Short story
L'americano di Cerenzia
Calabria, 1925: an emigrant comes home from New York in a fine suit with a gold watch, and the whole village treats him as a rich man, except his old mother, who sees at once what the suit is hiding.
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Words to know (12)
- bicolore · two-tone
- il panciotto · waistcoat
- il fagotto · bundle
- il piroscafo · steamship
- lo scrivano · scribe, letter-writer
- l'usuraio · moneylender, usurer
- trasi, figghiu (calabrese) · come in, son (Calabrian)
- di sottecchi · out of the corner of one's eye
- impegnare · to pawn
- la cassapanca · wooden chest
- a servizio · in domestic service
- mo' 'u sacciu (calabrese) · now I know (Calabrian)
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Nel settembre del 1925 Saverio Lucente tornò a Cerenzia, in provincia di Catanzaro, dopo diciotto anni d'America. Scese dalla corriera in piazza con un vestito grigio a righe sottili, un cappello di feltro chiaro, le scarpe una valigia di cuoio e una catena d'oro che gli attraversava il e spariva in un taschino, dove, tutti lo intuirono subito, doveva esserci un orologio. Il paese gli si radunò intorno come intorno a un santo in processione. Le donne lo toccavano per vedere se la stoffa era vera. I bambini gli chiedevano monete. Il sindaco gli strinse la mano due volte.
Era partito a vent'anni, con un paio di scarpe rotte e un da Napoli, sul in terza classe. Le sue lettere, in diciotto anni, erano state poche, brevi e piene di ottimismo, scritte da uno di Mulberry Street perché lui sapeva appena firmare: lavorava, stava bene, l'America era un paese grande, a Natale mandava qualche dollaro. In paese, a forza di leggerle e rileggerle, quelle lettere erano diventate un romanzo: Saverio era ricco, aveva una casa, forse una bottega, forse una moglie americana che non aveva il coraggio di portare a conoscere la madre. Quando tornò vestito così, nessuno ebbe più dubbi.
Fu invitato a cena da tutte le famiglie che contavano. Gli offrirono figlie da maritare, terreni da comprare, società da fondare. Il parroco gli chiese un contributo per le campane nuove, il maestro per la scuola, il fratello per il debito con di Santa Severina. Saverio sorrideva, ringraziava, prometteva. Quando gli chiedevano dell'America parlava dei grattacieli, del ponte di Brooklyn, dei treni che correvano sopra le strade, e il paese ascoltava a bocca aperta, nel silenzio religioso che si riserva ai racconti dei viaggiatori e ai bugiardi di talento.
Solo la madre, zia Rosaria, non fece domande. Era una donna piccola, nera, curva, con le mani grandi come pale per una vita passata a zappare. Lo aveva accolto sulla soglia della casa, una casa di pietra con una stanza sola e il forno fuori, senza piangere e senza correre. Lo aveva guardato a lungo, dal cappello alle scarpe, e poi gli aveva detto soltanto: Ti fici 'a minestra.” Entra, figlio. Ti ho fatto la minestra. E lo aveva fatto sedere a tavola come se fosse partito la mattina e tornato la sera.
La sera, quando Saverio si spogliò nella stanza per andare a dormire sul pagliericcio vicino al suo, zia Rosaria lo guardò di alla luce del lume. Vide che la camicia, sotto il vestito, era rammendata in tre punti. Vide che la catena d'oro, appoggiata sulla sedia, finiva in un taschino vuoto: l'orologio non c'era. Vide la schiena del figlio, curva come la sua, e le mani, piene di calli e di cicatrici, le mani di un uomo che per diciotto anni aveva scavato gallerie per la metropolitana di New York, sotto la terra, al buio, in mezzo all'acqua. Non disse niente. Spense il lume.
La verità Saverio gliela raccontò dopo una settimana, una notte, al buio, perché alla luce non ne avrebbe avuto il coraggio. Il vestito l'aveva comprato di seconda mano da un ebreo di Orchard Street, la catena era di ottone dorato e l'orologio l'aveva a Napoli, appena sbarcato, per pagarsi il treno e la corriera. In diciotto anni non aveva messo da parte quasi niente: quello che guadagnava se ne andava in affitto, in cibo, nei dollari per la madre, e una volta in un ospedale, quando una frana nella galleria gli aveva rotto due costole. Era tornato perché non ce la faceva più. Si era vestito così perché non voleva che il paese lo vedesse tornare come era partito.
Zia Rosaria ascoltò tutto, al buio, senza interromperlo. Poi si alzò, accese il lume, aprì una in fondo alla stanza e tirò fuori una scatola di latta. Dentro c'erano tutti i dollari che Saverio le aveva mandato in diciotto anni, ripiegati con cura, uno per uno, divisi per anno con un filo di lana. Non ne aveva speso uno. Aveva vissuto, in tutto quel tempo, di quello che le dava l'orto e di qualche giornata a “Jeu 'un sapìa chi n'avìa 'e fari”, disse. Io non sapevo che cosa farmene. Poi aggiunse, guardandolo negli occhi: “Mo' 'u
Con quei dollari Saverio comprò un pezzo di terra in contrada, due capre e un mulo. Restituì il vestito a righe al primo emigrante in partenza, perché, disse, in America serviva di più. Si sposò due anni dopo con una vedova di Caccuri, che rideva forte e non gli chiese mai niente dell'America. Al paese, per tutta la vita, rimase “l'americano”, e nessuno seppe mai la verità. Lui lasciò fare. Diceva che in fondo era vero: era stato in America, ed era tornato ricco. Solo che la ricchezza, quella vera, l'aveva trovata a casa, in una scatola di latta, sotto un filo di lana.
Comprehension check
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1. How did the village interpret Saverio's letters over the years?
2. What did his mother notice that evening?
3. What work had Saverio done in New York?
4. What was in the tin box?