Short story
L'archivio delle lettere non spedite
In Mantua there is said to be a municipal archive where citizens may deposit the letters they never had the courage to send; its last archivist receives, one day, a letter addressed to herself.
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Words to know (11)
- inevaso · unanswered, not dealt with (bureaucratic)
- il lascito testamentario · bequest
- il mittente · sender
- il destinatario · addressee, recipient
- la prozia · great-aunt
- socchiuso · half-closed, ajar
- la ceralacca · sealing wax
- il depositante · depositor
- il piumino · feather duster
- l'argine · embankment, riverbank
- il tagliacarte · letter opener, paper knife
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Fra le istituzioni della città di Mantova ce n'è una che non figura in nessuna guida turistica e che i mantovani, se interrogati, negano di conoscere con una prontezza sospetta. Si trova al secondo piano di un palazzo nobiliare in rovina, dietro piazza Sordello, e una piccola targa d'ottone, annerita dal tempo, la designa come “Archivio civico della corrispondenza Fu fondato nel 1791, per testamentario di una marchesa che aveva passato la vita a scrivere lettere a un uomo senza mai spedirgliene una, e che volle che le sue, e quelle di chiunque si trovasse nella stessa condizione, fossero conservate per sempre, catalogate e protette dalla polvere e dagli sguardi.
Il regolamento, che la marchesa dettò di persona e che nessuno ha mai osato modificare, è breve. Chiunque può depositare nell'archivio una lettera che ha scritto e non ha spedito. La lettera viene chiusa in una busta, sigillata e registrata con un numero, senza il nome del né quello del Nessuno, nemmeno l'archivista, ha il diritto di leggerla. Le lettere non si restituiscono, non si distruggono, non si consegnano. Restano lì, dice l'ultimo articolo, “a testimonianza del molto che fu sentito e del poco che fu detto”.
Nel 2009 l'archivista era una donna di cinquantasette anni, Adelaide Freddi, che aveva ereditato l'incarico dalla zia, la quale a sua volta l'aveva ereditato da una secondo una successione femminile che nessuno aveva stabilito e che nessuno metteva in discussione. Adelaide apriva l'archivio il martedì e il venerdì, dalle dieci a mezzogiorno. Riceveva in media tre persone al mese. Le accoglieva in una stanza con le persiane e un tavolo di noce, porgeva loro una busta, una candela e la e si voltava verso la finestra mentre sigillavano, per discrezione.
Nel corso degli anni Adelaide aveva sviluppato una specie di scienza dei Sapeva riconoscere, dal modo in cui entravano, che genere di lettera stavano per affidarle. Le dichiarazioni d'amore arrivavano di primavera, portate da gente che saliva le scale di corsa. Le richieste di perdono arrivavano d'inverno, con passo lento. Le lettere ai morti, che erano le più numerose, arrivavano tutto l'anno, e chi le portava, quasi sempre, chiedeva se poteva restare un momento seduto dopo averle depositate. Adelaide diceva sempre di sì. Le lettere di insulti, che pure non mancavano, arrivavano di lunedì, e l'archivio il lunedì era chiuso, il che costringeva gli autori a rifletterci sopra fino al martedì. Molti non tornavano.
L'archivio contava, nel 2009, quarantottomila e trecentododici lettere, disposte su scaffali di legno che coprivano le pareti di sei stanze dal pavimento al soffitto. Adelaide le spolverava una volta all'anno, a febbraio, scaffale per scaffale, con un di struzzo appartenuto alla Era l'unico momento in cui le toccava tutte. Le sentiva sotto le dita, spesse o sottili, gonfie o leggere, e pensava, senza volerlo, a quante vite sarebbero andate diversamente se anche solo una parte di quelle buste avesse preso la strada della posta. Poi si rimproverava di quel pensiero, perché il regolamento, su questo punto, era chiaro: l'archivio non giudica.
Un venerdì di novembre, poco prima di mezzogiorno, salì le scale un uomo anziano, molto alto, con un cappotto grigio e un ombrello chiuso. Adelaide non lo aveva mai visto, eppure qualcosa nel suo modo di fermarsi sulla soglia, di guardare gli scaffali come si guarda il mare, le sembrò familiare. L'uomo non chiese la busta né la Si avvicinò al tavolo e posò davanti a lei una lettera già chiusa, ingiallita, con un indirizzo scritto a mano. Era indirizzata a lei. Adelaide Freddi, via Fernelli, Mantova. Il francobollo era quello di quarant'anni prima.
“Questa non l'ho mai spedita”, disse l'uomo. “Ma lei non è un archivio, e non so se il regolamento permette di depositarla qui. Ho pensato di chiederlo all'archivista.” Adelaide lo riconobbe allora, all'improvviso, dalla voce più che dal viso: un ragazzo di Verona, studente di architettura, con cui aveva passato un'estate intera, nel 1969, a camminare sugli del Mincio, e che a settembre era partito per Milano promettendo di scrivere. Non aveva mai scritto. Lei lo aveva aspettato un anno, poi aveva smesso, poi aveva fatto finta di non averlo mai aspettato, che è la cosa più faticosa di tutte.
Adelaide prese la lettera e la tenne fra le mani a lungo, senza aprirla. Sapeva che cosa diceva il regolamento: le lettere depositate non si leggono, non si consegnano, non si restituiscono. Sapeva anche che quella lettera non era stata ancora depositata, e che quindi, tecnicamente, era soltanto una lettera arrivata con quarant'anni di ritardo. Pensò alla marchesa, che per tutta la vita aveva scritto a un uomo senza mai spedire niente, e che aveva fondato quell'archivio per non dover mai sapere che cosa lui avrebbe risposto. Pensò alle quarantottomila buste, e a quelle che non sarebbero arrivate mai.
Poi prese il d'avorio della quello che nessuna archivista aveva mai usato, e aprì la lettera. La lesse davanti a lui, alla luce grigia della finestra, mentre l'uomo guardava gli scaffali e si stringeva l'ombrello contro il petto. Quando ebbe finito, la ripiegò e se la mise in tasca. Poi chiuse l'archivio, con dieci minuti d'anticipo, per la prima volta in duecentodiciotto anni, e scese le scale con lui. Sulla porta, il martedì seguente, i mantovani trovarono un cartello scritto a mano. Diceva: “Chiuso per risposta.”
Comprehension check
0/4 answered
1. Why did the marchesa found the archive?
2. Why were insulting letters often never deposited?
3. Who was the old man with the umbrella?
4. What did the sign on the door say?