Short story
Lettere da Ventotene
1940: a schoolteacher exiled to the island of Ventotene by the Fascist regime writes to his wife, knowing every line will be read by the censor, and slowly turns the censor into his most attentive pupil.
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Words to know (11)
- il confinato · political exile under Fascism
- il tufo · tuff (volcanic stone)
- l'appello · roll call
- l'equivoco · misunderstanding
- il maresciallo · warrant officer (carabinieri)
- la branda · camp bed
- compitare · to spell out syllable by syllable
- formidabile · tremendous
- lucido · shiny; (of eyes) moist
- la caserma · barracks
- il funzionario · official
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Ventotene, 12 marzo 1940. Cara Elena, ti scrivo dall'isola, dove sono arrivato ieri dopo una traversata che ha messo a dura prova lo stomaco mio e quello del carabiniere che mi accompagnava, un ragazzo di Avellino che ha vomitato più di me e si è scusato per tutto il viaggio. Sto bene. L'isola è piccola, di giallo, piena di vento e di gabbiani, e da qui si vede il mare in ogni direzione, il che, per chi non può andarsene, è una forma raffinata di ironia. Non posso scriverti molto, perché le lettere, come sai, vengono lette prima di partire. Saluto dunque anche chi le legge, e gli auguro buona giornata.
Ventotene, 2 aprile 1940. Cara Elena, la vita del è regolata come quella di un collegio, ma senza le vacanze. al mattino, alla sera, divieto di uscire dopo il tramonto, divieto di parlare in gruppi di più di tre, divieto di avvicinarsi al porto. Siamo in duecento, di ogni provenienza e di ogni idea: comunisti, socialisti, liberali, anarchici, qualche repubblicano e un vecchio monarchico finito qui per un che passa il tempo a scrivere al re. Ci hanno dato una lira al giorno per mangiare. Con una lira, a Ventotene, si mangiano le lenticchie. Le lenticchie, ti assicuro, sono un ottimo argomento di conversazione politica.
Ventotene, 20 aprile 1940. Cara Elena, la tua lettera è arrivata con tre righe cancellate in nero. Ho provato a indovinare che cosa ci fosse scritto, e ho deciso che erano tre parole d'amore, perché sono le uniche che possano sembrare pericolose a chi non ne ha. Ti chiedo di non scrivere più di politica, nemmeno per scherzo: qui non si scherza. Scrivimi invece delle bambine, del tempo, del gatto, del mercato. Scrivimi della primavera a Torino. E se vuoi dirmi qualcos'altro, dimmelo con Dante, che il censore, credo, non ha letto. A proposito: ho cominciato a fare lezione a due ragazzi del paese che non sanno leggere. Mi pagano in uova.
Ventotene, 15 maggio 1940. Cara Elena, questa volta la tua lettera è arrivata intatta, ma in fondo c'era una nota a matita, con una calligrafia che non era la tua: “Inferno, canto quinto, verso 103?” Credo che il censore abbia cominciato a leggere Dante, per controllare le nostre citazioni, e che si sia perso. Gli rispondo qui, perché tanto leggerà: è il verso sull'amore che non permette a chi è amato di non amare a sua volta. È un verso pericolosissimo, signor censore. Ha rovinato due persone, a Rimini, più di seicento anni fa. Lo legga con prudenza.
Ventotene, 30 giugno 1940. Cara Elena, il censore, ormai è chiaro, è il dei carabinieri del posto, un uomo di cinquant'anni, siciliano, con le mani grandi e la terza elementare. L'ho capito perché ieri, mi ha chiesto a bassa voce, guardandosi intorno, chi fosse questo Ulisse di cui parlavamo nell'ultima lettera, e perché fosse finito all'inferno se aveva fatto soltanto un viaggio. Gli ho spiegato che Ulisse è all'inferno per aver voluto conoscere troppo. Lui ci ha pensato un momento, poi ha detto che allora in questa isola ci siamo tutti per lo stesso motivo. Non so se fosse uno scherzo. Non ha sorriso.
Ventotene, 18 settembre 1940. Cara Elena, ti scrivo una cosa che non ti aspetti. Il viene a lezione. Non con i ragazzi del paese: da solo, la sera, dopo l'ultimo nella stanza che divido con un anarchico di Carrara, il quale, per l'occasione, va a fumare fuori. Il si siede sulla tira fuori il quaderno e legge ad alta voce, i versi che gli ho dato da imparare. È lento, sbaglia gli accenti, si ferma alle parole difficili. Ma ha una memoria Ieri mi ha recitato tutto il canto di Ulisse senza un errore, e alla fine aveva gli occhi Mi ha chiesto di non dirlo a nessuno. Lo dico solo a te, e a lui, che leggerà.
Ventotene, 3 dicembre 1940. Cara Elena, il è stato trasferito. Lo hanno mandato in Sardegna, in una di montagna, perché qualcuno ha riferito a Roma che passava troppo tempo con i È venuto a salutarmi ieri sera, in divisa, con il quaderno sotto il braccio. Mi ha lasciato in regalo una bottiglia d'olio di suo fratello. Io gli ho regalato la mia copia della Commedia, quella con le note, che mi accompagna dai tempi dell'università. L'ha presa con tutte e due le mani, come si prende un neonato. Sulla porta mi ha detto, in siciliano, una frase che non ho capito bene, e che credo volesse dire che anche lui, da domani, sarebbe stato un po'
Ventotene, 10 dicembre 1940. Cara Elena, la tua ultima lettera è arrivata con dieci righe cancellate in nero. Il nuovo censore è un giovane venuto da Roma, che non legge Dante e non viene a lezione. Pazienza. Ti chiedo di continuare a scrivere come prima, con le bambine, il gatto, il mercato e, quando serve, i versi. Ho capito una cosa, in questi mesi, che voglio dirti, anche se il nuovo censore la cancellerà: che non ci sono isole abbastanza piccole da tenere chiusa una parola. Le parole passano, Elena. Passano anche attraverso chi le deve fermare. Io ne ho vista passare una intera Commedia, in un quaderno, sotto il braccio di un carabiniere.
Comprehension check
0/4 answered
1. Why does the teacher greet "chi le legge" in his first letter?
2. Why does he ask Elena to say other things "with Dante"?
3. How did he realise the marshal was the censor?
4. Why was the marshal transferred?