Short story
L'ultima transumanza di zì Minguccio
Autumn 1955: an old Abruzzo shepherd drives his flock on foot for the last time along the ancient grassy drove road to Apulia, with a grandson who would rather take the lorry.
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Words to know (12)
- la transumanza · seasonal droving of flocks
- il gregge · flock
- il tratturo · grassy drove road
- abusivo · unauthorised, illegal
- di malavoglia · reluctantly
- il fruscio · rustle, crackle
- nen (abruzzese) · not (Abruzzese)
- la famija (abruzzese) · family (Abruzzese)
- la tappa · stage, stop
- il predecessore · predecessor
- ammucchiato · piled up, huddled
- pe' salutà (abruzzese) · to say goodbye (Abruzzese)
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Per più di duemila anni, ogni autunno, i pastori d'Abruzzo scesero con le dalle montagne verso il Tavoliere delle Puglie, dove l'inverno è mite e l'erba non manca, e ogni primavera risalirono. Lo fecero a piedi, lungo i grandi strade d'erba, larghe più di cento metri, che attraversavano l'Italia centrale come fiumi verdi, da L'Aquila a Foggia, da Celano a Foggia, da Pescasseroli a Candela. Sui passavano milioni di pecore, migliaia di uomini, cani, muli, asini, e intorno ai nacquero paesi, chiese, fontane, taverne. Era una civiltà intera che camminava.
Nel settembre del 1955 Domenico Di Cicco, detto zì Minguccio, aveva settantaquattro anni e aveva fatto la sessantadue volte. La prima a dodici anni, dietro al padre, con un bastone più alto di lui e le scarpe di pelle di capra legate con le stringhe. Conosceva ogni curva del Celano-Foggia, ogni fontana, ogni chiesetta, ogni taverna dove si poteva dormire per poco o niente, ogni padrone di terre che lasciava pascolare e ogni padrone che sparava. Conosceva anche le stelle, perché sul si camminava spesso di notte, e il cielo, diceva, era l'unica carta geografica che non sbagliava mai.
Quell'anno il figlio, che ormai gestiva l'azienda, decise di mandare le pecore in Puglia con i camion. Era più veloce, più sicuro, più economico: tre giorni invece di tre settimane, nessuna pecora persa per strada, nessuna multa dei guardiani per il pascolo Tutti i pastori della valle facevano così ormai. Zì Minguccio ascoltò il figlio in silenzio, poi disse che lui sarebbe andato a piedi. Con un piccolo, cento pecore, le sue, quelle che teneva per sé. Il figlio protestò, la nuora pianse, il medico disse che a settantaquattro anni era una pazzia. Alla fine trovarono un compromesso: il nipote Peppino, diciassette anni, sarebbe andato con lui.
Peppino partì di Era un ragazzo moderno, che aveva visto la televisione al bar del paese, voleva fare il meccanico a Pescara e considerava la una cosa da vecchi, come il rosario e i proverbi. Per i primi tre giorni camminò dietro al con le mani in tasca, il muso lungo e la radiolina a pile accesa, che dopo il secondo giorno, fuori dalla valle, prendeva soltanto un Il nonno non gli diceva niente. Camminava davanti, con il bastone, il mantello di lana e i due cani pastori, e ogni tanto si fermava a guardare il cielo.
Fu al quarto giorno, a una fontana vicino a Castel di Sangro, che le cose cominciarono a cambiare. Mentre le pecore bevevano, arrivò un vecchio contadino con la moglie, riconobbe zì Minguccio, lo abbracciò piangendo e insistette per portarli a casa sua a mangiare. Mangiarono pasta e fagioli e bevvero vino nuovo, e il contadino raccontò a Peppino che nel 1912, durante una tempesta, suo nonno aveva salvato la vita al padre di quel contadino, tirandolo fuori da un torrente in piena. “Lu disse il vecchio, versando il vino, è 'na strada. È 'na longa quanto l'Italia.”
E così fu per tutto il viaggio. A ogni in ogni paese, c'era qualcuno che conosceva il nonno, o il nonno del nonno, e che usciva sull'uscio a salutarlo. Una vedova di Isernia gli portò il formaggio. Un prete di un paesino del Molise suonò la campana quando vide arrivare il perché, disse, lo faceva sempre il suo Un oste di Lucera, che aveva novant'anni, gli offrì da dormire e passò la notte a raccontare a Peppino storie di briganti, di lupi, di pastori innamorati di ragazze pugliesi. Peppino spense la radiolina. Cominciò a fare domande. Il nonno rispondeva, piano, camminando, e la strada sembrava accorciarsi.
Una notte, nella piana sotto Lucera, dormirono all'aperto, sotto le stelle, avvolti nei mantelli, con le pecore intorno per il calore. Zì Minguccio insegnò al nipote a riconoscere le costellazioni: il Carro, la Stella Polare, le Pleiadi, che i pastori chiamavano la Gallinella. Gli spiegò come si capisce l'ora dalla posizione delle stelle, e come si capisce la strada. Peppino lo ascoltò fino a tardi. Poi, prima di addormentarsi, gli chiese perché avesse voluto fare l'ultimo viaggio a piedi, se poteva farlo in camion. Il nonno ci pensò un poco. Poi disse: “Pe' 'Na strada che se cammina se more. Comme 'na persona che se va a truvà.”
Arrivarono a Foggia il 9 ottobre, dopo diciannove giorni, con novantotto pecore su cento: una era morta di vecchiaia, una l'avevano regalata alla vedova di Isernia. Peppino tornò in Abruzzo in corriera, una settimana dopo, e l'anno seguente andò a Pescara a fare il meccanico, come voleva. Ma tutta la vita, ogni settembre, prese la macchina e percorse un pezzo di fermandosi nelle stesse fontane, nelle stesse chiese, negli stessi paesi, a salutare i figli e i nipoti di quelli che avevano salutato il nonno. Diceva che lo faceva per tenerlo vivo. Il intendeva. O forse il nonno. Non lo specificava.
Comprehension check
0/4 answered
1. What were the "tratturi"?
2. Why did the son want to send the sheep by lorry?
3. What did the old farmer at Castel di Sangro say about the tratturo?
4. Why did the grandfather make the last journey on foot?