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Short story

L'inverno del quarantaquattro

In the Langhe in the winter of 1944, an old peasant woman who speaks only Piedmontese hides a wounded young partisan from Turin in her hayloft, and outwits a German patrol by pretending not to understand anything at all.

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Words to know (12)
  • il rastrellamento · round-up, sweep (military)
  • sbandato · scattered, disbanded
  • il bricco · hilltop (Langhe)
  • aver poco da spartire con · to have little in common with
  • bogia nen (piemontese) · don't move (Piedmontese)
  • il paiolo · copper cauldron
  • delirare · to be delirious
  • sgranare · to shell (beans, peas)
  • mi i capisso (piemontese) · I understand (Piedmontese)
  • spazientirsi · to lose patience
  • infilzare · to pierce, skewer
  • rintracciare · to track down

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L'inverno del 1944, nelle Langhe, fu il più lungo che i vecchi ricordassero. La neve cadde a novembre e non se ne andò fino a marzo, e con la neve arrivarono i I tedeschi e i fascisti risalivano le colline a colonne, casa per casa, cascina per cascina, cercando i partigiani che durante l'estate avevano liberato mezza provincia e ora, affamati, senza munizioni, si nascondevano dove potevano. Chi li aiutava rischiava la fucilazione e l'incendio della casa. Quasi tutti, nelle Langhe, li aiutarono lo stesso.

Madlin Cravero aveva settantun anni e viveva sola in una cascina in cima a un sopra Dogliani, con una mucca, una capra e un gatto senza nome. Il marito era morto nella guerra precedente, sul Carso. I due figli erano emigrati in Francia prima della guerra e non davano notizie da tre anni. Madlin parlava soltanto il piemontese. L'italiano lo capiva, quando voleva, ma non lo parlava, perché diceva che era una lingua da preti e da carabinieri, e lei con i preti e i carabinieri aveva poco da

Una notte di dicembre sentì bussare. Aprì con il lume in mano e si trovò davanti un ragazzo di vent'anni, magro come un chiodo, con un cappotto troppo grande, il viso grigio e una benda sporca intorno alla coscia. Si chiamava Emilio, era di Torino, studiava legge prima della guerra. Era stato ferito in uno scontro vicino a Monforte e aveva camminato due giorni nella neve. Disse, in un italiano educato e tremante, che non voleva metterla in pericolo, che chiedeva soltanto un po' d'acqua. Madlin lo guardò, lo tirò dentro per un braccio e chiuse la porta. gli disse. Non muoverti. Poi andò a prendere la grappa per pulire la ferita.

Lo nascose nel fienile, sopra la stalla, in un buco scavato nel fieno, dove il calore della mucca saliva dal pavimento e lo teneva vivo. Gli portava da mangiare due volte al giorno: polenta, latte di capra, qualche volta un uovo. Gli cambiava la benda con lenzuola vecchie bollite nel Non gli fece mai domande. Lui, nei primi giorni, per la febbre, parlava di sua madre, di un esame di diritto romano, di una ragazza di Moncalieri. Madlin ascoltava e non capiva quasi niente, ma gli teneva la mano finché si addormentava, come aveva fatto con i figli.

Il arrivò a metà gennaio, un mattino di sole abbagliante sulla neve. Una pattuglia di sei soldati tedeschi con un interprete italiano, un ragazzo nervoso con la divisa della Repubblica sociale, salì fino alla cascina. Madlin li vide arrivare dalla finestra. Ebbe il tempo di gettare una bracciata di fieno sopra il buco del fienile, di mettere la pentola della polenta sul fuoco e di sedersi a fagioli, con il gatto in grembo, come se non aspettasse nessuno.

I soldati entrarono senza bussare. L'interprete le chiese se avesse visto dei partigiani. Madlin lo guardò con l'aria più stupida che una donna intelligente possa assumere e rispose in piemontese: “Mi i L'interprete ripeté la domanda, più forte, scandendo le sillabe. Madlin scosse la testa, sorrise, gli offrì una scodella di polenta. L'interprete si alzò la voce, minacciò. Madlin si mise a parlare, in un piemontese strettissimo, fittissimo, della mucca, della capra, del prezzo del sale, del marito morto sul Carso, di un vicino che le aveva rubato le uova nel 1923, senza fermarsi mai, come un fiume in piena.

L'interprete, che era di Bari e di piemontese non capiva una parola, guardò il sergente tedesco e allargò le braccia. Il sergente, un uomo stanco con i capelli grigi, salì comunque nel fienile con due soldati. Madlin continuò a fagioli e a parlare, a voce sempre più alta, perché la sentisse anche il ragazzo nel fieno. Diceva, in mezzo al fiume di parole sulla mucca e sulle uova, sempre la stessa frase, come un ritornello: I soldati il fieno con le baionette in tre o quattro punti. Poi scesero. Il sergente, uscendo, si fermò sulla porta, guardò la vecchia a lungo e le disse qualcosa in tedesco, a bassa voce. Lei non capì. Ma le sembrò, per il tono, che le avesse augurato buona fortuna.

Emilio rimase nel fienile fino a marzo. Una baionetta gli era passata a un palmo dalla faccia. Quando la ferita guarì, tornò in banda, e in aprile scese a Torino con i partigiani per la liberazione. Dopo la guerra diventò avvocato, poi giudice. Tornò a trovare Madlin ogni anno, finché lei visse, portandole caffè vero e notizie dei figli, che riuscì a in Francia. Sulla sua scrivania, in tribunale, per tutta la carriera tenne un cartoncino scritto a mano, che i colleghi scambiavano per una massima latina. Erano due parole in piemontese: Diceva che era il miglior consiglio giuridico che avesse mai ricevuto.

Comprehension check

0/4 answered

1. Why did Madlin refuse to speak Italian?

2. Where did Madlin hide Emilio?

3. How did Madlin deal with the interpreter?

4. Why did she keep repeating "Bogia nen" during the search?