Short story
Turi della zolfara
Sicily, 1898: a ten-year-old boy is handed over to a pickman in a sulphur mine in exchange for a loan to his family, and learns underground that the hardest man in the pit is not what he seems.
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Words to know (12)
- la zolfara · sulphur mine
- il picconiere · pickman, miner
- il caruso · boy labourer in a sulphur mine
- tastare · to feel, probe
- mischinu (siciliano) · poor thing (Sicilian)
- amunì (siciliano) · come on, let's go (Sicilian)
- la lucerna · oil lamp
- talìa (siciliano) · look (Sicilian)
- lo scappellotto · clip round the ear
- il boato · roar, rumble
- vattinni (siciliano) · go away (Sicilian)
- picciottu (siciliano) · lad (Sicilian)
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Turi Lo Presti aveva dieci anni quando il padre lo diede a mastro Vanni, della di Floristella, in cambio di quaranta lire, che era il prezzo del soccorso morto. Così si chiamava, e il nome diceva tutto: un anticipo che la famiglia riceveva subito, e che il ragazzo doveva restituire con il lavoro, anno dopo anno, portando sulle spalle lo zolfo che il staccava dalla roccia. Finché il debito non era saldato, il apparteneva al suo come un mulo al suo padrone, e i debiti, nelle avevano la brutta abitudine di non saldarsi mai.
Mastro Vanni era un uomo di cinquant'anni, basso, largo, con le braccia lunghe da scimmia e una faccia bruciata dal fumo, dalla quale, si diceva, nessuno l'aveva mai visto sorridere. Aveva consumato sei in vent'anni, e di nessuno si sapeva che fosse rimasto più di due stagioni. Il primo giorno guardò Turi da capo a piedi, gli le spalle come si tastano le zampe di un capretto alla fiera, sputò in terra e disse soltanto: Poi si girò e cominciò a scendere, e Turi lo seguì nel buio.
La era un inferno, e non è un modo di dire. Si scendeva per scale scavate nella roccia, ripide, scivolose, che a ogni gradino si facevano più calde, finché, in fondo, l'aria diventava un fiato di forno che seccava la gola e bruciava gli occhi. Gli uomini lavoravano nudi, lucidi di sudore, alla luce delle a olio. I caricavano i blocchi di minerale in sacchi di tela e li portavano su, per le scale, fino alla bocca della miniera, curvi, con la fronte quasi a toccare il gradino davanti. Venticinque, trenta chili sulle spalle di un bambino. Molti, dopo qualche anno, non riuscivano più a stare dritti.
Turi pianse per tutta la prima settimana, in silenzio, sotto il sacco, perché aveva capito subito che piangere ad alta voce non serviva. Mastro Vanni non gli rivolgeva la parola se non per dargli ordini: “Carrica.” “Acchiana.” unni metti i pedi.” Una volta, che Turi era caduto con il sacco e aveva perso metà del carico per le scale, gli diede uno così forte che il ragazzo vide le stelle, letteralmente, lì in fondo dove le stelle non arrivavano mai. Però, Turi se ne accorse col tempo, il sacco che mastro Vanni gli caricava era sempre un po' meno pieno di quello degli altri
Se ne accorse anche di altre cose. Che a metà giornata, quando gli uomini mangiavano il pane con la cipolla seduti sulle pietre, mastro Vanni divideva il suo pane in due, senza dire niente, e ne lasciava metà sulla pietra accanto a lui, come se l'avesse dimenticata. Che quando il capomastro passava a controllare e alzava la voce con i lenti, mastro Vanni si metteva in mezzo con il piccone in mano, e il capomastro, chissà perché, cambiava galleria. Che la sera, all'uscita, il vecchio si fermava sempre un momento sulla bocca della miniera, con la faccia rivolta al cielo, e non si muoveva finché Turi non era uscito anche lui.
Fu nel secondo inverno che accadde la cosa. Una galleria vecchia, che i sapevano pericolosa e i padroni dicevano sicura, cedette all'improvviso, con un sordo che fece tremare tutta la montagna. Mastro Vanni ci stava lavorando dentro. Turi, che era sulla scala con il sacco, sentì il rumore, lasciò cadere tutto e corse giù, contro la corrente degli uomini che scappavano verso l'alto. Lo trovò al buio, con una gamba presa sotto un masso, il viso pieno di polvere, la spenta. Respirava. Quando sentì la voce del ragazzo, disse una cosa sola: Turi. subito.”
Turi non se ne andò. Con le mani, con una pietra, con il manico rotto del piccone, scavò intorno al masso per un'ora che gli parve un anno, nell'aria che si faceva sempre più densa di polvere e di zolfo. Quando la gamba fu libera, si mise il braccio del vecchio sulle spalle, come un sacco, e cominciò a salire. Era un peso molto più grande dei trenta chili a cui era abituato. A metà delle scale gli vennero incontro due con una lanterna, e il resto della strada lo fecero insieme. Mastro Vanni, durante tutta la salita, non disse una parola. Ma teneva la mano stretta intorno al polso del ragazzo, così forte da lasciargli il segno.
Mastro Vanni non tornò più in miniera: la gamba restò storta, e lui non poteva più scendere le scale. Una settimana dopo, però, si presentò a casa dei Lo Presti con un fazzoletto annodato. Dentro c'erano quaranta lire, i risparmi di una vita, che mise sul tavolo davanti al padre di Turi. Disse che il debito era saldato e che il ragazzo, da quel giorno, non era più di nessuno. Poi, mentre se ne andava, si fermò sulla porta, si voltò verso Turi e fece una cosa che nessuno in paese gli aveva mai visto fare. Sorrise. Era un sorriso storto, con pochi denti, faticoso come una salita. 'u suli, disse. “Tu ci arrivasti.”
Comprehension check
0/4 answered
1. What was the "soccorso morto"?
2. Which sign showed that mastro Vanni was secretly kind to Turi?
3. What did Turi do when the gallery collapsed?
4. What did mastro Vanni do a week later?