
- domannà (romanesco) · to ask (Roman dialect)
- vorte (romanesco) · times (Roman dialect)
- l'imposta · shutter
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Nella Roma del 1752, dove i papi erano sovrani, i cardinali principi e il popolo, come diceva un proverbio, pagava per tutti e tre, c'era in via del Governo Vecchio un forno che faceva i più buoni della città. Li faceva la sora Nunziata, vedova di un fornaio, una donna di quarant'anni, rotonda, rossa in faccia, con le braccia fino ai gomiti e una risata che si sentiva fino a piazza Navona. I suoi erano soffici come nuvole, profumati d'arancia, lucidi di miele, e durante la quando la Chiesa li permetteva come unico dolce, la fila davanti al forno arrivava fino alla strada.
Proprio di fronte al forno abitava, in un palazzo con lo di famiglia sopra il portone, sua eminenza il cardinale Ottavio Sforzini, prefetto di una congregazione che si occupava di costumi e di morale, uomo magro, pallido, che digiunava tre giorni alla settimana e non sopportava nessun genere di allegria. Il profumo dei che saliva ogni mattina fino alle sue finestre, gli turbava le preghiere. La fila dei fedeli che ridevano e chiacchieravano davanti al forno, durante la gli sembrava uno scandalo. E la risata della sora Nunziata lo perseguitava fino nel sonno.
Il cardinale fece quello che fanno i potenti quando qualcosa li disturba: un editto. Stabilì che, per rispetto della santa i forni della parrocchia non potessero vendere dolci di nessun genere, nemmeno i e che chi avesse all'ordine sarebbe stato multato di dieci scudi, una somma con cui la sora Nunziata avrebbe potuto comprare farina per un anno. L'editto fu affisso sulla porta della chiesa e sulla porta del forno. La sora Nunziata lo lesse, si pulì le mani sul grembiule e spense il forno. La via del Governo Vecchio, per la prima volta in vent'anni, smise di profumare.
Ma a Roma c'era, e c'è ancora, una statua che parla. È un antico, mutilato, senza braccia e quasi senza faccia, che sta in un angolo della piazzetta dietro piazza Navona e che i romani chiamano Pasquino. Da secoli, di notte, qualcuno appende al suo piedistallo dei fogli con versi satirici contro il papa, i cardinali, i potenti, e la mattina tutta la città va a leggerli prima che le guardie li strappino. Le si chiamano. Nessuno sa chi le scriva. Tutti sanno che sono vere.
Tre giorni dopo l'editto, al collo di Pasquino comparve un foglio che diceva: “Er cardinale Sforzini, santo e pio, / ha chiuso er forno pe' piacere a Dio. / Ma Dio, che i l'ha creati, / se perché so' condannati?” Roma rise per una settimana. Il cardinale fece strappare il foglio e raddoppiò le guardie intorno alla statua. La mattina dopo, sul piedistallo, ce n'era un altro: “Sforzini fa er digiuno tre a settimana; / pe' nun digiunà solo, mo' affama Roma sana.” E il giorno dopo un altro ancora, e poi un altro, ogni mattina, nonostante le guardie, sempre più feroce.
Le sui diventarono l'argomento preferito della città. Si recitavano nelle osterie, nei salotti, perfino, si diceva, negli appartamenti del papa, che le trovava molto spiritose e le ripeteva ai suoi segretari con la mano davanti alla bocca. Il cardinale non osava più uscire in carrozza, perché i ragazzini lo inseguivano gridando Dimagrì ancora, ammesso che fosse possibile. Fece sorvegliare la statua giorno e notte. Fece interrogare poeti, studenti, abati, barbieri. Non trovò niente. Le continuavano ad apparire, ogni mattina, come i funghi dopo la pioggia.
Alla fine fu il papa in persona a intervenire. Fece chiamare il cardinale, lo ricevette con molta gentilezza, gli offrì da sedere e, si racconta, un dicendogli che gliel'aveva procurato apposta. Poi gli fece notare, con dolcezza, che un editto che fa ridere tutta Roma è un editto che indebolisce non soltanto chi lo ma la Chiesa intera. E che la santità, a volte, consiste anche nel saper perdere con grazia. Il cardinale tornò a casa, ritirò l'editto quello stesso pomeriggio, e la mattina dopo la via del Governo Vecchio tornò a profumare d'arancia e di miele.
Nessuno seppe mai chi avesse scritto quelle Ma si racconta che, la prima mattina di riapertura, quando la sora Nunziata riaprì le del forno, trovò sul banco, sotto un sasso, un foglio con una calligrafia elegante, quasi da segretario, e sopra un solo verso: “Er popolo ha fame, ma pure er papa.” E si racconta anche che, per tutti gli anni in cui fu in vita, ogni mattina di un servitore in livrea senza comprasse una dozzina di e li portasse, dentro un cesto coperto da un panno, verso il Quirinale. La sora Nunziata non fece mai domande. Ma a quel servitore, da quel giorno, i li fece pagare la metà.
Comprehension check
0/4 answered
1. Why did the cardinal dislike the bakery?
2. What is Pasquino?
3. What did the Pope tell the cardinal?
4. What does the ending hint about the author of the verses?