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Short story

La controra

An English translator working on a dead Apulian novelist's book gets stuck on a single word, "controra", and travels south to ask the writer's widow what it really means.

Tap a dotted word for its meaning.

Words to know (12)
  • la controra · the hot early-afternoon hours (South)
  • il gergo · slang, jargon
  • maccheronico · macaronic, mock (Latin)
  • postumo · posthumous
  • arroccato · perched (like a fortress)
  • picchiare (del sole) · to beat down (of the sun)
  • frinire · to chirp (of cicadas)
  • il monacello · mischievous house sprite (southern folklore)
  • dispettoso · mischievous, spiteful
  • accostato · pulled to, half-closed
  • il taccuino · notebook
  • tenace · tenacious, lasting

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Helen Marsh traduceva narrativa italiana in inglese da venticinque anni, e in venticinque anni non aveva mai lasciato una parola senza traduzione. Era fiera di questo, come certi alpinisti sono fieri di non essere mai tornati indietro. Aveva tradotto il dialetto romanesco, il dei carcerati napoletani, le liste della spesa in latino di un romanzo umoristico del Seicento. Quando l'editore di Londra le affidò il romanzo di Vito Lattarulo, uno scrittore pugliese morto nel 2015, pensò che sarebbe stato un lavoro di sei mesi. Ne aveva già passati nove, e si era fermata a pagina undici.

Il problema era una parola. Il romanzo si apriva così: “Era la e il paese era morto.” E la parola tornava, poi, in quasi ogni capitolo, come un ritornello, sempre in un punto decisivo: le cose importanti, nel libro di Lattarulo, succedevano tutte alla I dizionari dicevano che la era il primo pomeriggio, le ore più calde, dopo il pranzo, quando nel Sud si dorme. Helen aveva provato tutto: “early afternoon”, “siesta time”, “the dead hours”, “the heat of the day”. Ogni volta che rileggeva la frase, le sembrava di aver tradotto una fotografia descrivendone la cornice.

A febbraio prese un aereo per Bari, poi un treno, poi una corriera, e arrivò in un paese della Murgia, bianco, silenzioso, su una collina, dove abitava la vedova dello scrittore. Si chiamava Donna Filomena, aveva ottantatré anni, una voce bassa e un'eleganza da altri tempi. La ricevette in un salotto con le tende chiuse e le offrì un caffè e una mandorla zuccherata. Helen le spiegò il problema, con un certo imbarazzo, come un medico che deve confessare di non saper fare una diagnosi. La vedova la ascoltò senza interromperla. Poi sorrise e le disse di tornare il giorno dopo, a mezzogiorno e mezzo. E di non mangiare troppo.

Il giorno dopo, alle dodici e mezza, Donna Filomena la portò fuori, a piedi, per le strade del paese. Era maggio, e il sole già come in agosto. Le strade si svuotavano a vista d'occhio. Le serrande dei negozi si abbassavano una dopo l'altra, con un rumore metallico che rimbalzava sui muri bianchi. Le persiane si chiudevano. I vecchi lasciavano le panchine della piazza. Alle due, il paese era deserto. Non un rumore, non una voce, non un'automobile. Solo il delle cicale, così forte da sembrare il suono stesso del caldo, e la luce, bianca, verticale, che cancellava le ombre.

Camminarono per un'ora in quel silenzio. Donna Filomena parlava a bassa voce. Raccontò a Helen che, da bambina, la nonna le proibiva di uscire alla perché in quelle ore, diceva, il mondo appartiene ad altri. Uscivano i gli spiritelli che tirano le lenzuola e nascondono le chiavi. Uscivano le anime dei morti, che tornano a guardare le loro case quando i vivi dormono. Uscivano i pensieri che di giorno non si hanno il coraggio di pensare e di notte fanno troppa paura. La disse, non è un'ora. È una porta. Si apre ogni giorno, per qualche ora, fra il mondo di qua e quello di là.

Poi aggiunse una cosa che Helen non si aspettava. Le disse che suo marito, Vito, scriveva soltanto alla Per cinquant'anni, ogni giorno, dalle due alle cinque, mentre il paese dormiva, si chiudeva nello studio con le persiane e scriveva. Diceva che era l'unico momento in cui le storie venivano a trovarlo, perché anche loro, come i escono quando nessuno guarda. Era morto, aggiunse Donna Filomena, una di luglio, seduto alla scrivania, con la penna in mano. Lei lo aveva trovato alle cinque, quando era andata a portargli il caffè. Sorrideva. Come uno, disse, che ha visto aprirsi la porta e ha deciso di passarla.

Helen tornò a Londra con un pieno di appunti e senza una traduzione. Passò un mese senza toccare il romanzo. Poi, una mattina, aprì il file, tornò alla prima riga e prese una decisione che il suo editore, all'inizio, trovò inaccettabile. Lasciò la parola in italiano. “It was the and the town was dead.” E aggiunse, all'inizio del libro, una pagina sola, una nota della traduttrice, in cui raccontava la passeggiata con Donna Filomena, i le serrande, le cicale, la porta che si apre. Non spiegava la parola. Raccontava come l'aveva capita.

Il romanzo uscì in Inghilterra l'anno dopo ed ebbe un successo modesto ma Molti recensori citarono la nota della traduttrice come la pagina più bella del libro, cosa che a Helen fece piacere e insieme un poco di vergogna, per rispetto verso l'autore. Qualche anno dopo, un lettore di Manchester le scrisse per dirle che aveva cominciato, d'estate, a non uscire di casa dalle due alle cinque, e a sedersi alla finestra con le persiane ad aspettare. Non sapeva bene che cosa. Helen gli rispose con una riga sola, in italiano, che il lettore probabilmente non capì: “È la Lasci la porta aperta.”

Comprehension check

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1. Why had Helen stopped at page eleven?

2. How did the widow explain the word?

3. According to the widow, what is the controra?

4. How did Helen finally translate the word?