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Short story

Il fornaio della peste

A seventeenth-century notary's account, in the style of the period, of a Bergamo baker who fed a quarantined district through the plague of 1630, and of the miracle the notary refused to certify.

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Words to know (12)
  • il contagio · contagion, plague
  • serrare · to shut, lock (literary)
  • infierire · to rage
  • lo sbocco · outlet, mouth (of a street)
  • a ridosso di · right up against
  • il braccio (misura) · arm's length (old unit, about 60 cm)
  • la catinella · basin
  • il bando · public edict, ban
  • il garzone · shop boy, apprentice
  • il prevosto · provost, parish priest
  • stendere un atto · to draw up a deed
  • dolersi · to complain, be grieved (literary)

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Io, Bartolomeo Cortesi, notaio in Bergamo, avendo veduto con questi occhi le cose che seguono, e non volendo che la memoria ne vada perduta né che sia guasta dalle favole che già se ne raccontano per le osterie, le metto per iscritto in quest'anno 1631, a peste finita, per mano mia e senza ornamento alcuno, ché la verità, a mio parere, non ha bisogno di vestiti.

Nella primavera dell'anno passato, come è noto a tutti, il entrò nella città per la porta di San Lorenzo, portato, dicono, da certi soldati che venivano di Lombardia. In breve tempo fu dappertutto. I signori della Sanità, per frenarlo, le contrade dove più facendo murare gli delle strade e mettendo guardie alle porte, di modo che chi stava dentro non potesse uscire né chi stava fuori entrare. Fra le contrade così chiuse vi fu quella di Sant'Alessandro della Croce, dove abitavano forse quattrocento anime, la più parte povera gente, tessitori, facchini e lavandaie.

In quella contrada aveva bottega un fornaio chiamato Giacomo Locatelli, uomo di cinquant'anni, vedovo, taciturno, di cui fino allora nessuno aveva detto né bene né male, il che, fra noi, è già una forma di lode. Quando le guardie murarono la strada, il forno di Giacomo si trovò per l'appunto a del muro nuovo, con la porta di dietro che dava sul vicolo di fuori. Ed egli fece una cosa che nessuno gli aveva comandato. Praticò nel muro, con le sue mani, un buco grande quanto una pagnotta, e per quel buco, ogni mattina prima dell'alba, cominciò a passare il pane.

Il modo era questo. Di fuori, i parenti e i benefattori lasciavano la farina in sacchi presso il vicolo, e Giacomo la ritirava con un uncino. Di dentro, egli cuoceva, e porgeva le pagnotte agli abitanti della contrada con una pala da forno lunga quattro sicché mai la sua mano toccò mano d'altri. I denari, chi ne aveva, li gettava in una colma d'aceto posta in terra, e Giacomo li lasciava lì a bagno un giorno intero prima di toccarli. Chi non ne aveva, non gettava niente, e prendeva il pane lo stesso. Ogni sera egli si lavava le mani e la faccia con l'aceto, e bruciava sul fuoco del forno certe erbe amare che teneva appese alla trave.

Durò così quattro mesi. Nella contrada morirono, di centosessanta persone, il che è numero grande e doloroso; ma nelle contrade vicine, dove il pane mancava e la gente usciva di notte a cercarlo rompendo i ne morirono in proporzione assai di più. Giacomo non ammalò mai. Né lui, né il che lo aiutava, un ragazzo di quattordici anni orfano di padre e di madre, che egli aveva raccolto in strada la prima settimana.

Quando il cessò e le mura furono abbattute, la gente della contrada uscì gridando al miracolo. Si disse che Giacomo era stato protetto da Sant'Alessandro in persona; che le sue pagnotte guarivano chi le mangiava; che una vedova, morsa dal male, era sanata toccando la pala da forno. Le donne cominciarono a portare candele davanti alla bottega. Il uomo pio e non privo d'ingegno, vide in tutto ciò un'occasione per la gloria della parrocchia, e mi fece chiamare perché un atto, con testimoni e sigilli, nel quale si attestasse la cosa miracolosa, da mandarsi poi al vescovo.

Io andai dal fornaio, e gli domandai, alla presenza di due testimoni, se egli credesse d'essere stato salvato per miracolo. Giacomo mi guardò a lungo, con gli occhi rossi del fumo, poi rispose queste parole, che riferisco fedelmente: “Signor notaio, io credo in Dio e nei santi. Ma credo anche nell'aceto, nella pala lunga e nel non toccare nessuno. Se il santo mi ha aiutato, mi ha aiutato facendomi venire in mente queste tre cose. Il resto lo dica il che è pagato per dirlo.” I testimoni risero; io no, ché il mio mestiere non lo consente.

Tornai dal e gli dissi che non potevo l'atto. Non perché io dubitassi della potenza dei santi, che sarebbe peccato, ma perché un notaio attesta ciò che ha veduto, e io avevo veduto un uomo che, con l'aceto e il giudizio, aveva fatto quello che i signori della Sanità, con le guardie e i muri, non avevano saputo fare: dare da mangiare a quattrocento persone senza ammazzarne nessuna. Il si mi chiamò uomo di poca fede, e cercò un altro notaio, che trovò.

Così sta scritto, in quell'altro atto, che il pane di Giacomo Locatelli guariva i malati. Ed è probabile che fra cent'anni sia questa la storia che si racconterà. Io lascio la mia accanto, perché chi verrà possa scegliere. Aggiungo soltanto che il fornaio morì l'anno appresso, di vecchiaia e non di peste, e lasciò il forno al con la pala lunga e la dell'aceto, raccomandandogli di non buttar via né l'una né l'altra, perché, disse, non si sa mai quando il Signore manda la prova, e conviene trovarsi pronti.

Comprehension check

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1. Why does the notary write this account?

2. How did Giacomo avoid touching anyone while selling bread?

3. What did the baker say when asked if he had been saved by a miracle?

4. Why did the notary refuse to draw up the deed?