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Short story

Il lettore dell'osteria

In a 1950s Bologna tavern, an old printer reads the newspaper aloud every morning to customers who cannot read; when his voice gives out, an unexpected reader takes his place.

Tap a dotted word for its meaning.

Words to know (11)
  • sfuso · loose, from the cask (not bottled)
  • al secolo · whose real name is
  • la montatura · frame (of glasses)
  • il mugolio · groan, moan
  • cruento · gory, bloody
  • il decesso · death (formal)
  • svogliato · listless, lazy
  • cigolare · to creak
  • mo sé (bolognese) · well yes, of course (Bolognese)
  • burdèla (bolognese) · little girl (Bolognese)
  • aggrottare la fronte · to frown

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L'osteria della Gigia, in via del Pratello, a Bologna, apriva alle sette del mattino e chiudeva quando l'ultimo cliente decideva che era ora di andare a dormire. Era un'osteria all'antica, di quelle dove non si cucinava: si vendeva solo il vino, rosso e bianco, nei bicchieri spessi come vasetti, e ognuno si portava da casa la sua merenda, avvolta nella carta del giornale. Mortadella, pane, un pezzo di formaggio, qualche volta una frittata fredda. I clienti erano facchini del mercato, muratori, pensionati, ferrovieri, e una manciata di personaggi che sembravano vivere lì da sempre, come i tavoli.

Fra questi c'era il Zvanén, al Giovanni Bonfiglioli, tipografo in pensione, settantacinque anni, una voce profonda da basso e un paio di occhiali con la di corno che teneva sulla punta del naso. Ogni mattina alle otto in punto il Zvanén si sedeva al tavolo d'angolo, apriva il giornale e lo leggeva ad alta voce, dalla prima all'ultima pagina, per chi voleva ascoltare. E ascoltavano quasi tutti, perché nel 1953, in via del Pratello, la metà dei clienti dell'osteria non sapeva leggere, e l'altra metà non aveva voglia di farlo.

Il Zvanén leggeva tutto. La politica, che commentava con un di disapprovazione qualunque fosse il partito. La cronaca nera, che leggeva rallentando nei punti più per l'effetto. Lo sport, che faceva litigare i tavoli. I necrologi, durante i quali qualcuno si toglieva il cappello. Gli annunci economici, che erano la parte preferita del pubblico: “Vendesi bicicletta da donna, quasi nuova, causa E poi, alla fine, la terza pagina, quella della cultura, che nessuno capiva ma che tutti ascoltavano in silenzio, come la messa in latino. La Gigia, dietro il banco, gli offriva il primo bicchiere. Il secondo se lo pagava.

Fra gli ascoltatori più fedeli c'era una bambina. Si chiamava Luisa, aveva nove anni ed era la figlia della Gigia. Prima di andare a scuola si sedeva su uno sgabello accanto al Zvanén, con la cartella sulle ginocchia, e lo guardava leggere con la bocca semiaperta. A scuola, dicevano le maestre, era una bambina sveglia ma che leggeva male, inciampando nelle parole, e si annoiava. All'osteria non si annoiava mai. Il Zvanén, ogni tanto, le indicava una parola difficile con il dito, e lei la ripeteva sottovoce.

Nell'inverno del 1955 il Zvanén si ammalò. Una laringite, disse il medico, che a quell'età non era cosa da prendere alla leggera. Gli ordinò di non parlare per un mese. Il Zvanén si presentò lo stesso all'osteria, alle otto, aprì il giornale, provò a leggere e gli uscì soltanto un soffio rauco, come una porta che Il pubblico, deluso, tornò ai suoi bicchieri. Qualcuno propose al ferroviere, che sapeva leggere, di prendere il suo posto; il ferroviere ci provò, ma leggeva come si leggono gli orari dei treni, e dopo dieci minuti tutti chiacchieravano. sé, ma non è mica la stessa roba”, disse un facchino, e tutti gli diedero ragione.

Il giorno dopo, alle otto, il Zvanén aprì il giornale e lo posò sul tavolo, rassegnato, davanti a sé. Fu allora che Luisa, dallo sgabello, allungò la mano, lo prese e cominciò a leggere. All'inizio con una vocina sottile, incerta, inciampando nella prima riga. Il Zvanén le mise una mano sulla spalla e le sussurrò, con quel poco di voce che aveva: “Pian, Leggi come se lo raccontassi.” Luisa respirò, ricominciò, e questa volta la voce le uscì diversa. Lesse la politica, la cronaca, lo sport. Rallentò nei punti più Lesse gli annunci economici, e l'osteria rise. Quando arrivò alla terza pagina, tacque perfino la Gigia.

Lesse ogni mattina per un mese, con il Zvanén accanto che le correggeva la pronuncia a gesti, toccandole il braccio, alzando un dito, la fronte. Le maestre, a scuola, notarono un miglioramento così improvviso nella lettura che chiesero alla Gigia se avesse pagato un insegnante privato. La Gigia rispose che sì, l'aveva pagato. Un bicchiere di rosso al giorno. Quando il Zvanén guarì, tornò al suo posto, ma da quel giorno divisero il giornale: lui la politica e la cronaca, lei lo sport, gli annunci e la terza pagina, che lesse per tutto il tempo che le restava prima di andare al liceo.

Luisa diventò insegnante di lettere, e insegnò per trentacinque anni in una scuola media della periferia di Bologna, in classi piene di figli di operai, di immigrati del Sud e, più tardi, di ragazzi venuti da ogni parte del mondo. I colleghi dicevano che aveva un metodo strano: ogni mattina, prima della lezione, leggeva ad alta voce un articolo di giornale, e poi passava il giornale al più distratto della classe. L'osteria della Gigia non c'è più: al suo posto c'è un locale con i cocktail e la musica. Ma qualche vecchio del Pratello si ricorda ancora di una bambina su uno sgabello, che leggeva gli annunci economici a un'osteria intera, e di un vecchio tipografo senza voce che, accanto a lei, muoveva le labbra.

Comprehension check

0/4 answered

1. Why did most customers listen to the Zvanén reading the paper?

2. How did Luisa do at school before reading in the tavern?

3. What advice did the Zvanén whisper to her?

4. What "strange method" did Luisa use as a teacher?