Deep End
← Mastery stories

Short story

L'acqua di Calatafimi

In 1910 an old veteran from Bergamo, one of Garibaldi's Thousand, recalls in a letter to his grandson the battle of Calatafimi, a Sicilian girl with a water jug, and what became of the Italy they fought for.

Tap a dotted word for its meaning.

Words to know (11)
  • il cinquantenario · fiftieth anniversary
  • arruolarsi · to enlist
  • appallottolare · to screw up into a ball
  • i borbonici · Bourbon troops
  • schierato · drawn up (in battle order)
  • la baionetta · bayonet
  • la borraccia · water bottle, canteen
  • scalzo · barefoot
  • la brocca · jug
  • dissetare · to quench the thirst of
  • assetato · thirsty

Select any text to highlight it, or a word to translate it or save it to your flashcards.

Bergamo, 15 maggio 1910. Caro Pietro, tu mi chiedi, per il tuo compito di scuola, che cosa ricordi della battaglia di Calatafimi, ora che ne ricorre il e i giornali si sono riempiti di discorsi, di busti di bronzo e di vecchi in camicia rossa fotografati accanto ai ministri. Ti rispondo volentieri, ma ti avverto: quello che ricordo io non è quello che troverai nei libri. Nei libri c'è la storia. Io ti posso dare soltanto la sete.

Avevo diciannove anni quando partii da Quarto, la notte del 5 maggio, con altri centosessanta bergamaschi, quasi tutti studenti, artigiani, figli di bottegai, nessuno dei quali aveva mai visto il mare prima di Genova. Mi ero contro la volontà di mio padre, che era droghiere in Borgo Palazzo e considerava l'unità d'Italia un'idea eccellente, purché la facessero i figli degli altri. Gli lasciai un biglietto sul bancone. Lui, mi raccontarono poi, lo lesse, lo e il giorno dopo andò in chiesa ad accendere una candela, cosa che non faceva da vent'anni.

Sbarcammo a Marsala l'11 maggio. Il 15, sulle colline di Calatafimi, trovammo i in cima a un colle a terrazze, il Pianto dei Romani, che si chiama così per una battaglia antica di cui nessuno di noi sapeva niente. Erano più numerosi, meglio armati, e stavano in alto. Noi stavamo in basso, con fucili vecchi che sparavano quando volevano loro, e il sole di maggio sulla testa, che in Sicilia, ti assicuro, non è il sole di maggio che conosci tu. Il Generale ordinò di salire. Salimmo, terrazza dopo terrazza, alla perché per sparare non c'era tempo e i fucili, del resto, non erano di parere.

Non so dirti quanto durò. Un'ora, tre ore, un giorno: in battaglia il tempo non esiste. Ricordo il fumo, le grida, un compagno di Treviglio che mi cadde accanto e mi guardò con un'aria stupita, come se gli avessero fatto uno scherzo di cattivo gusto. Ricordo soprattutto la sete. Una sete che non ho mai più provato, nemmeno nelle estati peggiori: la lingua gonfia, le labbra spaccate, la polvere in gola come sabbia. Ognuno di noi aveva una e le erano vuote dopo la prima terrazza.

Fu a metà della salita, mentre eravamo stesi dietro un muretto ad aspettare l'ordine di ripartire, che la vidi. Era una ragazza del posto, vestita di nero, con una di terracotta sulla testa. Doveva avere quindici anni, forse meno. Saliva fra noi, curva, sotto le pallottole, e versava l'acqua nelle bocche dei feriti e dei vivi, senza distinzione, a un sorso per uno. Quando arrivò da me, mi disse qualcosa nel suo dialetto, che non capii. Credo che fosse “vivi”, o forse “bivi”, bevi. Bevvi. Era l'acqua più buona che abbia mai bevuto in vita mia, e sapeva di terra.

Vincemmo, come sai. In cima al colle, la sera, piantammo la bandiera, ci abbracciammo, piangemmo. Il Generale passò fra noi e ci strinse la mano uno per uno. Io cercai la ragazza della per tutta la sera, fra i feriti e fra i contadini che venivano a guardarci come si guardano le bestie rare. Non la trovai. Nessuno sapeva chi fosse. Un vecchio, a cui la descrissi, alzò le spalle e mi disse che di ragazze così, in quelle campagne, ce n'erano mille, e che tutte avevano fame.

Ecco, Pietro, questa è la cosa che vorrei che tu scrivessi nel tuo compito, anche se il maestro non sarà contento. Io ho combattuto per un'Italia in cui quella ragazza avesse da mangiare, una scuola dove imparare a leggere, una legge uguale per lei e per il barone. Sono passati cinquant'anni. Ho letto sui giornali delle rivolte dei contadini siciliani, delle navi che partono da Palermo cariche di emigranti per l'America, dei bambini che lavorano nelle zolfare. E mi domando, la sera, se quella ragazza ha avuto la sua parte, di quell'Italia che ci con la sua Temo di no. Temo che le abbiamo preso l'acqua, e che non le abbiamo mai restituito niente.

Non voglio rattristarti. Fu una cosa grande, quella che facemmo, e la rifarei. Ma tu sei giovane, e un giorno l'Italia la dovrai fare tu, ogni giorno, che è più difficile che farla una volta sola con la Quando ti sembrerà fatta, ricordati di andare a vedere se è arrivata anche in fondo, dove abitano le ragazze Ti abbraccio. Tuo nonno Giovanni, garibaldino, droghiere, e ancora, dopo cinquant'anni,

Comprehension check

0/4 answered

1. What does the grandfather say he can give Pietro instead of history?

2. How did his father react to his departure?

3. What did the Sicilian girl do during the battle?

4. What does the grandfather fear, fifty years later?