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Short story

Il diritto al mugugno

In 1950s Genoa, a young Calabrian apprentice to an old ship's chandler learns about the Genoese sailor's ancient right to grumble, and realises something is wrong on the day his master stops complaining.

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Words to know (12)
  • il mugugno (genovese) · grumbling, grumble (Genoese)
  • il carrugio (genovese) · narrow alley (Genoa)
  • il rigattiere · second-hand dealer
  • la gomena · hawser, heavy rope
  • la galletta · ship's biscuit
  • belìn (genovese) · exclamation of annoyance or surprise (Genoese)
  • figgeu (genovese) · boy, kid (Genoese)
  • il nostromo · boatswain
  • l'ingaggio · signing on, hiring
  • cantilenante · sing-song
  • la chiatta · barge
  • il vitto · food, board

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Nel 1954 la bottega di Giobatta Parodi, provveditore marittimo, stava in un di Sottoripa, a Genova, tra un friggitore di farinata e un che vendeva bussole, cannocchiali e altre cose cadute dalle navi in circostanze che era meglio non indagare. La bottega era stretta e altissima, piena fino al soffitto di cime, lanterne, barattoli di vernice, sapone, scatolame e tutto quanto potesse servire a una nave in partenza. Giobatta l'aveva ereditata dal padre, che l'aveva ereditata dal nonno, e la governava con un'avarizia così raffinata che in tutto il porto la si citava come un'opera d'arte.

L'apprendista arrivò in aprile, mandato da un prete di Reggio Calabria che conosceva un prete di Genova. Si chiamava Rocco, aveva quindici anni, non aveva mai visto una nave più grande di un peschereccio e parlava un italiano imparato a scuola, che i genovesi trovavano commovente e un po' ridicolo. Giobatta lo guardò dalla testa ai piedi, gli tastò i muscoli delle braccia, sbuffò, e la prima frase che gli disse fu un m'an mandou un ciù secco d'un stocchefisso.” Rocco non capì una parola. Capì soltanto il tono, che era quello di un uomo a cui il destino ha fatto un torto personale.

Rocco imparò presto che quel tono, in Giobatta, non era un'eccezione: era la sua lingua madre. Giobatta mugugnava su tutto. Sul tempo, che era sempre troppo umido o troppo secco. Sul porto, che non era più quello di una volta. Sui comandanti, che pagavano tardi, sui marinai, che rubavano, sul governo, sul prezzo dell'olio, sulla farinata del vicino, che però mangiava tutti i giorni. Mugugnava anche quando gli affari andavano bene, anzi soprattutto allora, perché diceva che la fortuna, a Genova, bisogna offenderla un poco, altrimenti si monta la testa e se ne va.

Fu un vecchio in pensione, che passava i pomeriggi seduto su una cassa davanti alla bottega, a spiegare a Rocco la faccenda. Gli raccontò che una volta, sulle navi genovesi, i marinai al momento potevano scegliere fra due paghe: una più alta, e una un po' più bassa che però comprendeva il diritto al Chi sceglieva la seconda poteva lamentarsi a bordo di tutto, del cibo, del capitano, della rotta, senza essere punito. Chi sceglieva la prima doveva stare zitto. “E quasi tutti”, concluse il con orgoglio, “sceglievano la paga bassa. Perché un genovese, ragazzo, rinuncia volentieri a una lira, ma alla lamentela mai.”

Da quel giorno Rocco ascoltò i di Giobatta con altre orecchie. Imparò a distinguerne le sfumature come un musicista distingue i toni. C'era il del mattino, breve e rauco, che significava che il padrone aveva dormito bene. C'era il dei conti, lungo e che significava che gli affari andavano meglio del previsto. C'era il contro Rocco, quando sbagliava un ordine o rompeva un barattolo, che era il più feroce di tutti e che, Rocco lo capì solo dopo molti mesi, voleva dire, più o meno, che il vecchio gli si era affezionato. Imparò anche il genovese, a poco a poco, e qualche volta, per sfida, mugugnava a sua volta. Giobatta allora lo guardava di traverso e, sotto i baffi, sembrava quasi contento.

Passarono tre anni. Rocco diventò un ragazzo alto e forte, che caricava le casse sulle senza fatica e conosceva il nome di ogni nave in porto. Una mattina di febbraio del 1957 arrivò in bottega e trovò Giobatta seduto dietro il bancone, pallido, con le mani ferme sul registro. Rocco aprì le imposte. Fuori pioveva, un vento gelido entrava dal e un comandante greco aveva lasciato da tre mesi un conto non pagato. Rocco aspettò il Non venne. Giobatta disse soltanto, con una voce stranamente dolce: “Bongiorno, Rocco. Bella giornata, neh?”

Rocco non perse un minuto. Chiuse la bottega, corse dal farmacista all'angolo, poi dal medico, che abitava due più su. Il medico arrivò, visitò Giobatta, ascoltò il cuore e lo fece portare all'ospedale di San Martino su una barella, tra le proteste del vecchio, che però, anche quelle, erano deboli, educate, prive del vero spirito genovese. Era un infarto, preso in tempo. Il medico disse a Rocco che, se avesse aspettato anche solo mezza giornata, non ci sarebbe stato niente da fare. Gli chiese come avesse capito. Rocco rispose che il padrone, quella mattina, aveva detto che era una bella giornata.

Giobatta tornò in bottega dopo sei settimane, più magro e più lento. Il primo giorno si sedette dietro il bancone, guardò Rocco, guardò il cielo grigio attraverso il e lanciò un lungo, rauco, magnifico, sul dell'ospedale, sulle infermiere, sul medico e sul prezzo delle medicine, che durò dieci minuti buoni. Rocco lo ascoltò fino alla fine, a braccia conserte, sorridendo come davanti a un'aria d'opera. Quando Giobatta morì, molti anni dopo, gli lasciò la bottega, che Rocco tenne aperta fino al 1998. Nel testamento c'era una sola clausola, scritta di pugno dal vecchio: che l'erede conservasse, per sé e per i suoi dipendenti, il diritto al “che non costa niente e salva la vita”.

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1. What was the "diritto al mugugno" on Genoese ships?

2. Why did Giobatta grumble even when business was good?

3. What did the fiercest grumble directed at Rocco really mean?

4. How did Rocco realise Giobatta was ill?