Short story
Il ponte della Maddalena
A fresh retelling, in the voice of an old Tuscan storyteller, of the legend of the Devil's Bridge near Lucca, in which a master builder strikes a bargain with the Devil and a village outwits them both.
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Words to know (12)
- brontolare · to grumble, rumble
- il barcaiolo · boatman
- costare un occhio della testa · to cost an arm and a leg
- il camposanto · cemetery
- il capomastro · master builder
- la pila · pier (of a bridge)
- piumato · plumed
- la schiena d'asino · humpback (bridge)
- il parapetto · parapet
- ingrassare · to fatten
- grugnire · to grunt
- il bollore · boiling, seething
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Sentite questa, che me la raccontava la mi' nonna nelle sere d'inverno, quando il Serchio cresceva e si sentiva giù in fondo alla valle come un vecchio arrabbiato. Al tempo dei tempi, quando la Garfagnana era tutta boschi e lupi e i signori di Lucca la governavano da lontano, a Borgo a Mozzano non c'era il ponte. Per passare il fiume c'era una barca, e un che si faceva pagare un della testa, e quando il Serchio era in piena non passava nemmeno lui. I mercanti aspettavano giorni, le donne non potevano andare al mercato, i morti della riva di là non si potevano portare al della riva di qua.
Allora la contessa Matilde, che a quei tempi era la padrona di tutto, chiamò il più bravo della Toscana, un certo maestro Buonamico da Pescia, e gli ordinò di costruire un ponte. Ma un ponte come si deve, di pietra, che resistesse alle piene per mille anni. E gli diede un anno di tempo. Maestro Buonamico si mise al lavoro con cento operai. Lavorarono come muli, estate e inverno, ma il Serchio, ogni volta che le arrivavano a metà, s'ingrossava e se le portava via, come se ci si divertisse. Passarono undici mesi. Il ponte era ancora un mucchio di sassi. E la contessa Matilde, si diceva, a chi non manteneva le promesse faceva tagliare la testa, o qualcosa di peggio, che la mi' nonna non diceva mai che cosa fosse.
Una sera, il maestro Buonamico se ne stava seduto sulla riva, con la testa fra le mani, a guardare l'acqua che gli aveva mangiato un anno di lavoro, quando sentì dietro di sé una voce gentile. Si voltò e vide un signore elegantissimo, vestito di rosso, con un cappello una barbetta a punta e un odore di zolfo che si sentiva da tre metri. Il signore gli disse che aveva saputo delle sue difficoltà, e che era disposto ad aiutarlo. In una notte, gli avrebbe costruito il ponte più bello della Toscana. In cambio, chiedeva una cosa sola, da niente: l'anima del primo che ci fosse passato sopra.
Il maestro Buonamico, che era un uomo di mondo, capì subito con chi aveva da fare. Ci pensò un poco. Pensò alla contessa, alla sua testa, alla testa dei suoi cento operai. Poi pensò che un'anima sola, in fondo, era un prezzo onesto per un ponte che sarebbe durato mille anni e avrebbe servito migliaia di cristiani. E disse di sì. Si strinsero la mano, e la mano del signore, raccontava la mi' nonna, era calda come un ferro da stiro. Il maestro tornò a casa, si mise a letto e non dormì, e quella notte tutto il Borgo sentì dal fiume rumori di martelli, di catene, di risate che non erano di questo mondo.
La mattina dopo, sul Serchio, c'era il ponte. Ma che ponte, figlioli! Una d'asino altissima, sottile, con un arco grande in mezzo che pareva saltare il fiume come un gatto, e quattro archi più piccoli ai lati, tutto di pietra bianca, liscio come un osso. Il signore in rosso era seduto sul dalla parte di là, con le gambe accavallate, ad aspettare la sua anima. Il paese intero si radunò sulla riva, ma nessuno osava passare. Le vecchie si facevano il segno della croce, i bambini piangevano, il prete spruzzava acqua santa da lontano, perché da vicino, diceva, non era prudente.
Fu allora che la moglie del maestro Buonamico, che si chiamava Tecla ed era una donna di quelle che a Borgo a Mozzano nascono una volta per secolo, ebbe un'idea. Andò a casa, prese il maiale che stavano per Natale, un maiale grosso, rosa e di pessimo carattere, gli mise una corda al collo e lo trascinò fino al ponte. Poi, davanti a tutti, gli diede un calcio nel sedere. Il maiale, offesissimo, partì di corsa, e attraversò il ponte da una parte all'altra, come un dannato, fino ai piedi del signore in rosso. Che lo guardò. E guardò la folla. E capì.
Raccontava la mi' nonna che il Diavolo, perché era lui, s'intende, divenne prima bianco, poi verde, poi rosso come il suo vestito, e lanciò un urlo che fece cadere le foglie dei castagni per tre miglia intorno. Poi afferrò il maiale per le orecchie e sparì nel fiume, in un gran d'acqua e di fumo, e da allora non si è più visto, almeno da quelle parti. Il ponte invece restò, e c'è ancora, e la gente ci passa da mille anni. Lo chiamano il ponte della Maddalena, per via di una cappella che c'era vicino. Ma i vecchi del Borgo, ancora oggi, lo chiamano il ponte del Diavolo, e certe notti di piena, dicono, si sente sotto l'arco grande un grugnito.
E la morale, mi chiederete voi, qual è? La mi' nonna diceva che ce n'erano due. La prima, che con il Diavolo non si fanno contratti, perché anche quando si vince si perde un maiale. La seconda, che le idee buone, nelle storie come nella vita, vengono quasi sempre alle donne, mentre gli uomini stanno seduti in riva al fiume con la testa fra le mani. Io, la seconda, l'ho sempre trovata più vera della prima. E se non ci credete, andate a Borgo a Mozzano, passate sul ponte, e chiedete alla prima donna che incontrate. Vi dirà di sì. Poi, se è una del posto, vi chiederà se avete mangiato.
Comprehension check
0/4 answered
1. Why couldn't maestro Buonamico finish the bridge?
2. What price did the gentleman in red ask?
3. How did Tecla outwit the Devil?
4. Which moral does the narrator find truer?